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.. senza dimenticare Grace Papaia.


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Come un’adolescente in crisi di identità.



so anche essere così sportychic o trendychic, come dice la mia consulente d’immagine...



e poi sciatta, soprattutto sciatta... E maldestra, e mi macchio sempre...



... oppure faccio porcherie come questa...



... o quest’altra...



Diciamo che non ho una mia identità. Ma ho una mia moda..



ORA VORREI TANTO...




STO STUDIANDO...

Un modo per limitare il mio pericoloso autolesionismo

OGGI IL MIO UMORE E'...

Arranco... ma con stile.


ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







PARANOIE


1) Dimenticare

MERAVIGLIE


1) ... l'instabilità del caso ... sapere che vivere nn è una teoria matematica e in ogni attimo tutto può essere rivoluzionato anche da una semplice frase...



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Sunday, April 29, 2012 - ore 16:36


Meraviglismi #2
(categoria: " Vita Quotidiana ")


praticamente una continuazione del post precedente (a modo suo)

Cose spiacevoli degli ultimi giorni

Ho sbagliato a comprarmi il profumo. La scatola era uguale, il prezzo uguale, il nome uguale. Ma c’era un sottotitolo che non avevo notato e ho comprato la “deviazione sul tema” più primaverile, ha detto la signora della profumeria quando sono tornata lamentandomi. E mi ha detto, sostanzialmente, che sono cazzi miei (ma come lo direbbe una signora che lavora in profumeria). Sono molto contrariata. Mi sta pure abbastanza bene ma non è il mio. E me lo dovrò ricomprare e sono proprio scema. E pagobancomat, again.

Mi si è sciolto un cioccolatino in borsa e ho crema di cioccolato su telefono, lucido, matite, penne, specchietto (avevo perfino lo specchio, sono diventata donna da pochi mesi, con uno specchio in borsa, ed è tutto marrone). E sulla borsa, ovviamente. Lavo o non lavo? Non lavo. Il profumo di cioccolato non è malissimo.

Inoltre la Nutella è prepotentemente tornata a far parte della mia vita. La solitudine fa strani scherzi.

Tener fermi pezzi e notizie finisce che o escono da altre parti, o non escono più.

Per lavoro sono stata in giro un’intera giornata all’aperto, al sole che c’era sabato, girando in bici con gli “Amici della bicicletta” che manifestavano. Mi sono abbronzata in viso, e uno dice, bene. Ma ho il segno della scollatura della camicia sul petto. Giudacane.


Cose piacevoli degli ultimi giorni

Ci ho messo un’ora a scegliere lo spazzolino al supermercato. Non capivo quale spazzolino normale costasse di meno. E mi sono incantata davanti alla parete degli espositori. Fuori da qui ci sono così tante meraviglie che è difficile perfino scegliere uno spazzolino. Ne ho preso uno diverso.



In un attacco di shopping compulsivo mi sono comprata due paia di pantaloni, uno senape ma non proprio senape, e uno blu. La commessa avvicinandosi mi fa, che taglia ti do, una 38 o vuoi provare intanto una 40? Sono soddisfazioni. Ho preso una 42, e mi sta larga, ma non so per quanto ancora rimarrò magra.

La biciclettata di sabato mi ha portata in Restera, ed è uno spettacolo.



E ho pranzato con la Betta, Jenny ti amo e una Treviso meravigliosa riflessa sugli occhiali.



Ma la cosa più bella di tutte è successa oggi. Che all’improvviso è sbucato Novecento, in tivù, non erano ancora le due. Ho sentito le voci mentre scrivevo questo post, mi sono girata, era lui. Non ero preparata, sono arrivata che Novecento era ricomparso dal nulla dopo giorni di silenzio suonando il pianoforte, e in culo il regolamento. Sono rimasta incollata a lui. Ho avuto i brividi per tutto il tempo, e mi conosco, lo so cosa vuol dire. La scena di Novecento che suona ondeggiando con la nave sulla nave, una danza con l’oceano, e poi la gara di jazz e la sigaretta accesa sulle corde. È una delle storie più belle mai raccontate. Ho pensato a te.

“E lì, a quel punto, cadde il quadro. A me m’ha sempre colpito questa faccenda dei quadri. Stanno su per anni, poi senza che accada nulla, ma nulla dico, fran, giù, cadono. Stanno lì attaccati al chiodo, nessuno gli fa niente, ma loro a un certo punto fran, cadono giù, come sassi. Nel silenzio più assoluto, con tutto immobile intorno, non una mosca che vola, e loro, fran. Non c’è una ragione. Perché proprio in quell’istante? Non si sa. Fran. Cos’è che succede a un chiodo per farlo decidere che non ne può più? C’ha un’anima, anche lui, poveretto? Prende delle decisioni? Ne ha discusso a lungo col quadro, erano incerti sul da farsi, ne parlavano tutte le sere, da anni, poi hanno deciso una data, un’ora, un minuto, in istante, è quello, fran. O lo sapevano già dall’inizio, i due, era già tutto combinato, guarda io mollo tutto fra sette anni, per me va bene, okay allora intesi per il 13 maggio, okay, verso le sei, facciamo sei meno un quarto, d’accordo, allora buonanotte, notte. Sette anni dopo, il 13 maggio alle sei meno un quarto: fran. Non si capisce. È una di quelle cose che è meglio se non ci pensi se no ne esci matto. Quando cade un quadro. Quando ti svegli, un mattino, e non la ami più. Quando apri il giornale e leggi che è scoppiata la guerra. Quando vedi un treno e pensi io devo andarmene di qui. Quando ti guardi allo specchio e ti accorgi che sei vecchio. Quando, in mezzo all’Oceano, Novecento alzò lo sguardo dal piatto e mi disse: “A New York, fra tre settimane, io scenderò da questa nave. Ci rimasi secco”.
Fran.


Fa parte delle cose belle, sì. E ho pianto tantissimo. Mi ha fatto bene. Mi sono liberata, ne avevo proprio bisogno.
No, non ho pianto quando si sono salutati, né quando è esplosa la nave. Ho pianto quando suonava. E quando la gente ballava.

“Suonavamo perché la gente non sentisse passare il tempo, e si dimenticasse dov’era e chi era. Suonavamo per farli ballare, perché se balli non puoi morire, e ti senti Dio. E suonavamo il regtime, perché è la musica su cui Dio balla quando nessuno lo vede. Su cui Dio ballava, se solo era negro”.

Che voglia di ballare.

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