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eravamo in piedi nel salotto buono di tua madre e sudavamo come turchi in quella terribile estate.
il sudore fu sulla tua guancia, poi fu sulle tue labbra.
deve essere stato un sogno.. tua madre non mi fece entrare

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Wednesday, July 28, 2010 - ore 22:31


Ho una notte e un’anima.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Non da me, ti dico.
Lei ancora dorme.
Potresti svegliarla.
Ci sono notti che resta a guardarmi dall’altra metà del mio letto, mezza svestita, le cicatrici sulle mani, il sangue usato per scrivere le nostre iniziali.
Non me li posso dimenticare i suoi occhi. L’odore di cocco che aveva sempre addosso, da quando aveva disfato uno dei rasta per sbaglio e ci aveva trovato una giungla, e allora giù, creme, balsami, disinfettanti...
Lei che era punk come mia nonna era musulmana.
Sedute dall’estetista, le scuole migliori, il suv di suo padre, e tutto e tutti quelli che voleva.

Ti muoio tra le braccia, oggi. Non è accontentarsi.
E’ tornare a casa e scaricare Nordest Cowboys.
E’ ascoltare Vieni e pensare a quanto fossi poco maliziosa, un tempo.
E’ guardare la televisione abbracciata a mio padre, e ridere dei Pandemonius e dei Brutos, e fare a gara ad indovinare chi è morto di cosa guardando programmi in bianco e nero.
E’ leggere la Valduga. E’ dirti che lui dice che le somiglio. E’ bere Campari e aprire a caso il suo libro e non trovare che poesie esplicite. E ridere. Ridere come svuotarsi, ridere con te che sei verde, perdi i bambini, e mi chiedi perchè io.

Perchè un giorno il mio fratello dolcissimo, l’amore dei miei sedici anni, il bacio più fragile, la saliva più dolce, scuotendo tutti quei cazzo di ricci neri che pareva Bacco, mi ha detto che solo io saprei raccontare i colori ai bambini nati ciechi.
Ma prima di te il verde non sapevo toccarlo, tenermelo dentro, leccarlo.
Dopo di te.
Nessuno mai più.
Per questo quel cd fatto a pezzi, sta bene dove sta.

Davvero. Tu non immagini nemmeno, quanto sono matta.



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