Il mio cane che abbaia, abbaia, abbaia, abbaia, abbaia...
.. senza dimenticare Grace Papaia.
ABBIGLIAMENTO del GIORNO
Come un’adolescente in crisi di identità.
so anche essere così sportychic o trendychic, come dice la mia consulente d’immagine...
e poi sciatta, soprattutto sciatta... E maldestra, e mi macchio sempre...
... oppure faccio porcherie come questa...
... o quest’altra...
Diciamo che non ho una mia identità. Ma ho una mia moda..
ORA VORREI TANTO...
STO STUDIANDO...
Un modo per limitare il mio pericoloso autolesionismo
OGGI IL MIO UMORE E'...
Arranco... ma con stile.
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
PARANOIE
1) Dimenticare
MERAVIGLIE
1) ... l'instabilità del caso ... sapere che vivere nn è una teoria matematica e in ogni attimo tutto può essere rivoluzionato anche da una semplice frase...
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Thursday, March 22, 2012 - ore 15:46
Nottismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Concerto di Elio e le Storie Tese (strepitoso) a Padova, ieri sera. Amici che non vedevo da tanto, tantissimo tempo. Amici di spritz.it fra l’altro, ed è sempre una bella conferma. La partenza era stata a rilento. Rogne e piccoli inconvenienti lavorativi mi hanno impedito di lasciare casa prima delle 19.15, e avevo appuntamento alle otto con gli altri, a Padova appunto, ma neanche Padova, in un locale che non conoscevo a Padova Ovest, robe che non si trovano neanche col navigatore – che io, fra parentesi, non ho. “Faccio la Noalese” avevo annunciato trionfante. “Non arriverai mai, prendi l’autostrada” mi hanno intimato. E così fu. Ero titubante, ma è stata col senno di poi la migliore soluzione. Andata senza interruzioni, 110 km/h costanti (la mia micra non mi permette molto di più) e qualche camion troppo irruento nei sorpassi, ma ne sono uscita benone. Ma il ritorno, ragazzi, il ritorno.
Mi sono infilata le cuffie e sono partita. Dopo Spinea sul Passante non ho trovato una sola macchina. Eravamo io e la mia musica nel buio totale, solo i miei fari davanti a me e qualche altra lucciola luminosa in lontananza, lampioni di paesi, insegne industriali, qualche camion sonnolento a bordo strada. Un’ora di Silvia sola con se stessa e pensieri che arrivano dalla testa dritti al cuore, e viceversa. Poi in pancia si fermano ed esplodono nel resto del corpo. Fino all’uscita di Silea non ho trovato nessuno. Era l’una e mezza di notte, chissà forse erano tutti a letto a fare sonni belli, in un lettone grande e morbido e che sa di pulito, e io giravo in macchina con un insolito sorriso e lacrime di indecisione fra Padova e Treviso, entusiasta come se fosse stato un viaggio d’iniziazione. Eppure ne ho fatti altri, sempre verso Patavium, sempre a trovare loro. Stavolta era come se fosse diverso. Sarà che è una strada che percorro poco, sarà che avevo bisogno di fare qualcosa da sola, sarà che è un periodo della mia vita un po’ così, in cui scopro ed esploro e alterno momenti di lucida razionalità a istinto e improvvisazione. Sarà che ne avevo bisogno, di Elio, degli amici, della musica giusta. Ma correre nel nulla come se fosse una strada verso nessunluogo, vedere davanti a me solo profili di notte e buio, cantare a squarciagola. Ecco, mi sono sentita viva e felice.
Il brutto è venuto dopo. Ho fatto sogni strani stanotte. Inquietanti, direi. Paurosi, quasi, se non rifiutassi l’idea di avere paura, in questo momento. Persone che mi scrutano e mi lasciano senza motivo, che preferiscono perdermi piuttosto che rischiare di tenermi. Io sono un rischio, instabile, precaria, appesa a un filo. Ricordo solo qualche immagine e qualche sguardo stranito. Qualche volto conosciuto, qualcuno sconosciuto. Ma se ne andavano tutti, e io con le mani sciolte cercavo di non spargermi in mille pezzi. Non sono bei sogni da fare, di notte.
Però il viaggio di ieri, una macchina tirata fino a 120 e mi sembrava di volare. Tremava tutto, il cruscotto, l’acqua sul sedile del passeggero, tremavano perfino i tergicristalli – mica sono abituati a queste folli velocità. Con un altro motore sotto il sedere avrei corso anche di più. Mi sarebbe piaciuto un sacco, schiacciare finché ce n’è e staccarmi da terra e prendere il volo. Tanto c’ero solo io. Io e la notte.
Se un giorno mi avessero detto "metterai una canzone di Arisa" avrei mostrato il medio.
Arisa - La Notte Non basta un raggio di sole in un cielo blu come il mare perché mi porto un dolore che sale, che sale... Si ferma sulle ginocchia che tremano, e so perchè...
E non arresta la corsa, lui non si vuole fermare, perché è un dolore che sale, che sale e fa male... Ora è allo stomaco, fegato, vomito, fingo ma c’è
E quando arriva la notte e resto sola con me La testa parte e va in giro in cerca dei suoi perchè Né vincitori né vinti si esce sconfitti a metà La vita può allontanarci, l’amore continuerà...
Lo stomaco ha resistito anche se non vuol mangiare Ma c’è il dolore che sale, che sale e fa male... Arriva al cuore lo vuole picchiare più forte di me
Prosegue nella sua corsa, si prende quello che resta Ed in un attimo esplode e mi scoppia la testa Vorrebbe una risposta ma in fondo risposta non c’è
E sale e scende dagli occhi il sole adesso dov’è? Mentre il dolore sul foglio è seduto qui accanto a me
Che le parole nell’aria sono parole a metà Ma queste sono già scritte e il tempo non passerà
Ma quando arriva la notte, la notte e resto sola con me La testa parte e va in giro in cerca dei suoi perchè Né vincitori né vinti si esce sconfitti a metà La vita può allontanarci, l’amore poi continuerà...
Ma quando arriva la notte, la notte e resto sola con me La testa parte e va in giro in cerca dei suoi perchè Né vincitori né vinti si esce sconfitti a metà L’amore può allontanarci, la vita poi continuerà Continuerà Continuerà