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Friday, October 22, 2010 - ore 12:53


Università al verde per non ridurre i fondi per i partiti
(categoria: " Vita Quotidiana ")


dal sito : www.ilgiornaledivicenza.it del 22.10.2010

(...) Ma nulla si fa per ridurre gli sprechi, arginare la crescita della spesa pubblica, mettere mano a un debito che viaggia indisturbato verso il 120 per cento del Pil.
Anzi, le stesse misure sull’università potrebbero essere state in parte utilizzate in modo strumentale: è "Il Sole 24 Ore", non la stampa di sinistra, ad avanzare il sospetto che dietro il blocco ci sia anche «la preoccupazione dei partiti di perdere 20 milioni di agognati rimborsi elettorali»; dubbio che emerge dalla lettura dell’articolo 25 comma 11 del ddl sulla riforma, lì dove si indicava che i soldi per pagare gli assegni di ricerca andassero recuperati dai finanziamenti maturati dalle forze politiche.
È sacrosanto il principio, sancito dalla stessa Costituzione all’articolo 81, in base al quale non è possibile approvare leggi prive della copertura finanziaria: peraltro sistematicamente ignorato da "temporibus illis".
È singolare che si faccia una deroga a tanto lassismo della spesa pubblica proprio nei confronti di una riforma strategica, inserita oltretutto nel programma di governo, presentata un anno fa e che ha già avuto due passaggi in commissione. Davvero non c’era altro modo per recuperare risorse? Le alternative non mancherebbero, basta rivisitare le reiterate promesse da marinaio che le forze politiche enunciano da anni.
Abbiamo 1.000 parlamentari, quattro volte più degli Stati Uniti: ma restano lì al loro posto tutti e mille. Aboliamo le Province, vanno ripetendo; intanto ne hanno create di nuove, oggi siamo a 109. C’è il parco di auto blu più smisurato d’Europa; ma non riusciamo a sapere neppure quante siano esattamente, figuriamoci a toglierne. Dall’Europarlamento al consiglio di quartiere, chi occupa una carica pubblica ha un’indennità ben più elevata di qualsiasi altro suo collega straniero. Gli sprechi della sanità potrebbero riempire una Treccani; ma guai a chiudere un solo ospedale, anche lì dove (vedi Calabria) ci sono dieci dipendenti per ogni posto letto.
Così si certifica l’esistenza di due Italie: quella di Bengodi per alcuni, del rigore per tutti gli altri. Compresa l’università, che pure rappresenta la più strategica delle aziende di un Paese, perché produce materia grigia: risorsa fondamentale per rimanere competitivi, nella nuova economia della conoscenza.
Da colossi come la Germania a nazioni minori come la Finlandia, l’investimento nella formazione superiore viene considerato una priorità; in Europa, solo la Bulgaria spende meno di noi. Adesso riusciamo a fare ancora peggio.
Accantonando senza battere ciglio una riforma che comunque risultava già di suo penalizzante nei confronti dei ricercatori, quindi della linfa vitale per il futuro dell’università; e contestualmente annunciando per il 2011 tagli al fondo di funzionamento degli atenei, che per molti di essi renderanno problematico perfino sostenere il puro costo del personale.
Vi daremo più soldi possibile a fine anno, ha promesso Tremonti. Ma cosa vuol dire quel "possibile"? Quante risorse saranno disponibili fra poco più di due mesi rispetto al niente di oggi? O ce la caveremo conferendo una laurea "honoris causa" a Babbo Natale?

Francesco Jori



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