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Tuesday, July 24, 2012 - ore 00:46 EPISTEMOFILIA, UNA TENTAZIONE DA TENER LONTANA. Non sono d’accordo con Sap 6,20 e con Tommaso secondo cui "concupiscentia sapientiae deducet ad regnum perpetuum" ("il desiderio di sapienza conduce al regno eterno"). Certo, bisognerebbe intendersi cosa si intende per "sapientia" ma, se traduciamo con "conoscenza" (e a me piace così, considerando anche cosa rappresenta Tommaso nella storia del pensiero occidentale), parafrando, mi trovo daccordo con "concupiscentia sapientiae deflectit de regno perpetuo" ("il desiderio di conoscenza allontana dal regno eterno"). Considerando poi che Tommaso ha utilizzato le pippe mentali di Aristotele per ridurre Dio alla mente umana (inventando, così, la teologia cristiana), forse son più agosti stiano ("in interiore homini habitat veritas") e, con Agostino, son più socratico-platonico (ma sul concetto di sostanza rimango aristotelico). --- E tuttavia, l’ “Adoro Te Devote”, attribuito a Tommaso, rimane bellissimo, sia nel testo che nella seguente versione remix, su cui si può fare karaoke (le immagini del video non le ho scelte io, avrei chiaramente cambiato la maggior parte delle immagini… ma non tutte). http://www.youtube.com/watch?feature=endscreen&v=irbAvHJ6p8U&NR=1 Adóro te devóte, látens Déitas, Quæ sub his figúris, vere látitas: Tibi se cor meum totum súbjicit, Quia, te contémplans, totum déficit. Visus, tactus, gustus, in te fállitur, Sed audítu solo tuto créditur: Credo quidquid díxit Dei Fílius; Nihil hoc verbo veritátis vérius. In cruce latébat sola Déitas, At hic látet simul et humánitas: Ambo támen crédens átque cónfitens, Peto quod petívit latro pœnitens. Plagas, sicut Thomas, non intúeor, Deum támen meum te confíteor. Fac me tibi sémper mágis crédere, In te spem habére, te dilígere. O memoriále mortis Dómini, Panis vivus, vitam præstans hómini, Præsta meæ menti de te vívere, Et te illi semper dulce sápere. Pie pellicáne, Jesu Dómine, Me immúndum munda tuo sánguine, Cujus una stilla salvum fácere, Totum mundum quit ab ómni scélere. Jesu, quem velátum nunc aspício, Oro fíat illud, quod tam sítio: Ut, te reveláta cernens fácie, Visu sim beátus tuæ glóriæ. Amen. --- Adoro Te devotamente, oh Deità che Ti nascondi, Che sotto queste apparenze Ti celi veramente: A te tutto il mio cuore si abbandona, Perché, contemplandoTi, tutto vien meno. La vista, il tatto, il gusto, in Te si ingannano Ma solo con l’udito si crede con sicurezza: Credo tutto ciò che disse il Figlio di Dio, Nulla è più vero di questa parola di verità. Sulla croce era nascosta la sola divinità, Ma qui è celata anche l’umanità: Eppure credendo e confessando entrambe, Chiedo ciò che domandò il ladrone penitente. Le piaghe, come Tommaso, non veggo, Tuttavia confesso Te mio Dio. Fammi credere sempre più in Te, Che in Te io abbia speranza, che io Ti ami. Oh memoriale della morte del Signore, Pane vivo, che dai vita all’uomo, Concedi al mio spirito di vivere di Te, E di gustarTi in questo modo sempre dolcemente. Oh pio Pellicano, Signore Gesù, Purifica me, immondo, col tuo sangue, Del quale una sola goccia può salvare Il mondo intero da ogni peccato. Oh Gesù, che velato ora ammiro, Prego che avvenga ciò che tanto bramo, Che, contemplandoTi col volto rivelato, A tal visione io sia beato della tua gloria. Così sia. COMMENTA (0 commenti presenti) PERMALINK |
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