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Friday, September 14, 2012 - ore 12:48 VIVA i vecchi GASOMETRI, abbasso la gente che non capisce l’arte!!! da wikipedia Un gasometro (o gazometro) è una struttura ideata nel XIX secolo con lo scopo di immagazzinare il gas di città (o gas di illuminazione), il cosiddetto syngas, cioè una miscela di gas che include tra gli altri i seguenti gas: metano, monossido di carbonio, propano, butano, acetilene. Lingegnere scozzese William Murdoch, che per primo ottenne il syngas, coniò nel 1800 anche il nome della struttura destinata a contenerlo. Attualmente i gasometri sono sempre meno usati e rappresentano più dei monumenti di archeologia industriale che delle vere e proprie infrastrutture. In passato infatti i gasometri venivano utilizzati per accumulare il gas di città, che veniva prodotto prima per gassificazione del carbone e successivamente tramite cracking del petrolio. Tale gas veniva utilizzato sia per usi domestici, sia per lilluminazione pubblica delle città. Con la diffusione del gas metano però lutilizzo del "gas di città" è via via scomparso e così anche i gasometri hanno perso il loro ruolo. Queste strutture venivano utilizzate anche in ambito industriale in molti impianti tra cui le acciaierie (ad esempio quello delle ex acciaierie di Cornigliano, ormai abbattuto, e quello dellacciaieria di Taranto). Il termine gas illuminante (o gas di città, in inglese "town gas") si riferisce al gas ottenuto per distillazione del litantrace, che opportunamente scaldato si trasforma in carbone spugnoso (detto coke), liberando nel contempo una miscela di gas che (opportunamente depurata) poteva essere utilizzata per lilluminazione. Questo processo di produzione fu messo a punto da Samuel Clegg. La miscela di gas fornita ai lampioni era composta da 50% di idrogeno, 35% metano, 10% monossido di carbonio e 5% etilene. da "La Nuova Venezia" C’è un gigante d’acciaio in laguna che, forse, per molti anni ancora rimarrà in bella vista malgrado non sia più utilizzato da alcune decine di anni. Si tratta del gasometro della Celestia, di proprietà dell’Italgas, e talmente alto che si nota sia dalla laguna sia da campo San Francesco della Vigna. Costituita da due cilindri di una trentina dimetri d’altezza ciascuno, la struttura ha perso ormai qualsiasi significato produttivo, ma una parte di esso viene tuttavia ritenuto patrimonio archeologico industriale. Quello che potrebbe sembrare un controsenso in realtà obbliga i proprietari a non potersene disfare, e la gente a dover condividere il panorama con quella bruttura in acciaio arrugginito. Senza contare il pessimo biglietto da visita che verrà inevitabilmente offerto ai turisti, che sfrutteranno il nuovo terminal in costruzione proprio davanti a questo mostro d’acciaio. «Ormai ci siamo abituati e non ci facciamo neanche troppo caso, ma nessuno può dire che non contribuisca a rendere ancor più degradata questa parte di Venezia - ammette una signora che ci abita proprio di fronte - D’altra parte, in una città museo come la nostra non poteva che starci un pezzo di archeologia industriale». Nel frattempo Insula sta approntando i lavori per realizzare il proseguimento della fondamenta e quindi il nuovo terminal, ma neppure le mostre ed i suggerimenti sono fino ad oggi riusciti a modificare la natura della zona occupata dal vecchio gasometro dismesso. «Sono anni che mi chiedo a cosa serve lì in quelle condizioni - aggiunge un’altra donna del luogo - Piuttosto che abbandonarlo così, potevano farci un bel parco con del verde pubblico per lasciarci giocare i bambini. Da queste parti non ci sono altro che masegni. In questo caso sarebbe necessaria anche un’adeguata sorveglianza, perché appena metti due panchine ed un albero, spuntano subito i drogati e gli immigrati. A quel punto saremmo daccapo ed a rimetterci, come sempre, sarebbero i residenti ma soprattutto i bambini che non sanno dove andare a giocare. Fino a poco tempo fa prendevano anche le multe se usavano il pallone!». LEGGI I COMMENTI (3) PERMALINK |
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