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Thursday, March 22, 2012 - ore 21:11


almeno per ora
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Oggi mi ha chiamata R. per sapere come stavo. Non è vero: mi ha chiamata per avere qualche particolare scabroso su com’è andata. Le dico la verità: ufficialmente sono 5 mesi, nella pratica sono ormai quasi 10.
Mi ha chiesto se sto bene, se me la cavo anche da sola. Ho detto di sì. E mi sembra anche ovvio che me la cavo, se no come avrei superato questi mesi?!
Mi ha chiesto se sto bene così. Ecco, questa è stata una domanda molto più interessante. Sto bene così? Onestamente no, ma lei non avrebbe capito i motivi: le mancano particolari, dettagli (che poi non sono proprio dettagli) che non le ho rivelato. Mi sono limitata a dire di sì. E a dirle che si va avanti in ogni situazione.
Che onestamente, voglio dire, non è che non mi capiti di ripensarci, eh. Anzi.
Però è come quando si rompe qualcosa e lo incolli con la vinavil perchè non hai l’attack a portata di mano. Ecco, io sono così: mi si è rotto qualcosa e a metterne insieme i pezzi si vedono le fratture, i segni. Non sono più in grado.
Non sono più in grado di pensare a una vita a due. A fare la spesa, a cucinare per un altro, ad uscire con lui, ad aspettare le sue chiamate, ad accettare le litigate, i suoi malumori, a far accettare i miei.
E il letto. Non sono più in grado di immaginarmi a dormire al fianco di qualcuno. Non per tutta la vita almeno.
Per non parlare dei progetti. Non sono più in grado di scendere a compromessi per far combaciare due destini in uno solo.
Non sono più in grado. Almeno per ora.


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