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shaula, 32 anni
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Come un’adolescente in crisi di identità.



so anche essere così sportychic o trendychic, come dice la mia consulente d’immagine...



e poi sciatta, soprattutto sciatta... E maldestra, e mi macchio sempre...



... oppure faccio porcherie come questa...



... o quest’altra...



Diciamo che non ho una mia identità. Ma ho una mia moda..



ORA VORREI TANTO...




STO STUDIANDO...

Un modo per limitare il mio pericoloso autolesionismo

OGGI IL MIO UMORE E'...

Arranco... ma con stile.


ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







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1) ... l'instabilità del caso ... sapere che vivere nn è una teoria matematica e in ogni attimo tutto può essere rivoluzionato anche da una semplice frase...



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Friday, September 02, 2011 - ore 13:03


Giornatism
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Ieri sono successe due cose, una bella e una brutta. Partirò da quella brutta, perché mi hanno detto che dipende direttamente dalla bella in quanto è bella solo per me ma in realtà è cattiva. E allora la brutta, che ha seguito la bella di poco più di mezz’ora, è una logica conseguenza e una punizione per la mia cattiva azione.
Quindi, la cosa brutta.

Ieri mattina avevo una visita in ospedale, e per chi non lo sapesse è distante dal centro un paio di chilometri, forse meno. Arrivo alle 8.55, faccio la mia anticamera in sala d’aspetto, entro, mi faccio visitare, esco. E diluvia. Ore 9.55, diluvia. Come non si vedeva da tempo. E non smette. Zero, niet, nulla. Il cielo è grigio piombo. Davanti a me un muro d’acqua.
Quindi? Quindi ero in bicicletta, in sandali e pantaloni di tela leggeri, capelli puliti, canottiera simpatica. E senza ombrello, perché alle otto e mezza di mattina, quando sono uscita di casa, il cielo era non limpido ma tranquillo nella sua insignificanza. Grigetto, per carità, ma mai avrei pensato a un acquazzone.
Passano i minuti, si fanno le 10, le 10 e 20, le 10 e mezza. Ormai sono isterica, vedo passare i Muppets con gli ombrelli a pois davanti a me. Chiedo in prestito un ombrello a un’infermiera, esco, slaccio il catenaccio della bici per salire più in fretta quando smetterà, ritorno sotto l’atrio e sono praticamente bagnata come se fossi entrata in doccia vestita. Divento ancora più nervosa. Sono bloccata in ospedale, circondata di anziani malconci bloccati come me, senza riparo da un temporale totalmente inaspettato. I Ricchi e Poveri improvvisano un concerto nel mio cervello. Sto per impazzire. Passano i minuti, non ne posso più e chiamo la mamma, che è un angelo meraviglioso. Alle 11 è lì in ospedale, mi dà un ombrello e se ne torna a casa, e io con quello sfido il maltempo e corro velocissima pedalando verso il centro, primo portico accessibile.
Peccato che la pioggia venisse da ogni parte (si dice?), e arrivata al coperto mi sono scoperta totalmente bagnata, dalla testa ai piedi. Pantaloni arrotolati, sandali da buttare via, sacchetto di plastica in testa, maglioncino ripara-vento bombo d’acqua.
Per tutto il pomeriggio ho avuto i piedi “lessi” perché i sandali ovviamente continuavano a essere umidi e i miei piedi sono rimasti bagnati per diverse ore. Ed ero molto incattivita.


Adesso la cosa bella.
In sala d’aspetto, ieri mattina, mi annoiavo; davanti a me c’erano parecchie persone, ed erano tutti vecchi. L’unico giovane telefonava nervosamente (e diceva una serie di ignobili banalità) nel corridoio. Avevo l’appuntamento alle 9.15, ero arrivata in anticipo perché speravo di fare presto, ma non si vedeva la luce. Chiamano il cinquecento, poi il tre, e sono le 9.20. Si va per numeri, penso, che cosa strana, mai successo. Chiamano il quattro, e sono le 9.30. Poi il cento. Poi il cinque. Io sono il sei.

Ero un po’ spazientita, è vero, volevo fare un sacco di cose in mattinata, allora battendo i tacchi potentemente sul pavimento ho detto: “Scusatemi, ma qui l’orario dell’appuntamento è ininfluente o ce lo danno per qualcosa? Non so voi, ma io devo lavorare, oggi”. Ho scatenato l’inferno.
Una vecchia si è alzata gridando “Non è possibile, è inaccettabile” ed è andata via sbattendo i piedi sul pavimento giallo. Suo marito ha iniziato a inveire contro la sanità pubblica, che è uno scandalo, e lui aspettava da mezz’ora. Una vecchia ha detto che anche a sua figlia era capitato, e aveva aspettato un’ora. Un’altra vecchia ha detto “Io ho il sette, chissà quando mi faranno entrare con sti tempi”. Una vecchietta più timida ha solo detto “Eh, xe cusì dapartuto”. Ho praticamente aizzato una rivolta in sala d’attesa. Anzianotti seguitemi!! Bastava poco, dargli il via, iniziare a lamentarsi, e da lì è stata una passeggiata... Erano in mio potere, marionette. Io stavo a guardare le mie creature compiaciuta, orgogliosa.
Prima del mio input erano passivi, silenziosi, subivano silenziosamente il dolore e la frustrazione. Io sono stata il motore della loro rivolta! Io li ho aiutati a diventare parte attiva della società, a diventare persone che agiscono! A far valere i loro diritti!!
Mentre loro si lamentavano e borbottavano contro i medici della sanità pubblica, hanno chiamato il sei. Loro erano ancora lì a discutere. Sono entrata, ho fatto la visita, sono uscita, ho salutato e me ne sono andata, lasciandoli come li avevo presi.
Sarei un ottimo capo di rivoluzione.
Salvo il fatto che sono rimasta un’ora in atrio ad aspettare che spiovesse. E i vecchi sono usciti prima di me, e mi hanno guardata male, perché avevo detto di avere fretta per il lavoro, e invece loro erano ancora lì.

Quando ho raccontato questi due aneddoti mi hanno detto che ho preso la pioggia per colpa della mia cattiveria.
Ma io ho solo dato un po’ di brio ad alcuni anziani senza vitalità, che chiedevano solo di essere svegliati dal torpore. E sono sicura che è piaciuto a loro almeno quanto è piaciuto a me.

S.Ma.

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