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Come un’adolescente in crisi di identità.



so anche essere così sportychic o trendychic, come dice la mia consulente d’immagine...



e poi sciatta, soprattutto sciatta... E maldestra, e mi macchio sempre...



... oppure faccio porcherie come questa...



... o quest’altra...



Diciamo che non ho una mia identità. Ma ho una mia moda..



ORA VORREI TANTO...




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Un modo per limitare il mio pericoloso autolesionismo

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ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







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1) ... l'instabilità del caso ... sapere che vivere nn è una teoria matematica e in ogni attimo tutto può essere rivoluzionato anche da una semplice frase...



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Sunday, March 04, 2012 - ore 18:40


Shaulismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Una domenica passata a fare i compiti. L’ultima volta che l’ho detto avevo 18 anni, ora ne ho 31 (ommioddio) e passo le domeniche a fare i compiti. Che poi, giuda ballerino direbbe Dylan, è il mio giorno libero e pioviggina, fuori è tutto grigio. Ci fossero state giornate come ieri sarei andata al parco con un libro (è appena uscito l’ultimo della Nothomb, devo averlo). Invece ho fatto le pulizie, ho preparato un’amatriciana da svenire, ho letto qualcosa, studiato no.
Ma ho anche voglia di scrivere e sfogare scrivendo, che col mio editore ieri ci si lamentava del tempo che passa senza scrivere le “cose belle”.

Oggi ho bisogno di pensare alle cose belle. Come Trilly e Peter Pan, che volavano coi pensieri felici. Mi sono ricordata di Luca, che ogni tanto passa a leggere la Shaula e poi mi manda messaggi in cui dice che no, era meglio quando scrivevo cose allegre, e adesso sono sempre triste. E così mi è venuta in mente l’insalata.

Era tanti anni fa, credo il 2007, o forse prima. Facevo la speaker ai tornei di calcio saponato di Catena, e dovevo andare da un calzolaio di Santa Maria del Rovere che poteva mettere una cifretta a sostegno dell’iniziativa. Io facevo un po’ di tutto, dai manifesti all’organizzazione alla cronaca in diretta delle partite, alla ricerca degli sponsor. È successa lì, la cosa bella.

Vado da questo calzolaio, che ha l’attività al piano terra di un condominio molto alto, parliamo, mi spiega, gli spiego, esco. E sento una voce che mi chiama. “Signora, signora!”. Non si vede nessuno. “Signora, signora sono qui! Per piacere, signora!” continua la voce. E alzo gli occhi. Dal balcone del primo piano si affaccia una vecchietta di quelle da film. Capelli corti, ricci sulla testa, bianchi ma quasi lilla, e io adoro le nonne coi capelli lilla. Novant’anni o giù di lì.
Mi guarda con gli occhi tristi. “Signora – mi diceva – per piacere, mi aiuti, non so cos’è questo. È cavolo o insalata? Non ci vedo bene”.
Le sorrido. Guardo bene, mi pare lattuga. “Vista così mi pare insalata, provi a girarlo”. Lei fa ruotare in quelle mani piccole e stanche un palloncino verde chiaro, a favore di Silvia. Ma non le scappa, no, è importante. Lo tiene con forza, tutta quella che le resta.
È imbarazzata nel dovermelo chiedere, lo percepisco. Era stata sicuramente una donna bellissima e intraprendente, aveva allevato chissà quanti figli, e ora chiede a una ragazza che passa per strada che cos’è quella verdura che ha in mano.
Fingo di guardare meglio, sono abbastanza sicura, ma lo faccio per darle coraggio. “Sì, signora, è insalata”.
E lei: “Lo stavo per cucinare, credevo che fosse il cavolo. Grazie signora”. Io le sorrido di nuovo, credo di non aver mai smesso per tutto il tempo, e le dico che è tutto ok, di nulla, per così poco.
Quegli occhi piccoli e buoni, insicuri e tristi mi fissano, non è finita, c’è ancora qualcosa che non torna.
Sto per andare via, ho già il cuore pieno di meraviglia. “Aspetti, signora” mi chiama. E lo fa.



Strappa una foglia, una sola, piccola, per non sprecare nulla. E me la fa cadere in mano. La foglia di lattuga scende giù come una piuma dal balcone. Lei la guarda scivolare, io la aspetto con le mani giunte. E cade lì, perfetta, fra le mie mani.
“È insalata?” mi chiede, come per conferma.
Non so cosa fare, guardo questa foglia fra le mie dita. Ho solo voglia di abbracciare quella vecchina, sono commossa, è la bellezza che mi si para davanti. “Sì, è sicuramente insalata”.
Lei si scusa, dice che di solito non fa così, ma che davvero stava per metterlo in pentola, quel batuffolo verde, e poi non capiva più se era il cavolo o l’insalata. Era sola, e con gli anni certe cose erano diventate sempre più difficili. Io con la testa all’indietro la guardavo con un affetto infinito e la voglia di andare su a pranzo con lei.

Ecco, cose belle così dovrebbero capitare più spesso.

Non sono poi così rare, succedono e capitano di continuo, ma noi siamo troppo indaffarati per coglierle.
O non vogliamo, per chissà quale motivo.
Mille domande, mille incertezze e insicurezze, mille dubbi.
E poi, un giorno, fran.
Come una foglia di insalata che cade.
Solo che bisogna saper guardare in alto e vedere la nonna che ti chiama, e cercare la meraviglia.



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