Quoddam ubique, quoddam semper, quoddam ab omnibus creditum est.

In questultimo difficile periodo, mi è tornata spesso alla mente questa riflessione di
R. W. Emerson: "
credere nel proprio pensiero, credere che ciò che è vero per voi, personalmente per voi, sia anche vero per tutti gli uomini, ecco, è questo il genio. Date voce alla convinzione latente in voi, ed essa prenderà significato universale". Non bisogna assolutizzare quello in cui si crede, però essere fermamente
convinti della propria etica, a mio avviso, è fondamentale per essere una persona compiuta e per dare
un senso alla propria esistenza. Non tutti arrivano dove vogliono, non tutti hanno le stesse ambizioni e le stesse priorità, non tutti riescono a realizzare i propri progetti, non tutti sono abbastanza determinati da realizzare i loro sogni...però tutti da qualche parte arrivano, perché luomo ha un inizio ed una fine e questultima è uguale per tutti.
Nessuno è eterno.
Ci sono momenti in cui vincono le avversità, momenti che portano a pensare che avesse ragione il
Professor F. Mandel, in
Suspiria, quando afferma: “
la sfortuna non è data dagli specchi inclinati, ma dai cervelli inclinati”...però, quei momenti passano e, anche se spesso una latente
alienazione resta, ci si mette a ricomporre i cocci e si va avanti...
Un senso deve comunque esserci, perché avere
molte regole (troppe), ma non postulare
nessun sistema, porta solo a buttare via la propria vita...
Un ragazzo può essere due, tre, quattro persone potenziali, ma un uomo una sola: quella che ha ucciso le altre. [M. Richler,
Lapprendistato di Duddy Kravitz]