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Thursday, November 10, 2011 - ore 22:36



(categoria: " Vita Quotidiana ")



Quella canzone.
Dissi che mi piaceva.
E mi chiedesti perchè.
Mentii. Per non dirti che mi piaceva solo perchè in quel momento la radio passava quella e perchè in quel momento ero lì con te.

Quella canzone l’ho riascoltata ancora. E ancora. E ancora. E ancora.
Non è nemmeno granchè speciale.
L’ho ascoltata fino alla nausea. Ogni volta che la sento mi prende una sensazione di fastidio allo stomaco.
E penso a te. E mi viene un po’ da vomitare.
Si chiama condizionamento classivo. L’ha descritto per primo Pavlov. Anche se non ci hai mai creduto, sono brava con queste cose io.
Sai qual è la cosa divertente? Che sono riuscita a conoscerti molto più di quanto avresti voluto.
Le ho viste le tue paure. Le ho contate le tue ansie. Ho toccato con le dita i tuoi bisogni di rassicurazione su un qualcosa che credevi perduto -e forse lo era davvero-. Ho disinfettato, senza che te ne accorgessi, ferite che non sapevi nemmeno stessero sanguinando.
E bisogna ben dire che mi hai fregata, questo è indubbio.
Hai fatto leva su ciò che pure un bambino avrebbe saputo indicare come indifeso. Un gioco fin troppo facile. Mi chiedo dove fosse il gusto.
Ma non hai vinto. Non sono io la perdente della situazione.
Come una fenice, sono ancora in tempo per rinascere dalle mie stesse ceneri.
Tu no.
Non so nemmeno se sia una consolazione. Forse si, forse no.
Ma non sono io la perdente. L’importante è questo: perchè dalle persone come te non mi farò mai pagar da bere. Perchè con le persone come te sarò sempre e comunque pari.


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