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Thursday, July 28, 2011 - ore 08:07 ...sarebbe improprio... ... parlare di riscatto, ciò che è avvenuto sul palco dello Stardust sabato 23 scorso. È stata una grande serata ma c’è da dire che il repertorio acustico è ben collaudato rispetto a quello Beatles 67/70 proposto l’1 di luglio. (vedi recensione post sottostante). A prescindere da questo, più che sui Beat shop vorrei soffermarmi sul debutto non ufficiale, del mio nuovo gruppo, i “WOODEN SHIPS” West Coast Band, ancora in fase di “work in progress”. Dopo circa 45 minuti dedicati al consueto repertorio acustico vario, decidiamo di chiamare sul palco gli altri quattro musicisti che compongono la “super band”. Mi guardo intorno e mi rendo conto di non aver mai suonato in un palco così affollato … Oltre a me, Bicio, Max e Adri, si insediano nelle loro postazioni Giorgio, Ines, Andrea e Stefano ( de "I ROCCAFORTE" link ). Dopo una breve presentazione, Andrea attacca l’arpeggio di “Helplessly Hoping” di CSN. Siamo nel punto di “non ritorno”… una chitarra acustica e quattro voci che cantano linee melodiche diverse equivale ad un salto quadruplo mortale di un trapezista. Se fossimo stati dei trapezisti l’avremmo fatto senza la rete di protezione poiché il fonico che ci settava i volumi, a sentire il pubblico ha fatto un buon lavoro all’esterno ma ciò che sentivamo noi era paragonabile ad una radiolina a transitor… Tuttavia, sul palco, non c’erano musicisti di primo pelo, che richiedono sul monitor di sentire anche le scoregge che sganciano, bensì gente con decenni di esperienza ed è per questo che la canzone eseguita davvero bene è stata accolta con un’ovazione da brividi. Segue “You Don’t Have To Cry” ancora più difficile della precedente e nonostante il pezzo sia praticamente semisconosciuto, il nostro pubblico percepisce la difficoltà e la complessità della canzone che applaude più forte di prima. “Teach Of Children” cantata da Max non ha problemi poiché è una delle canzoni più collaudate del nostro repertorio. Il salto mortale quadruplo arriva con “Carry On”, il brano di apertura dell’album “Déjà Vu”. È il pezzo sul quale abbiamo lavorato di più per il montaggio e il perfezionamento e i quattro minuti necessari per eseguirla non le rendono giustizia. Come minimo dovevamo ripeterla tre volte di seguito. Stefano alla chitarra solista ne ha fatto un capolavoro. “Find Of Coast Of Freedom” e “Ohio” eseguite a “medley” sono meno complesse delle precedenti ma di pari effetto se non per il fatto che sono due dei pezzi più celebri di “CSN&Y”. Il set dei “Wooden Ship” sarebbe concluso ma ovviamente c’è la “Bonus Track”. Rimaniamo sul palco, io, Andrea, Ines e Giorgio. Quest’ultimo spiega al pubblico che tra i Beatles e il supergruppo americano Crosby, Stills e Nash esiste un’affinità legata quantomeno alla genialità dei due gruppi e soprattutto alle grandi voci che possedevano. È il momento dell’emozionatissima Ines, che con la sua morbida voce intona sull’arpeggio del perfetto Andrea alla chitarra e il supporto di me e di Giorgio alla voce, la magica “Blackbird” dei Beatles, nella rara e suggestiva versione di CSN. È l’ apoteosi per i “Wooden Ships” poiché , alla fine del pezzo, tutti o quasi, istintivamente, si alzano dalle sedie dirigendosi verso di noi per complimenti, commenti e abbracci. Questo per me sarà uno dei momenti più emozionanti della mia “carriera” di musicista poiché sentire l’affetto così “fisico” degli amici rimarrà per me un momento impagabile. Grazie veramente di cuore a tutti. È mezzanotte ma la serata non è nemmeno alla metà di ciò che avevamo prefissato perciò dopo cinque minuti di pausa, una volta imbracciata la mia mitica Rickenbacker 12 corde, richiamo Giorgio, Ines e Stefano per un’ulteriore “bonus track” questa volta dei Byrds, e cioè “Mr. Tambourine Man” e “Turn Turn Turn” dopodiché, come annunciato, partiamo con il Beat italiano anni 60. Neanche farlo apposta, i tavoli di fronte a noi prendono il volo e ovviamente cominciano le danze. Dopo circa 45 minuti scorgo tra il pubblico, Cesare, vocalist dei Roccaforte, Pino dei Puppys che con Bicio e Stefano, concludono la serata improvvisando cover dei Rolling Stones. Cosa dire ancora? Posso soltanto esprimere che sabato è stata una di quelle serate in cui mi sono sentito in pace con la musica. LEGGI I COMMENTI (2) PERMALINK |
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