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mercoledì 25 agosto 2010 - ore 14:29



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Allontanarsi fisicamente non allenta la morsa di pensieri persistenti.
Mare senza confini e confini a volte troppo stretti.
Ho visto stelle che non credevo potessero esistere, luoghi che letteralmente mi hanno mozzato il fiato, eppure la testa, la testa è rimasta ai soliti pensieri malati di una solitudine incancellabile.
Credo nella telepatia e nel fatto che quando penso molto ad una persona anche lei almeno un pò mi stia pensando. Eppure ci sono numeri che non ho più il coraggio di comporre, voci che non ho la forza di risentire, nonostante il desiderio, almeno quello sano, di ritrovare sensazioni che nonostante tutto non ho dimenticato.
Si profilano più o meno pericolosamente condanne pendenti di infelicità e scelte già fatte che iniziano a puzzare di vecchio, e nuove gioie e nuove ferite, nel bene e nel male, indelebili.
Constatazioni anomale del fatto che niente e nessuno è indispensabile e che forse non esiste nulla, è tutto un’invenzione, è tutto una convenzione. E ascolto persone piene di parole grandi, parole grosse e abbondanti che faticano a svegliarmi qualcosa dentro. Intanto tendo ancora una volta a chiudermi a guscio, accettando ormai inevitabilmente che questo vuoto dentro, questa mancanza di qualcosa non è una sensazione passeggera, ma è parte di me, di una me che non si accontenta mai e vorrebbe sempre qualcosa in più.
Non guarderò mai verso cieli in bottiglia. Frase semplice e sentita che piano piano mi assomiglia sempre meno.


[questo è il posto più bello che io abbia mai visto nonostante la foto non renda]

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