STO LEGGENDO
Un cappello pieno di ciliege di Oriana Fallaci
HO VISTO
tante cose, ma ne vedrò ancora molte...
STO ASCOLTANDO
l’assordante rumore del silenzio
ABBIGLIAMENTO del GIORNO
abbigliamento del giorno? noooooo
ORA VORREI TANTO...
entrare in un acquario e capire come ci si sente ad essere un pesce rosso
STO STUDIANDO...
al primo anno di Psicologia Clinica
OGGI IL MIO UMORE E'...
...altalenante come al solito...
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
PARANOIE
1) quanta cioccolata posso mangiare oggi per non essere depressa domani??
MERAVIGLIE
1) guardare negl'occhi una persona a cui vuoi bene e capire tutto al volo senza bisogno di parole...
2) mettere le mani attorno ad una tazza di cioccolata calda con panna in pieno inverno
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Tuesday, June 19, 2012 - ore 21:42
siamo sempre ciò che mangiamo.
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Continuo a fissare l’invadenza del bianco sul mio curriculum. E non è proprio questione di horror vacui: ieri ho fatto un colloquio e la tizia mi ha fatto notare che l’avevo sparata troppo grossa. Onde per cui, in vista del "colloquio conoscitivo" -si ora la prima scrematura tra centinaia di giovani laureati comodi e disperatamente alla ricerca di soldi la chiamano così- di domani, direi che è il caso di rimediare alla svelta.
Capacità e competenze organizzative.
Parliamone.
Non so tenere in ordine nemmeno le mutande dentro il cassetto, che cavolo di capacità organizzative credi che abbia?
Potrei scrivere che durante le scuole medie ho collezionato cucchiaini di plastica e che li avevo accuratamente suddivisi per sfumatura cromatica. Credo sia stato il momento di massimo splendore della mia capacità organizzativa.
Senza contare che, accidenti, com’è che esiste pure una modalità standard di presentazione? Non basta essere un numero per l’università, per gli ambulatori medici, per le ricerche dell’ISTAT, per le Ferrovie di Stato... No: bisogna anche diventarlo quando si è alla ricerca di un lavoro. Costretti ad auto-omologarci a modelli prefatti, con gli appositi spazi da compilare e le rassicuranti frasi già pronte all’uso.
Potrei sempre scrivere che so gestire malissimo i tempi per lo studio, figuriamoci sul lavoro. Tanto in ogni caso in un modo o nell’altro la zappata sui piedi troverei comunque il modo di darmela.
Potrei schizzarci sopra un disegnino fallico giusto per dare l’impressione -per altro reale- che non mi prendo mai sul serio.
Potrei lasciare in bianco.
Potrei, come farò senz’altro, adeguarmi senza troppe pretese di originalità a qualche frase falsa e fittizia, ben articolata, ma che in sostanza non significa assolutamente nulla.
Parlare di se stessi è come parlare dei propri prodotti, voi credete a tutta la pubblicità che vedete?
[M.J.W]
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