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Saturday, January 05, 2013 - ore 17:14


Celato da un’iridescente, eterea, corazza.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Dovendo affrontare una vita come la mia, che non si è mai palesata nella sua bellezza, ma che per fare vedere la propria bellezza, ha imposto sacrifici, lotte, pianti, delusioni e miseria, ho dovuto creare una barriera mentale che mi imponesse come centro del mio universo, cementando codesta protezione con la cultura, che è strumento di comprensione, ma abbinata alla barricata mentale propria del mio Io, è anche causa di un allontamento progressivo dalle dinamiche sociali. Ogni caduta, ogni schiaffo, insomma... ogni delusione è stato un mattone posto per erigere questo muro. E’ un meccanismo di difesa, lo so... pur ostentando una sicurezza e una naturalezza e, perchè no, una bonaria cattiveria che sfocia nel sarcasmo più nero, sono sempre lo stesso bambino che, spensierato, passava i pomeriggi dietro ad un pallone. L’ho sempre saputo... ho continuato a guardare la vita tramite gli occhi di quel bambino, amando ogni cosa che potesse interessarmi e facendola mia, continuando a nutrire quella curiosa voracità di vita propria dei più piccoli. Vedevo in cosa mi stessi trasformando... non mi piaceva, ma continuavo a vedere il cambiamento... vedevo prima il bambino, poi l’adolescente, poi l’uomo, continuare a poggiare mattoni su mattoni, tanto che ad un certo punto mi sono sporto dall’impalcatura e ho visto che non potevo più scendere.
Così, resomi conto di essere in una posizione di stallo, ho pensato bene di continuare il mio lavoro... certo che, in fin dei conti, non cambiasse più di tanto. Non ero consapevole che quella scala lontana ed ormai irraggiungibile, rappresentasse l’unica via di ritorno a quel bambino divenuto ormai uomo... avevo lavorato così duramente per ergere una barriera, che non sarebbe servita a niente, se non a scoraggiare il mondo esterno dal disturbare quell’uomo.
Poi, ai piedi della torre si ferma una ragazza. Non sa niente dell’involontario prigioniero, come tutte le persone si limita ad osservare la costruzione senza senso. Lei però, a differenza degli altri ha un udito molto sviluppato e riesce a percepire i tristi argentei lamenti del ragazzo, rimanendo colpita. La ragazza, pur non essendone a conoscenza, era in possesso di uno strano potere: tramite la propria cultura, poteva evocare la pioggia in grado sciogliere il cemento che teneva assieme il fabbricato. Così, armata di pazienza certosina, ha divelto mattone dopo mattone, liberando il bambino fattosi uomo dalla corazza che si era creato. Quel bambino, adesso, può rivedere la luce del sole, che era diventato solo una lampada atta a illuminare l’irraggiungibile estremità della torre. Quel bambino è uscito dalla torre, è ritornato alla vita... è nato per l’ennesima volta ed è riuscito a vedere la sua liberatrice. Era tanto tempo che non vedeva niente di così bello, di così fragile, niente così dannatamente forte eppure così inerme, allo stesso momento. La ragazza non riteneva di aver fatto niente di così utile da meritare un ringraziamento, non riusciva a credere di aver impressionato quel giovane ragazzo, celato dall’arcigna corazza, non sapeva di avergli restituito la libertà.
E’ vero che il ragazzo era appena rinato, ma aveva conservato tutta la sua curiosità e la sua cultura e il ricordo della torre, alle quali pensava come ad una vita precedente, come ad un bagaglio culturale con cui interpretare quel mondo nuovo...
La ragazza non era pronta a ricevere il suo sguardo ed era timorosa... così, per ringraziarla, da quel giorno lui considerò lei come una creatura da proteggere, perchè prima di lei, la sua vita non era degna di essere vissuta.
Da quel giorno, lei era diventata sua madre, sua sorella, sua amante, sua figlia... da quel giorno, per sempre.

Dedico questa mia riflessione a quella meravigliosa ragazza.
Ma vorrei che queste parole potessero convincere anche tutte voi, donne... perchè potreste imbattervi in una torre, senza conoscere i vostri poteri, e potreste udire un lamento soffocato...



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