
shaula, 32 anni
spritzino di Willorba
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HO VISTO
I miei angeli custodi

STO ASCOLTANDO
Il mio cane che abbaia, abbaia, abbaia, abbaia, abbaia...

.. senza dimenticare Grace Papaia.
ABBIGLIAMENTO del GIORNO
Come un’adolescente in crisi di identità.

so anche essere così sportychic o trendychic, come dice la mia consulente d’immagine...

e poi sciatta, soprattutto sciatta... E maldestra, e mi macchio sempre...

... oppure faccio porcherie come questa...

... o quest’altra...

Diciamo che non ho una mia identità. Ma ho una mia moda..
ORA VORREI TANTO...
STO STUDIANDO...
Un modo per limitare il mio pericoloso autolesionismo
OGGI IL MIO UMORE E'...
Arranco... ma con stile.
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
PARANOIE
1) Dimenticare
MERAVIGLIE
1) ... l'instabilità del caso ... sapere che vivere nn è una teoria matematica e in ogni attimo tutto può essere rivoluzionato anche da una semplice frase...
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Wednesday, June 20, 2012 - ore 21:36
Esamismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
E così torno vincitrice, dopo due giorni a Roma, è andata e sono molto felice.
Alive. Pearl Jam. Questa è la musica. Alive.
Era cominciato tutto benissimo, in treno, con una signora meravigliosa conosciuta così, chiacchierando. Io ripetevo ad alta voce e lei mi ha chiesto se avevo un esame. Da lì è nata una di quelle storie che mi fanno stare bene. Una pittrice, intorno ai 70 anni, ma più di 70. Bellissima, capelli bianchi raccolti con un fermaglio gioiello, occhi furbi, magnetica. Originaria di Torino, socialista di base mazziniana, vive in Germania, ama Venezia, andava a Roma dagli amici. Da sola.
Parlava da restarci secchi. E io la ascoltavo rapita. Mi ha detto: Andrà benissimo vedrai.
È andata bene.
Volevo fotografarla, di nascosto, mentre leggeva il suo libro. Ma avevo paura che venisse male, e di portare di lei un ricordo che non corrispondeva alla sua meraviglia. Preferisco portarmela dentro così. Non so come si chiama, non lo saprò mai.
Accanto a noi c’era una famigliola americana, lui militare di Aviano, lei donna affascinante dai lineamenti asiatici, tre bambini (due maschi e una femmina, la più piccola).
Quanti abitanti fa Roma? Ecco, una roba del genere.
Beh, ci siamo trovati in via del Corso, alle sette e mezza di sera. E poi davanti alla Colonna Traiana. E poi altre due volte sui Fori Imperiali. I bambini alla terza volta hanno cominciato a salutarmi a piene mani, ridevano come matti – e pure i genitori, la vita a volte riserva sorprese.
Non ho fatto foto alla città, benché tutto quello che vedevo mi facesse venire brividi. Un’immensità spaventosa. Ho pensato, foto di Roma ce ne sono di meravigliose, al tramonto, col sole, con la pioggia, basta mettere google immagini e c’è di tutto, e sono sicuramente più belle di quelle che farei io. Non ne valeva la pena. La stavo camminando con un gelato in mano, nell’afa della sera, circondata di americane scosciate e giapponesi con i piedi storti. Io me la sono goduta con gli occhi. Una cosa sola ho fotografato, lui.
Un uomo, solitario, un po’ dimesso, triste. Faceva castagne davanti alla fontana di Trevi. E la gente le comprava. Eravamo tutti in canottiera e sandali, alle sette c’era ancora il sole, io avevo gli occhiali scuri, le giapponesi l’ombrellino o il cappello per proteggersi. Lui faceva castagne e loro le mangiavano.


Poi l’esame. La soddisfazione. La gioia. Ma questo non fa parte della storia, non del tutto.
Il pranzo degli eroi non è stato quello che un professionista si meriterebbe.

Ma andava benissimo considerato che tutte le biglietterie automatiche della stazione Termini erano fuori uso, agli sportelli c’erano almeno quattrocento persone in coda. E io ho dovuto fare i numeri per venirne fuori.
E poi un treno disastroso, malignamente gelido. Che se mi ammalo denunzio Trenitalia. L’inizio magnifico è stato una conclusione deprimente.
E cantare seduta nel mio seggiolino, con la gente che mi guarda passando. E dice, ma che fa questa. E io, chisseneciava, ho fatto un esame oggi e sono onnipotente.
La mamma che mi dice che è orgogliosa di me.
Tiziano che si lamenta, ma non mi fa più effetto.
L’appoggio di tante belle persone che credevano in me (troppo?) e mi hanno tenuto la mano, anche a distanza.
Ho superato uno scoglio più psicologico che altro. Ho fatto qualcosa per me, in un sacco di modi.
Da oggi non cambia nulla, nella mia vita, se proprio vogliamo spiegare due robe. È tutto come prima. Ma so che ce la posso fare. E non è poco.
Sono tornata a casa da un’oretta, ho disfatto la valigia, messo a lavare indumenti madidi di sudore che ho dovuto cambiare dopo l’esame, dopo la prima uscita sotto il sole di mezzogiorno. Adesso metto a lavare pure il resto, che l’odissea pareva infinita. Ho il segno dell’abbronzatura della canottiera e dei sandali, brutta roba. Ma ragazzi, ho passato l’esame. Il resto conta fin là.
Alive.
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