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Monday, March 14, 2011 - ore 23:21
Non lo so se mi piace o no, ma la notte porta consiglio
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Me ne girellavo allegramente sotto il cielo plumbeo, durante la pausa pranzo. Niente da fare che non fosse lasciar trascorrere il tempo.
Ad un certo punto qualcosa mi colpisce alla nuca. Non provoca dolore, è come una palletta di foglie autunnali che mi schiaffeggia quei capelli che non vedo mai.
Poco male, mi dico, tanto non li vedo mai.
La palletta, però, è effettivamente una palletta, ma di carta. Mi chino, la raccolgo e la apro per bene. Si tratta di un messaggio, uno di quelli che fa sempre piacere trovarsi appresso: è di Marzia, che scrive da una rupe in provincia di Padova che chiama Carbonara.
Onestamente mi chiedo come una palletta possa fare circa 15 km, a meno che chi l’ha tirata non sia nei dintorni. Ma Marzia non c’è: anche se ci fosse non la riconoscerei, perché io lei non l’ho mai vista.
Comunque il messaggio parla abbastanza chiaro: io non conosco lei, ma lei conosce me.
"Caro J.T.
ti seguo da tanti anni ma è la prima volta che ti scrivo.
Io penso che tu sia un po’ sprecato: passare una vita ad evitare di pestare le merde per strada non è il sogno di nessuno. Ma la mia vera domanda per te è questa: perché arriva sempre un momento in cui mandi a fare in culo la gente?
Tua, M."
Cara Marzia, alle volte credo che tu sia quell’infermiera dall’aria triste che vedo ogni giorno, una bella donna di circa quarant’anni, separata, con due figli, che credo potrebbe essere la donna della mia vita proprio per quella sua tristezza che carica di sensualità la sua bellezza ferina.
Difficile scoprire alcune cose nella vita, di solito quelle su cui ci facciamo più domande. E detto questo, aggiungo che la tua domanda è molto interessante da un punto di vista psicanalitico: a me la gente piace, ma il mio lavoro su questa terra è forse quello di respingere la gente a cui piaccio. Per questo, e non per altri motivi, dentro uno zainetto, un cassettino, una tasca interna del cappotto, avvolto in un fazzolettino di raso bianco orlato di pizzi e merletti che rimandano ad un altro tempo, un’altra epoca, un’altra persona uguale, ecco in posti simili io non mi faccio mai mancare un piccolo vaffanculo, Marzia mia.
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