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eravamo in piedi nel salotto buono di tua madre e sudavamo come turchi in quella terribile estate.
il sudore fu sulla tua guancia, poi fu sulle tue labbra.
deve essere stato un sogno.. tua madre non mi fece entrare

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Thursday, December 15, 2011 - ore 23:38


bleach, venice.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


io ricordo di un dicembre che mi toglievi i vestiti e mi mettevi i tuoi.
e il tuo letto era il mio letto. combaciavamo come ritagli di carta, uno sul corpo dell’altro, senza fare altro.
Tenendo il mio stomaco dentro alle bottiglie di raboso e due tiri di joint, tenendo la tua testa tra le mie scapole e le tue mani nel posto lasciato dalle mani di un altro.
E il mare fuori da una macchina parcheggiata, e la bufera dietro i finestrini.
E poi la neve e Padova deserta, il giorno che avevo venticinque anni e ho fatto sega al corso per praticanti, con la promesso di una vasca d’acqua calda e una manciata di zucchero sulla carne cruda.
Ma le tue mani erano buone, ed il mare sembrava inchiostro la notte con te. Sotto un faro che non ha illuminato le mie scarpe slacciate e via tiziano aspetti, e quei baci che erano morsi.
E quelle tre di notte che hai detto che sembravo un quadro di Schiele, tutta ossa e bianco, ho capito che eri l’uomo giusto nel momento sbagliato.
E che ti avevo perso.

Ecco cosa ha pensato la dottoressa F. tutte quelle mattine che ha fatto colazione con Popper.
canzoni che mi hai spedito via mail, canzoni che mi hai fatto sentire quel giorno che mi hai portata al mare. e quell’otto marzo tutto storto che ti ho messo cinquanta euro in mano e ti ho chiesto di portarmi a casa, lontano dall’uomo che era sempre giusto ma nel momento ancora una volta sbagliato.

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