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Sunday, January 27, 2013 - ore 18:57
Passione, nella nebbia.
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Si erano dati appuntamento alla fontana per quella sera, ma sebbene lui si fosse già trovato a passare per quella città, ne serbava solo uno sbiadito ricordo... e avendola vista d’estate, rimase un po’ disorientato dalle persone imbacuccate nei cappotti pesanti, dalle bancarelle che agghindavano le strade del centro come foglie secche su un ramo spezzato, e dalla nebbia che avvolgeva il tutto, facendo del rione un’enorme palla di vetro con la neve dentro, scossa al punto giusto per farlo vagare ramingo in direzioni sempre sbagliate.
Dopo l’ennesima svolta, finalmente si rischiara la vista, illuminando l’alta estremità della fontana, che riusciva a svettare sopra i teli dei negozi ambulanti, piangendo lacrime d’acqua, indecise se solidificare aggrappandosi alle pareti della vasca.
Era in ritardo ed era mortificato, lui che si prendeva ogni anticipo per la ferma convinzione che fare aspettare le persone fosse una grave mancanza di rispetto... ma era stato un lungo viaggio, piacevole ma stancante: i mille paesaggi incrociati quel giorno erano spariti nella notte da qualche ora, e la mattina la sveglia gli aveva ricordato che il suo posto di lavoro non sarebbe stato aperto, senza di lui.
Aveva fatto male i conti, si era dimenticato di tagliare la barba e in un giorno normale non se ne sarebbe curato, ma quella non era un’occasione normale, sentiva nell’aria una specie di brivido che gli attraversava le ossa... Non aveva freddo, anzi... la doccia terminata poco prima aveva infuso in lui una sensazione di benessere e un appagante senso di calore, nella galaverna che si stava formando in quel mentre... forse era paura? Forse si, era sempre stato un uomo riservato e taciturno, timido in quanto a rapporti con le persone a cui teneva e l’avrebbe vista per la prima volta, pur avendo la sensazione di conoscerla da sempre... era teso.
Lei era seduta sulla fontana, intirizzita per il freddo costante di un periodo troppo complesso, sfaccettato e indisponente per regalarle il giusto tepore.
Si guardarono e lei si alzò:
-Buonasera signorina, scusa il ritardo... sono mortificato... era tanto che aspettavi?
-No, sono arrivata da pochi minuti, ma fa freddo... andiamo a ripararci e a fare l’aperitivo.
Lo prese per mano e lo portò nel locale, sito sotto ad una grande galleria commerciale, dove erano presenti i più disparati articoli e merci, come in un moderno
suq, reso ancora più caotico dalle feste natalizie.
Entrarono nel locale e lei ordinò i primi due bicchieri di vino bianco, ottimi allo scopo di riscaldarsi un po’ e di sciogliere il ghiaccio fra loro.
Lui aveva la gola secca, così svuotò il primo, il secondo e il terzo bicchiere, mentre quelli di lei si assommavano sulla mensola affianco alla quale era seduta... il cuore rallentò un po’ la sua corsa, recuperò un po’ di stabilità e di fiducia, e cominciò a parlare con lei:
-Allora, donna di poca fede, finalmente ti vedo dal vivo... non sei poi così stravagante come avevi lasciato ad intendere... anzi, direi che sei molto carina, molto elegante.
Lei sorrise e si tolse la sciarpa, rivelando una collana particolare e soprattutto una scollatura non audace, ma abbastanza stordente da obbligare lui ad ordinare l’ennesimo bicchiere di vino, con qualcosa da mangiare sopra, per non ubriacarsi dopo dieci minuti.
-Il mio non è decisamente uno stile abbordabile da tutti e spesso viene guardato con sospetto, ma devo anche dire che stasera mi sono data una regolata...
-MOLTO regolata...
-Non poi così tanto.
-Allora mi trovo a doverti contraddire, non vedo niente di sbagliato in questo abbigliamento, non mi sembra tale da causare sdegno o male occhiate... anzi, lo trovo sexy.
Per quanto si sforzasse di guardare i suoi bellissimi occhi azzurri, la tentazione di cedere e posare lo sguardo sul suo petto stava diventando ardua da contenere.
Nel frattempo arrivò l’ordinazione ed il piccolo panino diventò il protagonista per il tempo necessario ad essere consumato, rendendo l’azione del vino più dolce e sostenibile...
Ma era già tempo di spostarsi, quella sera avrebbero camminato tanto...
-Prossima tappa, il bar che frequento di solito... è cambiato parecchio da quando sono stati fatti dei lavori di ristrutturazione, prima era veramente improponibile, ma avevo la sensazione di trovarmi a casa, ti presenterò un’amica.
Cominciarono a camminare fianco a fianco nella nebbia, passando fra i muti palazzi bui, affastellati come pietrose canne in un un fascio, fini a sé stessi eppure così disperatamente bisognose del supporto del vicino, per trarne forza. I palazzi sono animali da branco, non vivono bene separati: un palazzo potrebbe implodere come un castello di carte, se non propriamente vissuto ed abitato, ma nel fascio rappresentato da una città o da un quartiere, questo avvenimento è molto dilazionato nel tempo, curioso come le case rispecchiano il carattere delle persone... di alcune persone.
Il tempo volava, fra loro due...
La situazione si stava facendo confusa: fra loro due c’era un’intesa che non aveva un reale motivo d’essere, o meglio... lui era troppo chiuso in sé stesso, bastevole a sé stesso da pensare di riuscire a trovare una persona in grado di stargli affianco. Non era particolarmente orgoglioso di questo, ma gli strati della corazza che si era costruito erano diventati talmente rigidi da imporgli di pensare a questo suo stato d’animo come alla realtà.
Lei gli aveva insegnato nuovamente a vivere, aveva risvegliato in lui quella sua parte nascosta, rendendole la vista e aprendole gli occhi sulle altre sfaccettature del suo carattere. Ma ciò non era bastevole di totale accettazione e lui faceva una dannata fatica a lasciarsi andare e a non pensare intensamente ad ogni cosa, riuscendo nell’impresa di sembrare un deficiente, anche dopo aver aperto la bocca.
Il locale e i suoi avventori scorsero su di loro come le gocce di pioggia su di un albero, lasciando loro poco di cui ricordare, come in costante rituale che va avanti da millenni... era una cosa già vista e poco sentita.
Andarono a cena, e finalmente potevano avere la sensazione di bastarsi uno con l’altro, di parlare occhi negli occhi... dio, i suoi occhi... riuscivano a distrarlo da ogni altra cosa che volesse essere vista, riuscivano a catalizzare l’attenzione come uno spicchio di luna in una notte di tenebra.
Lei raccontò quel poco della sua vita che non aveva ancora esternato, e per quanto si sforzasse a ostentare la sua semplice umanità, lui era estasiato di poter continuare a sentire di parlare di quella vita per sempre... era interessato alle storie della gente, ma non aveva mai avuto il minimo sospetto che una persona in particolare potesse colpirlo tanto da farlo restare abbacinato e inebetito per la propria pochezza emotiva, dettata appunto dalla visione del mondo attraverso quella corazza che aveva erta a baluardo di difesa.
L’ottima cena e il vino, stavolta rosso, avevano avuto il grande merito di annullare le distanze fra di loro, per quanto piccole potessero essere... lo stare di fronte, seduti, a parlare e mangiare e guardarsi era stato bello ed era servito a ricoprire il solco sempre più piccolo che li separava, facendoli avvicinare del tutto.
Altri locali, altro vino, altre belle e divertenti persone incrociate non potevano distorcere la realtà e andavano arricchendo una serata magica, in cui tutto giostrava intorno a loro, ponendoli al centro di tutto, affiancati e felici di questo come poche persone nel corso della storia.
Ormai erano solo loro due.
E la nebbia che li avvolgeva. Bella, la nebbia... riesce a inglobare le cose belle in un’aura di perfezione, riuscendo ad eliminare tutto il resto, riuscendo a ridurre il mondo in un muro, che li separava dalla vista degli altri, anche in mezzo alla gente, avevano la sensazione di essere soli, in intimità, di essere parte di una bella cosa.
Poi certo, vennero i momenti più brutti, i racconti di un passato che fanno ancora male... giustamente male... e che creano una rabbia cieca, stupida e dolorosa... per quanto grandi e dure, le sue mani non potevano sostenere il confronto con un paletto di ghisa, e il giorno dopo avrebbe pagato anche l’aver dato un pugno ad un oggetto, per sfogare la propria frustrazione e la propria sensazione di impotenza nei confronti di un passato, che per quanto bramasse, volesse,
AGOGNASSE di cambiare, non poteva farlo...
Quel passato calò un velo sugli occhi di lei: la rese davvero vulnerabile, come un fiore staccato dal vento, in pieno potere di quell’elemento tanto bello e terribile.
Si ritrovarono abbracciati. Lei si ritrovò fra le sue braccia, stretta nel suo abbraccio, piangendo, perché in quel momento non poteva essere altrimenti: aveva bisogno di quel semplice contatto umano, per tener lontani ricordi che facevano vergognare lui di essere un uomo.
Le loro labbra si trovarono, e stettero così, in un momento sublime e impossibile da quantificare, un momento talmente bello da fare male al ricordo... un dolore lancinante...
Tornarono sulla Terra, si liberarono dall’abbraccio e lei ritrovò la tranquillità: aveva smesso di piangere e aveva ritrovato la sua verve e il suo bellissimo sorriso. E la voglia di continuare a vagare a braccetto nella nebbia che circondava il tutto. Fermandosi ogni tanto per rinnovare il ricordo di quel momento unico ed indimenticabile, riuscendo ad estromettere il mondo da quella sera, sentendo benissimo la dipendenza all’altro e amandola per questo suo testardo attaccamento alla vita.
A lui sembrava di camminare senza meta, ma lei, pur non dandolo a vedere, sapeva benissimo dove stava andando, seppure alterata dal nettare bevuto fino ad allora.
Giunsero alla stanza d’albergo prenotata da lui e cedettero alla passione, assaporando ogni minimo dettaglio per non farlo fuggire nel tempo: baciarsi vestiti cadendo sul letto, spogliarsi in fretta, come se ogni dettaglio di abbigliamento fosse solo un ostacolo inutile prima del raggiungimento della libertà, come fosse un alga che ti avvolge le gambe quando stai affogando e cerchi di riemergere freneticamente a dare un’unica, disperata e
VITALE boccata d’aria.
Fecero l’amore, fecero ciò che due persone dovevano fare, ciò che due adulti desideravano a quel momento esatto, in cui niente ha valore se non l’appagamento profondo del contatto con l’altro.
Era riuscita nel miracolo di migliorare una serata perfetta. Una serata che segna una vita, una serata che instilla la vita, in una vita, quella di lui, amalgamata da durezza, delusioni e superficialità per poco interesse verso un mondo che non l’aveva mai accettato appieno, come aveva fatto lei.
Ma quella notte finì, lasciando ferite profonde nella corazza di lui. Perché ora sapeva cosa vuol dire essere desiderato, essere veramente amato, essere parte della vita di un’altra persona... e poco importava sapere che lei non la vedeva allo stesso modo, che la considerava una bella serata culminata in un errore, che sapeva fermamente di essere incappata in una persona che gli piace, ma di cui non è innamorata. In quel momento, era certo di aver recuperato nel proprio io, una parte di sé talmente nascosta da sembrare che non ci fosse. Ora era certo che sarebbe stato in grado di tutto per una persona, oltre a sé stesso... era certo di non essere anaffettivo, era certo di poter capire una persona anche usando il cuore, e non il cervello, come aveva sempre fatto.
Era di nuovo vivo.
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