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eravamo in piedi nel salotto buono di tua madre e sudavamo come turchi in quella terribile estate.
il sudore fu sulla tua guancia, poi fu sulle tue labbra.
deve essere stato un sogno.. tua madre non mi fece entrare

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Friday, February 25, 2011 - ore 10:50


Il cane e l’osso. Uno dentro l’altro.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Scivolo nei letti degli altri. Poi non ci riesco a dormirti vicino. Ti lascio un biglietto dentro la scatola del fumo. Un cane che si chiama Carlo mi guarda e guaisce. Bologna è tutta indaco dalla tua finestra.
Bologna dorme sul divano con me, la mattina presto è arruffata e calda. La mischio nel caffè senza zucchero. Le gocciole e la nostra stupida paura per l’esame di abilitazione. Via Zamboni e la totale consapevolezza di non sentire più niente.
Vita anestetica.
La saluto da un treno preso per un soffio, con un attestato in tasca e un po’ del tuo dopobarba addosso.Di te che hai trentadue anni e un ricorso al Tar pronto.
A Treviso mi aspetta il put. L’autostrada e Belluno.
Sentire Fabio per la prima volta.
Sentire l’oriundo, nonostante quel messaggio maledetto di te che hai imparato a suonare tutto, a trovare il tuo posto dappertutto, di te che mi hai portato al mare e il caffè a letto. Vedere Paolo che si asciuga gli occhi. Sentire il dolore fisico al solo pronunciarsi di quelle parole. Dell’estate intera che mi servite su un piatto d’argento, sul palco di un teatro.
[E non posso fare a meno di pensare che con quelle canzoni io sono diventata tua. Che mangiando un gelato mi hai detto che ne avevi cinque. Che la prima volta che mi hai portato a casa c’era tra il tuo carattere e il mio. La sera che siamo impazziti giravano gli amori di gioventù. La notte delle stelle verdi, la stagione buona, ed io ho cominciato a sorridere nella parte in cui dice che tutti gli altri muoiono. E gli anni dell’università che sono finiti con l’ultimo esame tra le tue braccia e dormire ogni notte al massimo due ore.]
Tengo dentro le lacrime. Cucite. Mario in seconda fila. Nemmeno da lui riesco a farmi volere bene.
Quelle parole, un’esplosione. Me ovunque. Me divelta.

Vita anestetica e un corpo con una grave forma di autismo.
La mia vita, come l’amore, la so solo scrivere.

Si fa solo scrivere. E soffrire.



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