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il sudore fu sulla tua guancia, poi fu sulle tue labbra.
deve essere stato un sogno.. tua madre non mi fece entrare

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Monday, July 26, 2010 - ore 15:00


Give me a Leonard Cohen afterworld
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Lascia la pioggia a cadere sul pianerottolo, non dirmi se verrai, e nascondi le chiavi.
Ho un’ombra addosso. Continua a stare qui. Continua a seguirmi, anche quei giorni che è cielo blu e Sergio.
Dorme di fianco, si accoccola sulle mie gambe, e io la tengo come posso, la stringo con le braccia tese, quasi stesse per esplodere.
E davvero non c’è più tempo nemmeno per chiedersi... filo rosso o filo blu?
Non ho mai potuto farci niente, a quello che sentivo.
All’elettricità dei temporali che mi si scarica nella vene, alla malinconia di giorni senza darsi nulla di buono, alle partiture difficili e a queste mani troppo piccole.
Lui dice, non servono dita più lunghe, gli accordi che non prendi basta pensarli. Accompagnali.
Colma le distanze, pensandole.
Ed è così, quando suono. Non chiedermi come sia possibile, ma succede così.
E allora quando guido piano con quella canzone nelle orecchie, quella canzone che mi ricorda un maggio sbandato, che al posto di aggiustarmi sono andata di nuovo in mille pezzi sotto i colpi delle tue parole, dei baci che non hai voluto e che poi hai cercato e che poi hai dato e che poi mi hai negato per sempre, del restare a guardarti di spalle e desiderare di essere solo per te, io quell’ombra me la cucisco addosso.
E Dio fa che scoppi, fa che io possa restarci. Fa che mi uccida per quanto mi toglie il fiato tenerti così, come non posso fare a meno di fare se non voglio morire comunque.

Ho sempre pensato che Wendy fosse una stupida senza palle. Ma è tutta un’altra cosa stare dentro la sua camicia da notte, Peter Pan.



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