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martedì 8 marzo 2011 - ore 08:59
Donnismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Eccomi qua, come quasi ogni anno, a sviscerare il mio più totale disappunto e la mia stizza. Sì, stizza, una parola di per sè fastidiosa, per cui sì, stizza.
Io odio le mimose. Detesto la festa della donna, mi innervosiscono quei fiori dedicati alle donne che puzzano, sporcano e quando muoiono invece di seccarsi diventano ramoscelli di palline marroni.
E non vi dico a cosa li associa la mia mente.
Per non dilungarmi o spremermi troppo, torno sui miei passi con "La mimosa puzza" , che risale a qualche anno fa.
Alle donne che scendono in piazza contro la mercificazione del corpo femminile, per dire no alla donna oggetto, io dico brave, sono con voi, vi sostengo e vi voglio bene perché credete in quello che fate, lottate fin che ne avete fiato e gambe. Ma io non sarò con voi per un semplice motivo.
Io dico no, e non ho bisogno di dare per questo spiegazioni a nessuno.
I miei genitori mi hanno fatta sana. Due braccia, due occhi, una testa, un sedere che possono sembrare due ma è uno, lo giuro. Sono integra e sana, parlo, grido, penso. Dico di no.
Ecco, è questo il punto.
Io dico di no. Se mai mi venisse chiesto di cedere parte del mio corpo (un paio, a dire il vero, o ne servono altre?) per soldi o favori io direi no.
Il primo no è il mio aspetto, ammettiamolo pure con dignità. È la mia pancetta gonfia, sono le mie gambe storte, è il mio naso a punta che dice no, sono le mie tette troppo normali e troppo coperte che fanno dire no. E non perché risponda, ma perché inibisce le domande e il no è implicito. Non ho il corpo di quelle sgallettate, se mi vendessi a un ricco imprenditore altro che appartamento, forse mi pagherebbe l’abbonamento dell’autobus, ma comunale, non allarghiamoci.
Il secondo no è la mia testa.
Sono capace di dire di no.
Quelle donne, e sappiamo tutti di chi sto parlando, non sono state sfruttate, non sono state obbligate, violentate, non le hanno portate in un ampio appartamento con terrazza sul parco con la forza. E capiamoci, non sto parlando della minorenne – è un caso a parte e se ne occuperà il tribunale com’è giusto che sia -. Parlo delle soubrette che si sono volontariamente e liberamente prestate ai festini col premier, che per un lavoretto si facevano regalare collane, spille, auto e un qualche migliaio di euro.
Però, vedete, c’è stata quella che ha detto no, è andata via, le faceva schifo, si è arrabbiata, non si sarebbe sentita pulita.
Vuoi che nessuna delle altre decine fosse libera di farlo? Io credo che lo fossero, e credo che volessero fare quello per cui erano lì. Volevano soldi facili, e quello hanno avuto. Colpa della televisione? Basta, smettiamola. Colpa di come si guarda, la televisione. Io sono cresciuta con Drive In, Striscia la Notizia, letterine eccetera, esattamente come loro. Quando ero ragazzina non avrei mai guardato Ballarò, neanche Porta a Porta, ma nemmeno Exit o Report, Matrix non c’era, Mentana leggeva il Tg5 ma ai miei tempi Studio Aperto metteva più sport, e quello era il discrimine. A quindici anni andavo fuori con gli amici, andavo al bowling a vedere il campionato di calcio perché Sky non c’era mica, e la tv di Berlusconi c’era già da un pezzo. Ero adolescente negli anni ’90.
Ho smesso di lavorare in un locale che mi chiedeva di fare la troietta al tavolo coi clienti, sono andata lì tre giorni e poi sai che c’è, mi fate ribrezzo.
Erano pochi soldi? Se fossero di più ci penserei due volte? No, non credo. Io ho una cosa, che si chiama dignità. E questa mi impedisce di vendermi a un anziano che mi promette un sacco di regali di cui non posso farmi niente se poi non riesco a guardarmi allo specchio.
Per questo io in piazza non ci vado. Io ho già detto no e me ne vanto.
“Se non ora quando” sta facendo il suo lavoro di opposizione al governo. Ma solo quello. Le donne che vogliono essere solo un corpo continueranno ad esserlo, e ci saranno sempre uomini che preferiranno la scosciata a quella col dolcevita, la bionda prosperosa alla moretta brillante. È così, in Italia come all’estero.
Quel movimento di piazza avrà successo se ci sarà una donna del Pdl che vuole dimostrare di essere cambiata, o quando una di quelle sgallettate infurbite scenderà in strada non per battere, ma per essere da esempio ai suoi nipoti.
Fino ad allora, io con loro non ci sarò. Io i miei no li dico, e non devo sprecarmi per sentirmi degna di parlare con degli ipotetici figli. Ecco, io da questo punto di vista un esempio lo sono già. Non dirò mai “peccato” se mia figlia non si fa sgamare a letto con tre vecchietti secchi e rugosi.
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