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Telete, 41 anni
spritzina di Padova (provincia)
CHE FACCIO? Azzeccagarbugli
Sono sistemato
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STO LEGGENDO
LiBRi VaRi eD eVeNTuaLi, seguendo l’estro o l’emozione del momento
HO VISTO
- la mia
vita trovare un suo proprio
equilibrio- la
serenità far capolino, finalmente, nei miei giorni...e la serenità ha un nome ed un volto
STO ASCOLTANDO
Il sommesso
brusio dei miei
pensieri...
ABBIGLIAMENTO del GIORNO
Uno
stile tutto mio, che pienamente mi rappresenta,
mischiando dal dark al bon ton, per
piacermi sempre e comunque!
ORA VORREI TANTO...
- che il mio
futuro si
concretizzasse in
tempi brevi- un
Moscow Mule- un paio di
Manolos
STO STUDIANDO...
Me stessa...perché il
mio io è unincognita che mi porta sempre a rimescolare il
caos che ho dentro di me.
OGGI IL MIO UMORE E'...
Imperscrutabile
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
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Monday, December 24, 2012 - ore 22:54
CHIAMA PIANO...
(categoria: " Vita Quotidiana ")
La coscienza empatica si fonda sulla consapevolezza che gli altri, come noi, sono esseri unici e mortali. Se empatizziamo con un altro è perché riconosciamo la sua natura fragile e finita, la sua vulnerabilità e la sua sola e unica vita; proviamo la sua solitudine esistenziale, la sua sofferenza personale e la sua lotta per esistere e svilupparsi come se fossero le nostre. Il nostro abbraccio empatico è il nostro modo di solidarizzare con l’altro e celebrare la sua vita. [J. Rifkin]
...ho sempre pensato che l’empatia fosse un sentimento letterario...descritto, raccontato, definito esclusivamente nelle pagine dei libri...espressione di personaggi da romanzo...empatia è un sentimento che nella realtà non esiste, pensavo fino a qualche giorno fa...perché nulla è più personale della sofferenza, perché niente è più propriamente mio del mio dolore...e la vita di ognuno è per la più parte fatta, impastata, composta di dolore...dolore interiore, dolore fisico...fitte di buio con cui si deve imparare a convivere, perché il fine non è essere felici...il fine è trovare un briciolo di serenità.
Passiamo tutti i nostri giorni a camminare sul filo...perché nulla resta immutabile, perché l’imprevisto è sempre lì dietro l’angolo, perché la natura umana è un miscuglio di sicurezze ed insicurezze e tutto ci rende ancora più fallaci, ancora più superbi, ancora più vili, a seconda del caso e dell’occasione...
Poi, succede di incappare nel kairòs...il momento opportuno, che dura un attimo o un’esistenza, che dà un senso al cammino...che fa trovare un senso al continuo e costante andare avanti, che, giorno dopo giorno, ci porta all’ineluttabile fine...perché siamo e basta...e, per una volta, in questa Vigilia di Natale, non voglio nascondere nulla...né nascondermi...
E chiama piano, sai che non sarò... non sarò lontano...Chiama, tu chiama piano... ed arriverò io dentro a un attimo... quell’attimo...anche mio.
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Chi era lo scultore e da dove veniva?
Da Sikyon.
Come si chiamava?
Lisippo.
E chi sei tu?
Il Tempo che controlla tutte le cose.
Perché ti mantieni sulla punta dei piedi?
Io non corro mai.
E perché hai un paio di ali sui tuoi piedi?
Io volo con il vento.
E perché hai un rasoio nella mano destra?
Come segno per gli uomini che sono più pungente di qualsiasi bordo pungente.
E perché hai dei capelli davanti al viso?
Per colui che mi incontra per prendermi per il ciuffo.
E perché, in nome del cielo, hai la parte posteriore della testa calva?
Perché nessuno che una volta ha corso sui miei piedi alati lo faccia ora,
benché si auguri che accada, mi afferri da dietro.
Perché l’artista ti ha foggiato?
Per amor tuo, sconosciuto, e mi mise su nel portico come insegnamento.
[Posidippo]
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