
shaula, 32 anni
spritzino di Willorba
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Sono sistemato
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HO VISTO
I miei angeli custodi

STO ASCOLTANDO
Il mio cane che abbaia, abbaia, abbaia, abbaia, abbaia...

.. senza dimenticare Grace Papaia.
ABBIGLIAMENTO del GIORNO
Come un’adolescente in crisi di identità.

so anche essere così sportychic o trendychic, come dice la mia consulente d’immagine...

e poi sciatta, soprattutto sciatta... E maldestra, e mi macchio sempre...

... oppure faccio porcherie come questa...

... o quest’altra...

Diciamo che non ho una mia identità. Ma ho una mia moda..
ORA VORREI TANTO...
STO STUDIANDO...
Un modo per limitare il mio pericoloso autolesionismo
OGGI IL MIO UMORE E'...
Arranco... ma con stile.
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
PARANOIE
1) Dimenticare
MERAVIGLIE
1) ... l'instabilità del caso ... sapere che vivere nn è una teoria matematica e in ogni attimo tutto può essere rivoluzionato anche da una semplice frase...
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Monday, May 21, 2012 - ore 21:05
Dentismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
(ma anche un po’ di Parolismi)Mi fanno male i denti. Credo di aver esagerato con la Nutella oggi pomeriggio. Ma come si fa a non esagerare con la Nutella, accidenti. Spiegatemelo voi.
Un cucchiaino non può bastare, il secondo sembra ti stia dando soddisfazione, infili in bocca il terzo per chiudere la partita e invece apre la strada della perdizione, e non fai tempo a rendertene conto che un vaso è già arrivato a metà. E ti fanno male i denti.
E poi lacrime di coccodrillo. Con la pancia bianca.
Cavolate a parte. Oggi si parla di
parole.
A volte mi escono delle parole dalla bocca. E non mi rendo conto.
O meglio, sono esattamente quello che vorrei dire. Ma non dovrei. Come quella volta dell’amica di Ale.
Sono felice di conoscerti, disse lei.
Ovvio, dissi io. Sembravo stronza, ero sincera. E un po’ stronza, ok lo ammetto, ma con onestà intellettuale.
Dico la cosa vera. Ma è sbagliata. Cioè, è vera e sarebbe potenzialmente giusta, ma è sbagliata.
Il fatto è che io non ho un gran rapporto con l’autocontrollo verbale.
Dovrei smettere di parlare, e scrivere e basta. Andare in giro come Thomas*, con un quaderno, per scriverci sopra le risposte. E come lui scrivermi sulle mani Sì, No. Alzare la mano con la risposta, e poi andare via. E smetterla di parlare, che parlare non fa per me. Io devo scrivere, non parlare.
Forse per questo mi piace parlare da sola, non c’è nessuno che se ne sta lì ad ascoltare. E puoi dire tutto quello che vuoi, sinceramente. Quando parlo con me finisce anche che mi litigo (si può usare il riflessivo?), ma tutto torna utile di questi tempi. Discuto allo specchio, talvolta riesco a insultarmi. Una volta c’era l’amico immaginario a sollevarmi dall’ingrato compito di essere rimproverata, poi il suicidio. E in qualche modo mi dovevo sfogare.
Pirandello diceva che la vita o la si vive o la si scrive. Se scrivo posso cancellare le parole, e io le devo cancellare. C’è sempre bisogno di cancellare qualcosa. Anche se l’istinto spesso ti fa dire le cose giuste, perché vive il momento, altre volte bisogna poter cancellare. Il dottore diceva che dovevo parlare, di più, di più. Ho iniziato a scrivere. Io a parlare non sono brava.
C’è qualcosa dentro di noi che ci fa per forza dire quello che vogliamo e non quello che dovremmo? Quanto è una colpa? Quanto è istinto di sopravvivenza? Quanto è cerebrale? In che percentuale è una trasposizione orale di quello che vorremmo essere?

* Vi faccio questo dono: il libro con Thomas è “Molto forte, incredibilmente vicino”, di Safran Foer. Se non l’avete ancora letto leggetelo, che fa bene al cuore. E dovrebbe essere uscito pure il film, mi pare. Chissà se riuscirò ad andare al cinema. Proviamoci. Domenica pomeriggio, dai.
Faccio un fioretto.
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