...inchiodata a casa a causa di un malanno stagionale abbastanza fastidioso, che non mi consente di lasciare il letto da qualche giorno e che ha completamente stravolto i miei programmi ed impegni, mi sono ritrovata a riflettere sul
dolore (e so già che il mio più caro amico mi taccerà di un
pessimismo cosmico leopardiano) e mi è subito tornata alla mente questa frase di
M. Kundera: “
Ma il dolore non intende prestare ascolto alla ragione, perché il dolore ha una sua propria ragione che non è ragionevole”...mi reputo una fanatica della ragione (non a caso qualcuno mi chiama
Ipazia), che però ha sopportato molto dolore nella sua vita, in momenti, contesti e forme diverse, non riuscendo quasi mai a gestirlo in maniera logica e lucida...come, del resto, capita alla più parte delle persone, perché la vita non è prevedibile e non è una
situation commedy o una favola a lieto fine.
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Il dolore, allorché è profondo e vero, è un peso che non si sgrava mai dal cuore. [W. Shakespeare]Detto questo,
il sonno della ragione genera mostri, ma anche pensare costantemente può avere
effetti oltremodo
bizzarri...così, vittima della mia consueta “
insonnia razionale”, mi sono così ritrovata a pensare che il dolore dia
più significato della felicità alla vita, perché la sofferenza, nostro malgrado, ci cambia e ci modella in maniera duratura, mentre la contentezza di per sé è solo fatta di attimi fuggevoli... Inoltre, il patimento ci fa poi apprezzare di più la serenità, quando ci riesce di riconquistarla...che avesse allora ragione
F. Scott Fitzgerald, quando scriveva: “
A volte è più difficile privarsi di un dolore che di un piacere”?