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Monday, May 31, 2010 - ore 13:56



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Di nuovo la morte bussa alla mia porta. Stavolta non è improvvisa, si fa prevedere.
E si contano i giorni perchè si sa che ormai sono pochi quelli che rimangono.
E si contano i sensi di colpa per non essere la nipote che avrei voluto essere, per non esserti venuta a trovare abbastanza, per non averti imposto il mio amore quando tu hai sempre preferito mio fratello a me.
E si contano i chilometri che ci separano, quel tratto di strada che conosco a memoria e che mi sembra sempre più interminabile. Non sopporto la macchina, non sopporto i viaggi lunghi, non sopporto avere la nausea per tutto il tragitto, con la testa che ronza e la voglia di mettere i piedi per terra.
E si contano le volte in cui mi hai augurato di essere felice, di seguire la mia strada, di perdonare mio padre così nervoso, di perdonare mia zia così nervosa, di perdonare mio zio così nervoso. Mi sono chiesta più volte se siano davvero figli tuoi. Te così sorridente, furba, attenta e sicura, le labbra buone e dolci, le mani morbide e delicate nonostante l’artrite, nonostante le unghie ingiallite. Te così calma e tranquilla, sempre pronta a ridere, sempre pronta alle battute, sempre pronta a far sorridere con i tuoi detti popolari rigorosamente in dialetto che cambiavi e stroppicciavi secondo i tuoi comodi. Te, la mia nonna, che mi veniva a prendere a scuola, che mi comprava il gelato, che di nascosto mi allungava la mancetta e che di nascosto a me l’allungava anche a mio fratello, ma a lui più alta.
La mia gelosia, hai sempre preferito lui a me, come tutti del resto. Eppure non posso lamentarmi di non aver ricevuto amore da te. E forse nemmeno tu può lamentarti del contrario. Solo che noi siamo donne e siamo abituate a contare sempre su di noi a vicenda, i maschi sono diversi come diresti te.
E allora non importano più gelosie o meno, importa solo che te ne stai andando.
Di nuovo la morte, dopo poco più di un anno, torna da me. Mi trascina col suo mantello nero della carogna, della decomposizione, del marciume. E ne sento di nuovo l’odore consapevole, ancora una volta, della mia inutilità, della mia impotenza non voluta, della mia lotta persa in partenza e mai agita.
Il mio blog puzza di Morte.


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