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![]() violante, 28 anni spritzina di Waterloo CHE FACCIO? compro casa lungo la Noalese Sono single [ SONO OFFLINE ] [ PROFILONE ] [ SCRIVIMI ]
STO LEGGENDO HO VISTO STO ASCOLTANDO eravamo in piedi nel salotto buono di tua madre e sudavamo come turchi in quella terribile estate. il sudore fu sulla tua guancia, poi fu sulle tue labbra. deve essere stato un sogno.. tua madre non mi fece entrare ABBIGLIAMENTO del GIORNO ORA VORREI TANTO... STO STUDIANDO... OGGI IL MIO UMORE E'... ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO...
PARANOIE Nessuna scelta effettuata MERAVIGLIE Nessuna scelta effettuata |
Saturday, May 21, 2011 - ore 11:13 Dei diritti e delle pene. Quando hanno messo le manette ad Imet per riportarlo in carcere lo sguardo è andato a quel modo, quasi familiare, di porgere i polsi. Mi sono girata subito dall’altra parte, quasi vergognandomi. Quasi stessi spiando dal buco della serratura qualcuno che dorme. Continuo a farlo. Mentre torno a casa. Sulla via del tribunale. Caccio la testa in mezzo ai gelsomini. Resto a respirare per venti secondi fino alla nausea il loro profumo, fino a quando sento che potrei svenire. Io sono così. Sono un eccesso. Sono un modo sbagliato di fare. Sono le cose che sento eterne e totali, dentro di me. La pienezza o il vuoto. Il cibo fino a vomitare o lo stomaco serrato. Quel non fare l’amore, senza di te. Sono la tenerezza che provo che quasi mi fa male, quando vedo Giulia crescere e ricordarla piccola e maldestra tra le mie braccia, quell’estate di capelli appiccicati sulla fronte e ciucce di latte. Sono il mio essere uomo o il mio totale non essere donna. E a malapena essere femmina. Ieri hai sorriso quando alle sette mi hai vista ritornare in studio a prendere i fascicoli del tribunale dei minori di Trieste. Hai sorriso in cuor tuo forse credendo di aver trovato la praticante tutta casa e dedizione al lavoro, a differenza dell’altra che a Trieste non ci sarebbe mai andata lunedì. Hai sorriso credendo di aver trovato un’altra cretina, non pagata, da tenere al guinzaglio e da sfruttare. Che alla mattina si sveglia anche alle cinque se devi mandarla a Pordenone. Ma quello che non hai capito, Herr Nazi, è che io non lo sto facendo per te. Nè per entrare nelle tue grazie, nè per restare nel tuo studio isterico e dorato. Io lo sto facendo per loro. Per Imet e gli altri. I miei non capiscono. Chi sbaglia paga, dicono. Ma non si sono mai accorti di avere uno sbaglio in casa. E io non sono dio, cazzo. Io non ho il diritto di giudicare. Lo conosco il banco degli imputati. Le conosco le condanne. Quelle inferte a me, senza mai la possibilità di rimediare. Per questo ieri ho sorriso ad Imet, mentre mi guardava le gambe. Che almeno non è reato a ventisei anni, guardare una ragazza dopo mesi di carcere. LEGGI I COMMENTI (2) PERMALINK |
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