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venerdì 4 giugno 2010 - ore 12:45



(categoria: " Vita Quotidiana ")



Sei un vino traumaticamente rosso, corposo, forte. Sei uno di quelli che fan girare la testa quando passano. E tu la fai girare a me ogni volta che sei nell’aria.
Vai assaporato lentamente: bisogna tenerti in bocca un pò per capirti davvero. Di primo acchitto sei davvero troppo deciso, poi pian piano inizi a liberare il resto del tuo sapore, le infinite fragranze del tuo profumo, ed è da lì che si inizia a non poter più fare a meno di te.
Non ci si disintossica mai del tutto da una droga e io non mi disintossico mai del tutto da te.
Fingo di star bene, invento tante cose, nuove distrazioni, tenendo la mente più occupata possibile per non sentire ancora quel desiderio malsano: la voglia di te. Una voglia irreale, acuta e dolorosa che finchè resta insoddisfatta non mi dà pace. E allora ricomincio a cercarti, nell’umiliante e falso autoconvincimento che questa è l’ultima volta, l’ultimo saluto, l’ultimo cedimento.
E tu. E tu. Tu mi accogli sempre, ti fai bere fino all’ultima goccia, plachi la mia sete coinvolgendomi in una nuova ebbrezza in cui perdo il controllo di tutto e tutti, in cui non sento più nulla se non te, dentro come una lama profonda che mi sconquassa e mi fa provare brividi più vicini alla follia che al piacere.
Sei il mio dubbio più bello, la mia discutibile moralità, il mio vizio senza fine.
Sei quel qualcosa che nel bene e nel male mi fa sempre arrivare oltre. Oltre ai confini dalla nazione, oltre ai confini della logica, a volte anche oltre i confini dell’Amore.


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