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eravamo in piedi nel salotto buono di tua madre e sudavamo come turchi in quella terribile estate.
il sudore fu sulla tua guancia, poi fu sulle tue labbra.
deve essere stato un sogno.. tua madre non mi fece entrare

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Friday, November 19, 2010 - ore 22:00


mia dolcissima Waterloo.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Treviso serale sa di nebbia e foglie secche.
Lascio la macchina fuori dalle mura.
Quando finisce lezione scappo incontro al buio, all’acqua, ai cigni.
Stasera ci ho rivisti, dentro all’osteria dove andavamo a mangiare tanto tempo fa.
Lei era di spalle, lui la guardava come facevi tu, quando mi raccontavi dei sabati a scuola, l’unico giorno in cui potevi disegnare.
Ci ho lasciati tranquilli lì dentro, ad ordinare e a bere vino.
Lo so come sono le camere d’albergo.
Lo so come sono i treni dell’addio, del ritorno, con il sangue che ti scorre in mezzo alle gambe, la schiena spezzata, la voglia di prendere un Tavor e addormentarsi per giorni, mesi, fino a quando quella maledetta stagione buona non bussa alla porta.
So come è, sorella di dolore, di incubatrici continue, di ittero e notti ad occhi aperti, la nausea, il sapore acre del vomito dentro alla bocca, quelle mattine che ti svegli da sola in un letto di una camera che hai già visto in un film, gli asciugamani celesti, il tuo corpo ferito.
Lo so.
Abbiamo perso la guerra e ogni battaglia.
Abbiamo perso la ragione.

A quelle come noi non dedicano canzoni.

A noi che veniamo solo con le parole. E con l’umiliazione. E che perdiamo tutto.
Che vorremmo morire sempre in modo piccolo.
E invece moriamo davvero.
Ti voglio bene D.

Di noi non resta più niente, se non un amore inutile.
Ed io spero possa distruggerci, un Tavor dopo l’altro.




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