Negli istanti in cui la vita ci appare tollerabile, non le domandiamo di avere un senso; è la disperazione del cuore che induce lo spirito ad essere troppo esigente. [J. Rostand]
Domenica di
caldo ed afa, alleggerita dallo spirare costante del vento...ed il
vento mi porta sempre a pensare...mi si formano in testa
pensieri evanescenti, appena abbozzati, dove frasi si mescolano ad immagini e musica...
In sottofondo, stanno suonando
Morrissey e
The Smiths e mi rendo conto di come io ascolti, in pratica, solo musica del passato.
Mi dedico alla pratica ormai desueta di scrivere una
lettera ad una carissima amica che vive al Nord, vittima del fascino di penna e calamaio, come una
Madame de Sevigné contemporanea...

Osservo le mie amatissime
chiocciole e mi chiedo se il mio
modo di sentire sia quello giusto, se
quello che voglio abbia un senso, un significato ed un costrutto o se l’unica strada percorribile sia quella dell’irrazionalità, perché il
futuro per definizione non esiste: quando lo incontriamo, esso è già
presente...
W. Shakespeare: “
L’amore può dar forma e dignità a cose basse e vili, e senza pregio; ché non per gli occhi Amore guarda il mondo, ma per sua propria rappresentazione, ed è per ciò che l’alato Cupido viene dipinto col volto bendato”.
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Proseguo nella lettura de
Il secondo sesso di
S. de Beauvoir, riflettendo sulla mia condizione di donna, ed affronto per la prima volta un testo di
Z. Bauman,
Mortalità, immortalità e altre strategie di vita, folgorata dal suo
dare un senso alla vita attraverso la morte: “
E’ la consapevolezza della fine che infonde ogni momento che la precede di un meraviglioso significato. Non tanto perché ci dà il significato ultimo della vita, quanto perché ci incita e ci costringe a riempire le nostre vite con significati. E’ quella consapevolezza che ci spinge a cercare nuovi inizi. La coscienza di vivere in un tempo preso a prestito che ci suggerisce di usarne ogni boccone in maniera saggia. Insomma, la vita è piena delle cose – non una di più, né una di meno – che la morte è riuscita a piantarci dentro”.
Mangio
éclair e bignè alla crema, sentendomi un po’ come
Marie Antoinette, mentre mi passa per la testa una massima di
M. Tullio Cicerone: “
Filosofare è imparare a morire”; la cultura ci porta a pensare sempre ad altro, ci spinge a lasciare una traccia di noi.
J. W. Goethe: “
Ho vissuto una vita molto felice, ma non ricordo una singola settimana che lo sia stata”...attonita, mi rendo conto che, paradossalmente, più di qualche volta mi capita di
essere felice, nonostante tutto.
Ecco il senso della vita: beh, non è niente di speciale... siate gentili con il prossimo, non mangiate i grassi, leggete un buon libro, fate passeggiate e cercate di vivere in pace e armonia con gente di ogni fede o nazione. [Monty Python,
Il senso della vita]