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eravamo in piedi nel salotto buono di tua madre e sudavamo come turchi in quella terribile estate.
il sudore fu sulla tua guancia, poi fu sulle tue labbra.
deve essere stato un sogno.. tua madre non mi fece entrare

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Sunday, July 11, 2010 - ore 12:38


Forse è l’anima a molla dei giochi di latta che muove nei sogni le mani.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Una pioggia di stelle verdi ci corona la testa.
Ancora tu? Ma non dovevamo vederci più?, penso bevendo un altro sorso di birra mentre ti guardo.
E il comodino c’è, per lasciare i cento euro del disturbo. I cento euro che ti fanno tanto incazzare, e per me sono solo un gioco, un metafora per rassicurarti che lo so che non c’è niente di stabile.
Che come Uri Geller io non so piegare i cucchiaini e nemmeno dirti addio. E’ per questo che il tuo telefono squilla alle quattro del mattino. E’ per questo che non riesco a dirti che nei messaggi lapidari c’è anche un po’ del mio sollievo. Ma poi tutto brucia e soffiare, come insegno a Davide, non basta.

E’ tutto verde.
Mi chiedo se sono davvero io quella che ti dorme vicino. Se è davvero il mio o un corpo marziano, o l’invasione degli ultracorpi, o quella resa che ho sempre chiamato amore ma che questa volta non resta incastrato nei disinfettanti per sale operatorie.
Questa volta è V. E restiamo entrambi stupiti a guardarla su quell’asciugamano. E a leggere quello che c’è scritto sulla sua pelle.
Le interpretazioni si sprecano.
Lacrime a biro arriva dopo. Mentre lei sa esattamente e coccola e accarezza la cosa giusta da fare.

Dio, siamo qui per davvero, Ginevra.



[questa foto è stata rubata. Il furto è punibile a querela della persona offesa, salvo che ricorra una o più circostanze aggravanti.]

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