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Il mio cane che abbaia, abbaia, abbaia, abbaia, abbaia...



.. senza dimenticare Grace Papaia.


ABBIGLIAMENTO del GIORNO

Come un’adolescente in crisi di identità.



so anche essere così sportychic o trendychic, come dice la mia consulente d’immagine...



e poi sciatta, soprattutto sciatta... E maldestra, e mi macchio sempre...



... oppure faccio porcherie come questa...



... o quest’altra...



Diciamo che non ho una mia identità. Ma ho una mia moda..



ORA VORREI TANTO...




STO STUDIANDO...

Un modo per limitare il mio pericoloso autolesionismo

OGGI IL MIO UMORE E'...

Arranco... ma con stile.


ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







PARANOIE


1) Dimenticare

MERAVIGLIE


1) ... l'instabilità del caso ... sapere che vivere nn è una teoria matematica e in ogni attimo tutto può essere rivoluzionato anche da una semplice frase...



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sabato 14 luglio 2012 - ore 20:13


Vacanzismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


ma anche un po’

Nudismi

Vi lascio per una settimana. Lo so, sarà lunghissima e la mia assenza creerà un vuoto incolmabile nelle vostre vite. Ma vi lascio con un post classico. Abbiatene cura.

Da qualche mese ho fatto una scoperta incredibile e oggi ve ne faccio dono. Raccontiamo le cose con ordine. Davanti alla casa in cui vivo c’è un condominio molto brutto. È brutto il colore, è brutta la struttura, sono brutti gli interni. Io guardo sempre dentro le case degli altri, e non ce n’è una che sia arredata con gusto. In questo condominio abita una dozzina di famiglie. Una di queste famiglie è composta da mamma, papà, nonna e bambina degli ultrasuoni (che essendo cresciuta ha attenuato la potenza e l’acidità delle sue corde vocali). Un’altra di queste famiglie è composta dall’uomo nudo. Non c’è ora del giorno in cui non si affacci nudo.

Vive al primo piano, quindi dalla finestra della mia camera lo vedo dritto dritto. Lo vedo pure quando sono in cucina, ma con gli alberi e il garage faccio fatica. Avrà 55, 60 anni, ha i capelli scuri e una volta ho intravisto un filo di barba. Purtroppo non so se la usa sempre, se la taglia, se la fa crescere per incuria e poi la rasa quando ha tempo libero. E gira sempre nudo per casa. In cucina, in camera, in terrazza a fumare la sigaretta. Non so se ha sempre i boxer indosso, ogni tanto sì, riesco a scorgerli dal davanzale. A volte però la schiena mi pare troppo libera, troppo. È baldanzoso, ecco cos’è. Vive la sua nudità con una serenità micidiale. Secondo me se la gode proprio. Con l’afa che c’è posso anche capirlo, ma non vi ho detto tutto.
L’uomo nudo che sta nel condominio di fronte è enorme. È grossissimo. La sua figura riempie la luce della finestra. È pieno di pieghe sulla pancia, sui fianchi, sul collo. È immenso. Un corpo nudo di dimensioni mastodontiche, lento, molliccio, e decisamente peloso. Inguardabile. E me lo trovo sempre davanti. È una coincidenza, lo so, ma straordinaria nel suo genere.



La cosa strana è che non sono mai riuscita a vederlo in viso, mi dà sempre le spalle. L’unica volta che ho incrociato la sua presenza in maniera più chiara era di profilo, ma stava aprendo uno sportellino della cucina, e il suo volto era coperto dall’anta di finto legno chiaro. L’uomo nudo ha una sua dignità data proprio dalla tranquillità con cui, incurante del vicinato, passa davanti alle finestre con quel corpo in bella vista. Anche altri inquilini a volte girano a petto nudo, e perfino i vicini delle abitazioni accanto a quella in cui vivo io. Ma sono ragazzi giovani, non dico fisicati ma di un certo prestigio. Ma i miei occhi sono tutti per lui.
Una volta ho visto una donna in casa sua, una donna grassa, gioconda, con i capelli chiari, corti e riccioluti. Indossava uno di quei grembiuloni a fiori, larghi e freschi. Ma poi sempre e solo lui.
Non che mi interessi sapere che lavoro fa, se è sposato, o altro. Lui è il mio uomo nudo della finestra.

Questa cosa mi fa sentire un po’ su Friends. Anche i ragazzi del telefilm avevano il vicino esibizionista, che stava sempre nudo davanti alla finestra.





Ora ce l’ho anch’io. E si somigliano pure.

Poi, per carità, va detto che anch’io giro sempre in mutande per casa. Esco a fumarmi le cicche con la canottiera per decenza, ma sempre con in evidenza le mie mutande colorate. A volte non me ne rendo neanche conto.
Solo che, secondo me, io sono divertente da vedere. Cioè, una che gira scalza per il giardino, con mutande a fiori e una canottierina grigia, fumando una cicca e parlando al telefono, dev’essere divertente. Lo faccio sovrappensiero. Sto nuda in casa e non mi metto certo, con il caldo che c’era in queste settimane, a vestirmi per fumare una cicca della durata di tre minuti. Mica sto andando in centro. Che poi, sono la persona più pudica che io conosca. E comunque le mie mutande dovrebbero essere patrimonio dell’umanità.
Ah, se non la pensate così non ditemelo, mi vergognerei tantissimo.

Quando la sera apro la camera per far passare l’aria, il mio pensiero va a lui. Non perché io sia ossessionata, ma perché nell’esatto momento in cui spalanco i balconi rossi, lui è già lì che si mostra al mondo in tutta la sua gigantesca stazza nuda. Mi fa impressione, ma credo possa essere collocato nell’ampia gamma di fenomeni che rientrano nella mia ormai nota teoria dello schifo.

Però mi ci sto affezionando. E un giorno voglio conoscerlo. Dargli la mano e dirgli: ciao uomo nudo, sono la Silvia.

*******


E insomma parto, ciao bellagente. Da lunedì e fino a venerdì sono nella magica Eraclea a prendere il freddo (ovviamente dopo le due settimane più calde del millennio chiamano nuvolo quando vado al mare io, mi sembra giusto). Cinque giorni di mare, cinque giorni per leggere, dormire, riposare soprattutto. Cinque giorni significano poche cose: mare, sabbia, costume, infradito, giornale, libro, gelato, granita, cene di pesce. Questo è quanto.


Immagine di repertorio, Rovigno 2009

Mi mancano tanto i viaggi che facevo una volta, quando studiavo. Prendevo la valigia e via, tre giorni, dieci, quello che c’era a disposizione. Italia o estero, dove mi andava. Viaggiavo un sacco da giovane. Poi si fanno delle scelte e bisogna prendersi le proprie responsabilità, nell’età adulta.
Tornerà anche il momento di viaggiare. Se no implodo, giuro (e poi fra poco c’è Barcellona, dai).

Ma torniamo a oggi. Che manca poco e si sconfina, addirittura fuori provincia. Nel 2012 le uniche volte che ho varcato i confini trevigiani è stato solo per il corso o per l’esame, un paio di volte a Padova, e basta.
Sono cinque giorni per me. Qualcuno le chiama ferie. Io li chiamo giorni in cui non sono utilizzabile per lavoro, ma rimango reperibile. Se non altro quest’anno mi impongo di rispondere meno al telefono, e di richiamare solo se merita.
Però per una settimana farò finta di sfogare la tensione degli ultimi cinque mesi, infernali da un certo punto di vista. Col senno di poi molto soddisfacenti, ma infernali. Questa settimana ho fatto davvero fatica a capire dov’ero.
Insomma, tutto questo per dirvi che prima di trovare un mio post sul blog dovrete aspettare almeno sabato. Se non addirittura lunedì.

Vi mancherò tantissimo, lo so. Pensatemi un pochino. Solo un pochino. Che alla fine sono una brava persona.


Altra foto di repertorio, Eraclea 2011

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