STO LEGGENDO
Un cappello pieno di ciliege di Oriana Fallaci
HO VISTO
tante cose, ma ne vedrò ancora molte...
STO ASCOLTANDO
l’assordante rumore del silenzio
ABBIGLIAMENTO del GIORNO
abbigliamento del giorno? noooooo
ORA VORREI TANTO...
entrare in un acquario e capire come ci si sente ad essere un pesce rosso
STO STUDIANDO...
al primo anno di Psicologia Clinica
OGGI IL MIO UMORE E'...
...altalenante come al solito...
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
PARANOIE
1) quanta cioccolata posso mangiare oggi per non essere depressa domani??
MERAVIGLIE
1) guardare negl'occhi una persona a cui vuoi bene e capire tutto al volo senza bisogno di parole...
2) mettere le mani attorno ad una tazza di cioccolata calda con panna in pieno inverno
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Tuesday, August 30, 2011 - ore 12:57
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Allontaniamo sempre dagli occhi quello che non vogliamo vedere.
Gli ospedali ne sono un classico esempio.
Non siamo più abituati ad accettare la morte come conseguenza ovvia e naturale della vita. La spostiamo nelle anonime e fredde camere tutte uguali di reparti da nomi astusi e difficili, che si riempiono fino a straripare di vecchi moribondi contro cui ci accaniamo talmente tanto terapeuticamente da toglier loro la dignità di morire nel proprio letto con accanto le persone amate. E tutto in nome di una concezione falsa e perbenista che mette la vita davanti a tutto. Vita intesa oscenamente e brutalmente in termini di durata e mai di qualità.
In ogni caso vagando e perdendomi nei corridoi di un immenso ospedale mi trovavo a riflettere sul fatto che la paura più grande del nostro tempo non è tanto quella di morire, quanto quella delle malattie gravi. Cancro. Fa talmente paura come parola che tendiamo pure a censurarla.
E procedendo man mano dall’entrata verso il reparto che mi interessava pensavo proprio a quanto siamo diventati bravi a nasconderci tutto quello di cui non sopportiamo la vista.
E così i vasi di piante diventavano sempre più rari, le luci sempre più suffuse, i materiali dei corridoi sempre più ingialliti e decrepeti. Fino a giungere al posto che cercavo quasi completamente immersa nella penombra. Entrando, tutti gli occhi puntati su di me. Un misto di compassione e tristezza. Troppo giovane per essere lì. Cosa che non mi era sfuggita nemmeno la prima volta del resto. Zero voglia di dar spiegazioni.
Finalmente ottengo quello che per cui sono venuta. Costringendomi a non sedermi, a non fermarmi un secondo anche se il polso duole.
Quanto può essere grande il peso di un referto?
Quanto può essere grande il peso di una vita stretto fra le dita?
Può la paura invaderti così tanto da rallentarti il cuore ed il respiro? Sì, può.
Finirà lo strazio di quest’attesa?
PS per W.: Caro W. non imparo proprio mai. Sono ancora pervasa dall’idea di immortalità. Persevero nella convinzione che le brutte cose possano accadere solo agli altri. Scusami, scusami se non imparo mai niente. Scusami se pare sia tutto vano.
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