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Wednesday, June 30, 2010 - ore 20:14



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Un guerriero della luce non assiste a un’ingiustizia con indifferenza.
Sa che tutto è una cosa sola, e che ogni singola azione colpisce tutti gli uomini del pianeta.
Perciò, quando si trova dinanzi alla sofferenza altrui, usa la spada per mettere le cose in ordine.
Ma, benchè lotti contro l’oppressione, non cerca mai, in ...nessun momento, di giudicare l’oppressore. Ciascuno risponderà delle proprie azioni dinanzi a Dio.
Una volta terminato il proprio compito, il guerriero non fa alcun commento.
Un guerriero della luce è presente nel mondo per aiutare i suoi fratelli, e non per condannare il prossimo.

[Coelho]

Nella stazione del mio paese c’è un ragazzo -e chiamarlo ragazzo è un eufemismo perchè avrà almeno quarant’anni- evidentemente ridardato che non fa male a nessuno. Lui sta là, sulle panchine dei binari praticamente tutto il giorno. Arriva in bicicletta e ogni tanto si allontana sulla sua sella scassata, eppure ogni mattina quando parto, ed ogni sera quando torno, lo trovo lì. La sua occupazione principale è osservare le persone, salutare quelle che conosce e basta. Non è uno di quelli che attacca bottone, che rompe le scatole, che fa tiri strani. Lui sta lì e basta. E’ quasi una presenza rassicurante per i pendolari come me, tutti sanno chi è e presumo che anche lui non abbia difficoltà a riconoscere gli stessi volti che giorno dopo giorno prendono il treno agli stessi orari.
Ieri, quando sono tornata -non erano ancora le 18 del pomeriggio- ho visto una scena raccappricciante: quattro ragazzini, con un’età che si aggirava attorno ai 15-16 anni lo stavano insultando con parole irripetibili. Non contenti di ciò han iniziato a lanciargli contro bastoni e ad andargli ripetutamente addosso con le biciclette. Ho visto l’indifferenza assoluta dei passanti e ho sentito la rabbia che montava prepotente dentro di me.
Gli ho affrontati.
Con la baldanza dei miei 21 anni (ancora da compiere) sono andata là, mentre ridacchiavano delle loro imprese e gli ho rimproverati. Non sono stata offensiva, ma ho messo bene in chiaro che se li avesi visti un’altra volta non avrei esistato a chiamare i carabinieri.
Mettiamo in chiaro, per i razzisti incalliti, che si trattava di tre ragazzi italianissimi e di uno di origini marocchine, ma quasi sicuramente adottato da una famiglia italiana.
Mettiamo in chiaro, per i per buonisti, che avevano le facce di quelli che vanno a Catechismo e a Messa tutte le settimane.
Mettiamo in chiaro, per chi difende la gioventù oltre ogni limite e logica, che questi esemplari di esseri più animali che umani, troppo annoiati da una vita in cui hanno tutto e in cui non hanno più nemmeno un solo desiderio da soddisfare, tra un paio d’anni diventeranno quelli che, siccome non sanno come passare il sabato sera, daran fuoco ai barboni.
Ora, io non sono certo Miss Coraggio: ero abbastanza spaventata dall’idea di affrontare quattro bulletti che, certo erano ragazzini, ma erano pur sempre in quattro e io sola. Certo, ho sentito anche io l’impulso di passare indifferente, di far finta di non vedere, di non sentire, di passare avanti senza intervenire. La tentazione era forte, veramente. Eppure, l’ho fatto, col rischio di prenderle, col rischio di andare io in mezzo ai casini per una persona che non conosco neanche.
Sta di fatto che l’indifferenza è il male più grave della nostra epoca. Non c’è niente di più vero del fatto che l’indifferenza uccide. E uccide dentro anche chi l’ascolta e la fa propria.


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