STO LEGGENDO
Un cappello pieno di ciliege di Oriana Fallaci
HO VISTO
tante cose, ma ne vedrò ancora molte...
STO ASCOLTANDO
l’assordante rumore del silenzio
ABBIGLIAMENTO del GIORNO
abbigliamento del giorno? noooooo
ORA VORREI TANTO...
entrare in un acquario e capire come ci si sente ad essere un pesce rosso
STO STUDIANDO...
al primo anno di Psicologia Clinica
OGGI IL MIO UMORE E'...
...altalenante come al solito...
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
PARANOIE
1) quanta cioccolata posso mangiare oggi per non essere depressa domani??
MERAVIGLIE
1) guardare negl'occhi una persona a cui vuoi bene e capire tutto al volo senza bisogno di parole...
2) mettere le mani attorno ad una tazza di cioccolata calda con panna in pieno inverno
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Thursday, April 05, 2012 - ore 15:02
fumi del barismo cordiale, ovvero le memorie di un mercoledì universitario
(categoria: " Vita Quotidiana ")
A. L. ed io arriviamo in zona e non fatichiamo a capire qual è l’appartamento della festa: ne esca un baccano infernale. Per un attimo mi chiedo quanto ci metteranno ad arrivare i carabinieri, ma scaccio il pensiero e lascio che le altre suonino il campanello.
Ci metteno un po’ ad aprirci e questo ci lascia il tempo di chiederci se per caso questo imbucamento di due ore postumo rispetto all’orario di inizio della festa non sia per caso inopportuno. Comunque alla fine ci aprono e saliamo.
La scena che ci si apre davanti ha un che di pittoresco e insano: pavimento appiccicoso, coppie avvinghiate, tanti bicchieri in giro, niente alcolici, niente analcolici e un forte odore di fumo. Veniamo subito addocchiate da un gruppo di ragazzi che con la scusa di attaccare bottone ci sfila dalla mani una delle bottiglie che abbiam portato: a fine serata ho avuto modo di ringraziare il furbo sconosciuto per questa maleducazione.
Non serve una laurea per capire che di sobrio in giro non c’è proprio nessuno. Mi parte spontanea un’imprecazione mentale. Perdiamo subito L.. Io e A. rimaniamo vicine e parlottiamo tra noi. Arriva un nuovo gruppetto di ragazzi. Iniziano a provarci. Pesantemente. Ci scocciamo e cambiamo posto.
A fatica riusciamo a muoverci nell’affollamento che pervade il salotto. Ci sediamo sul divano, facciamo un paio di foto, ci dvertiamo a guardare e commentare la gente ubriaca.
Ad un certo punto attacco rogna con un tizio eccessivamente insistente. Brutto approccio e, probabilmente, un’anima ancora più brutta. Chissà perchè mi viene in mente un episodio in cui qualcuno mi aveva riferito di essersi sentito spesso ripetere di avere un’anima buona.
Comunque, facilmente immaginabili, arrivano le lamentele dei vicini. Tutti sono caldamente invitati ad uscire. Noi siamo praticamente le ultime ad uscire per qualche fatica a ritrovarci.
La serata si conclude a sparar cavolate per le vie del Portello. Nego numero e contatto fb al rompipalle invitandolo ad "andare a defecare". Ultima tappa da Gianni, dove approfittiamo della generosità di uno spasimante di L. e ci dividiamo uno spritz in tre. Poi me ne torno alla macchina, accompagnata da un tizio grande e grosso che dopo aver osservato silenzioso tutta la sera i suoi amici che approcciavano, pensa finalmente sia arrivata la sua occasione. Rimane deluso quando, arrivati al parcheggio gli dico "Bene, questa è la mia macchina. Grazie. Ciao" e gli chiudo la portiera praticamente in faccia.
Guido quindi verso casa, prendendo uno spauracchio per una curva presa un po’ alla cacchio, rendendomi conto di quanto sia precaria la vita e di quanto tutto in quella serata sia stato approssimativo. Approssimativi i tentativi di cocktail economici, approssimativi gli approcci di tutti i pippaioli, approssimativa la mia voglia di star là, approssimativa la necessità diffusa di tracannare quanto più alcool possibile per divertirsi, approssimative le modalità di festeggiare, approssimativo un po’ tutto.
Morale della favola: mai più ad una festa organizzata da ingegneri: troppi uomini, troppo testosterone e troppa poca voglia di far bene.
Riporto uno dei dialoghi più significativi della serata:
-Sai, avresti anche rotto le palle da un pezzo...
-Eh, ma uffa sei proprio una f**a di legno!
-Non è che con te si possa essere altrimenti, eh. E comunque ti assicuro che se almeno ogni tanto mi guardi in faccia, non succede niente. Sono solo tette e non occorre che le controlli ogni due secondi: rimangono sempre lì, non è che si trasformano e tra un po’ me ne cresce un’altra!
-Ah... Bè, comunque me lo lasci il numero?
-NO!
-E il contatto fb?
-NO!
-E stasera me la dai?
-Direi proprio di NO!
-E allora vaffan***o!
-Piuttosto che continuare a parlare con te ci vado più che volentieri!
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