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sabato 8 gennaio 2011 - ore 12:32



(categoria: " Vita Quotidiana ")



Noi donne siamo bravissime ad aspettare QuellaTelefonata.
ChiameràChiameràDevoSoloAverePazienzaMaAllaFineChiamerà.
Poi il fatto che non chiami è in realtà piuttosto indifferente. L’importante è fissare la cornetta con speranza e malincuore, sforzarsi di collegarsi telepaticamente con Lui, pensarlo, pensarlo intensamente, pensarlo forte, forte, non solo con la testa, ma con tutto il corpo, alllontanarsi il meno possibile dal telefono CheNonSiSaMaiCheChiamiProprioMentreSonoInBagno, controllare compulsivamente se c’è campo, se la batteria è carica, controllare il cuore, il respiro, rispondere Pronto? per finta per verificare la voce, modificare il tono, renderlo dolce, renderlo bello, renderlo perfetto.
Poi la telefonata arriva. Cavolo se arriva. E il cervello va in corto. Non si risponde più come ci si era prefissati. si sbaglia l’intonazione, il ritmo, la cadenza. Ore e ore di preparativi e aspettative andate a farsi friggere.
Ma l’emozione, l’emozione ti esplode dentro improvvisa. Ti riempe. Completamente. E vorresti che quella telefonata non finisse mai. E ti aggrappi a quella cornetta come fosse una corda di salvataggio. La stringi più del dovuto, se fosse una gola l’avresti stritolata da un pezzo. E tutto perchè la Sua voce è pura melodia. Perchè la Sua voce ti riporta a giorni che non passano, nonostante tutto non passano mai.
E allora quei venti minuti buoni, quei venti minuti abbondanti in cui spazio e tempo si anullano diventano un’isoletta a cui approdare. Un’isoletta che conserva intatta e intocccabile tutta la sua magia.
Probabilmente perchè si tratta di un’altra magnifica e surreale IsolaCheNonC’è.


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