
shaula, 32 anni
spritzino di Willorba
CHE FACCIO? arranco
Sono sistemato
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HO VISTO
I miei angeli custodi

STO ASCOLTANDO
Il mio cane che abbaia, abbaia, abbaia, abbaia, abbaia...

.. senza dimenticare Grace Papaia.
ABBIGLIAMENTO del GIORNO
Come un’adolescente in crisi di identità.

so anche essere così sportychic o trendychic, come dice la mia consulente d’immagine...

e poi sciatta, soprattutto sciatta... E maldestra, e mi macchio sempre...

... oppure faccio porcherie come questa...

... o quest’altra...

Diciamo che non ho una mia identità. Ma ho una mia moda..
ORA VORREI TANTO...
STO STUDIANDO...
Un modo per limitare il mio pericoloso autolesionismo
OGGI IL MIO UMORE E'...
Arranco... ma con stile.
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
PARANOIE
1) Dimenticare
MERAVIGLIE
1) ... l'instabilità del caso ... sapere che vivere nn è una teoria matematica e in ogni attimo tutto può essere rivoluzionato anche da una semplice frase...
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Thursday, June 07, 2012 - ore 10:28
Piastrismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Nel mio tormento (tormento credo sia la parola adatta in questo periodo) ho deciso di deliziarvi con un post di stile classico.
Ovvero, osservazioni sulla vita vissuta viste con gli occhi di una Silvia non a caso. Che ha i fiori in testa, vorrei ricordarvi, anche oggi.
E quindi,
PiastrismiCi sono cose che solo una donna capisce. La coda di cavallo in una che di solito ha i capelli sciolti significa, nel 98 per cento dei casi, “oggi non avevo voglia di lavare i capelli”. Un paio di pantaloni bianchi e strettissimi significa “la natura ha già compiuto il suo miracolo mensile, guardate che bel culo vi sfoggio oggi” - ovviamente ognuna ha una percezione personale del proprio fondoschiena.
E una cicatrice sottile e scura in fronte significa una cosa sola. Adesso vi spiego, perché merita un approfondimento, e voglio rendervi edotti per evitare brutte figure in futuro.
Lo faremo, didatticamente, con un esempio.
Non so come fare a non rendere riconoscibile la ragazza di cui scriverò, ma tanto vale non provarci nemmeno perché sarebbe troppo impegnativo. Voi non la conoscete, quelli che la conoscono non leggono gli shaulismi, quindi pace.
Insomma, l’altro giorno in Comune arriva una collega un po’ affannata. Toglie la borsa a tracolla con un certo scazzo e la testa bassa, poi la giacca, che faceva un sacco caldo, poi toglie la sciarpa. Mi guarda, la guardo. Una cicatrice scura in fronte, orizzontale, lunga.
Piastra eh? le dico con aria complice.
Sì, piastra, dice lei. Sei l’unica che l’ha capito. Tutti mi chiedono se ho preso una botta.
No, tesoro, io capisco benissimo.
L’ho scattata io, è un dettaglio della cicatrice se non s’era capitoSì vede tanto? mi chiede lei con un certo timore. Io non so mentire, così le faccio la faccia da zia buona e complice, ma senza dire sì o no, con una frase che vuol dire tutto ma senza ferire: Se vuoi andiamo all’Acqua e Sapone e compriamo un correttore.
Non le ha fatto piacere. Tuttavia sa che sono una ragazza di sinceri sentimenti e limpide espressioni. E se l’è mesa via.
Dopo pochi minuti sono arrivati in successione assessori, colleghi, consiglieri, conoscenti, il fotografo, mai vista tanta gente. E uno dopo l’altro: hai preso una botta? E lei, che coi capelli corti non poteva nascondere nulla: no, non è niente.
Dai, hai sbattuto su una porta? No, non è niente.
Ma guarda cos’hai in testa. Ti sei fatta male?
Allora, uomini. Geni. Come cazzo fa una a sbattere la fronte su una porta e avere una cicatrice orizzontale? Me lo spiegate? Uno ha azzardato un “portiera della macchina”, e già ci poteva stare. E ogni volta che qualcuno si lanciava in assurde supposizioni lei guardava me, e la bocca prendeva l’angolo basso. La scafetta, dice la mia mamma.
Finché gliel’abbiamo detto (sì, ormai ero parte del gioco, era come se fosse roba mia quella cicatrice). Lei l’ha detto, e io ho preso il via, come se mi avessero messo il gettone. Poverina, mi sono subito messa sul carro di quelli senza cicatrice. Ma sempre con tanta solidarietà femminile.
C’è stato un periodo in cui fra me, la Dany e la Fede ogni volta che si usciva c’era una delle tre con la cicatrice in fronte. Io molto meno, devo dire, perché la piastra non la so usare (come non so usare mascara, fondotinta, cipria e tutte quelle diavolerie da femmine) e non mi serviva. Ma come facevi a capire che c’era una cicatrice su una delle tre? Un ciuffo che prima non c’era, calato su un lato della fronte. Così, per caso.
Hey, ti sei bruciata con la piastra?
Oddio, si vede?
No, ma hai il ciuffo.
E via, a ridere. Che poi, diciamolo, non fa niente ridere. Anzi, fa un male boia quando quel metallo incandescente ti marchia a fuoco il viso. E soprattutto è imbarazzante. Il primo giorno è solo un leggero baffo fra il rosa e il rosso. La mattina dopo hai una scia di Nutella indelebile sulla fronte. E ancora peggio se ne accorgono solo le donne. A un uomo puoi farlo passare come un eccesso di goffaggine, ma una donna non la freghi. E ride di te.
Meno male che sono tornata riccia.
Stay tuned
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