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Tuesday, May 08, 2012 - ore 20:43


sarà un bel souvenir, sarà lo specchio di riflessi chiari e riflessi scuri.
(categoria: " Vita Quotidiana ")



C’è un senso di ingratitudine che sfiora tutti prima o poi. E’ il soffio sottile e quanto mai subdolo e corrosivo che ci porta a sorvolare tante questioni importanti, a dare per scontate tante cose che non lo sono.
Troppi gesti che potenzialmente avrebbe in esse il seme della meraviglia sono trascurate perchè, guarda caso, c’è sempre qualcosa di più importante da fare, da portare a termine in fretta. E così non diventa più magico il risveglio al fianco della persona che amiamo, i baci diventano distratti, le conversazioni si spengono bruscamente per il telegiornale da seguire, si rimanda una risata, un racconto, un sospiro, un gemito. Crediamo sempre di avere un tempo infinito davanti. E procastiniamo, procastiniamo, procastiniamo.
E qualche volta accade che la morte di qualcuno o qualcosa ci stravolga. Paradossalmente conosciamo molto meglio quest’evento, il cui solo nome basta a incutere timore, del vocabolo suo opposto: Vita. Tanto il primo rappresenta qualcosa di definitivo, stabile, immutabile e irrimidiabile, tanto il secondo si presta a tutti gli aggettivi contrari.
L’intensità con cui ci disperiamo per la perdita di una persona cara non è la stessa con cui ringraziamo coloro che riescono a salvarsi.
Veniariamo più la morte che la vita. E così rimproveriamo i bambini di non correre o gridare nei cimiteri. E così inculchiamo nelle giovane menti il bisogno di rispettare chi ora non c’è più. E che magari, quando ancora c’era, è stato più e più volte ignorato perchè qualcosa di più "urgente" richiamava l’attenzione.

Ci accorgiamo del Bello solo quando lo perdiamo.


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