(questo BLOG è stato visitato 64134 volte)
ULTIMI 10 VISITATORI:
ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite
[ ELENCO ULTIMI COMMENTI RICEVUTI ]
Saturday, February 23, 2013 - ore 10:11
Scatolismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Ho un problema con l’ordine. Con le scatole, direi. E con i cassetti. Io non lo considero un problema, in realtà, è una cosa che mi dà molta soddisfazione. Solo che spesso questa necessità di ordine mi rende strana e incomprensibile agli occhi della gente, che ci vede un po’ di disturbo maniaco ossessivo compulsivo, e un po’ di sindrome di Asperger.
Invece sono solo la Silvia.
Io adoro le scatole e i cassetti. Mi danno l’impressione di sapere dove trovare le cose, di averle tutte ben visibili, non accartocciate o accatastate l’una sull’altra, ma in fila chiare e ordinate, come i bambini alle elementari, quando facevamo ginnastica e la maestra ci metteva tutti schiena alla parete, in ordine di altezza. Il più basso della classe era Matteo, il più alto Francesco. Il tappeto della palestra della scuola era verde, aveva un fortissimo odore di gomma e c’erano tutte le scie delle suole delle scarpe da ginnastica – in realtà era una stanza che avevamo adibito a palestra. Io ero fra i più piccoli della classe. Adesso ho un’altezza ragguardevole diciamo, sto nella media e ne sono abbastanza felice, anche perché le bambine all’epoca più alte di me (e se ne vantavano) sono rimaste delle nane. Per davvero, non scherzo, e io invece sono quasi unoesettanta. La vita a volte è cattiva e ingiusta, mi dispiace per voi. Io le mie me le sto beccando tutte adesso, comunque. Quindi, a ciascuno il suo.
Ma sto divagando.
Scatole e cassetti, tutto lì. Ogni cosa al suo posto. Sia fisicamente, che metaforicamente, ovvio. Ci sono anche i cassetti nella testa. Giusto e sbagliato. Nero e bianco. Fare e non fare. L’altro giorno Albi mi ha detto, “Per te il grigio non esiste, tu vedi solo bianco o nero”. Forse un po’ di ragione ce l’ha. Ma gli manca un passaggio. Io il grigio lo vedo, l’ho sempre visto. E chi mi conosce da tanti anni lo sa. Sono cambiata, l’ho fatto per me e per gli altri, e adesso preferisco le scelte. O ci sei, o non ci sei. O vuoi, o non vuoi. O lavori, o non lavori. Non c’è lavorare a metà. Altrimenti non vale.
Quando la maestra ci metteva in fila, tutti in riga sulla parete, a volte cercavo di dire alla Cristina F che io ero più alta di lei, di poco ma lo ero, e ci tenevo che il posizionarci in ordine crescente fosse rispettato, per una questione di ordine, appunto, ordine, giustizia. Solo che siccome ero più brava di lei nei compiti, e avevo più amici di lei, ci teneva battermi in qualcosa e a stare dalla parte di quelli alti. Anche se non lo era. Io la lasciavo fare e invece di stare dritta impettita come la Cristina, con la schiena arcuata e le spalle rigide, mi tenevo un po’ più morbida, così sembravo più bassa di lei e l’ordine era giusto. Lo facevo per un sacco di ragioni, per lei che aveva bisogno di sentirsi migliore e per non entrare in discussioni inutili (sono sempre stata una bambina piena di giudizio) ma anche per questa storia dell’ordine da rispettare. Dovevamo essere in scala, questo era. E basta.
Ci sono ricascata. Ripartiamo.
All’Ikea domenica mi sono comprata due scatole grandi e un set di sette scatole minori per armadi. Quelle che servono a mettere insieme capi dello stesso tipo, magliette, cinture, canottiere. Le ho prese a fiori beige, per dare un tono un po’ più elegante ai miei scaffali.

Ma soprattutto per fare
ordine. E l’ho fatto. Il mio armadio adesso, per lo meno nella parte estiva, è fantastico. Tutto inscatolato. Le t-shirt nella prima scatola grande, le magliette senza maniche nella seconda; camicie in un contenitore quadrato, cinture arrotolate in un mini box, le canotte che uso sotto capi larghi o trasparenti in un altro contenitore. Tutto in fila, tutto perfetto, tutto ordinato.
Guardo il mio armadio e ha senso. Mi aiuta a liberare la testa, fare ordine. Buttare via quello che non serve. Valorizzare ciò che c’è e uso poco. Scovare una maglietta che era rimasta in un angolo remoto e avevo dimenticato di possedere, ma sfoggerò con entusiasmo nonappena la stagione me lo consentirà. Stabilire priorità, occasioni d’uso, stili. Modi di. Fare, pensare, agire.
La scuola aveva un giardino molto grande, adesso è stato ridotto perché nel mio paese ci sono molti più bambini di allora e bisognava creare nuove aule. Ma c’era un albero che mi faceva venire voglia di arrampicarmi. E c’è ancora. Solo che a scuola non si poteva. Poi, quando tornavo a casa della nonna, lì saltavo sui pagliai e mi arrampicavo sul caco, che aveva un ramo orizzontale, sul fico, a prendere la frutta e mangiarmela fra le foglie, e sul morer che stava fra i campi, e tornavo tutta macchiata di blu. La mamma quando veniva a riprendermi si arrabbiava, la nonna tentava di giustificarmi. E ha iniziato a cambiarmi e vestirmi come una bambina povera (* ) appena varcavo la soglia di casa sua. Così avevo i vestiti belli per la scuola e quelli macchiati di frutta e fiori gialli (quelli che non vengono mai via) per il pomeriggio e i giochi.
Ok, prometto che è l’ultimo.
Per me le cose devono avere senso. E allora servono le scatole. Non siamo tutti capaci di razionalizzare così, al volo, come voi. A qualcuno servono le scatole. Perché ha la testa fra le nuvole e vive di sogni. E allora ha bisogno di scatole. E di pesi sotto i piedi per non scappare via con un soffio d’aria. I grigi erano ciò che mi impediva di essere razionale, di affrontare le situazioni in modo lucido, senza illudermi. Troppe volte ho sperato, e non è andata. Troppe volte ho sognato, e mi sono svegliata. Maury mi diceva sempre che dovevo essere più concreta. Che per certe cose non c’era più tempo. Era vero. L’ho ascoltato, e sono diventata quella che sono. E non mi dispiace.
Io vivo con i mattoni legati alle caviglie e circondata di scatole, negli armadi e nella testa.
Ma perché non posso fare altrimenti.
Ogni tanto mi dimentico (volontariamente?) di allacciarli, però, o di chiudere i coperchi. E allora torna la Silvia che vola. Mi piace un sacco, la Silvia che vola. Solo che deve imparare a tenere i piedi per terra. E dividere i cassetti e le scatole.
Non sono una maniaca dell’ordine, solo mi piace che le cose stiano al loro posto. Ho bisogno che ci stiano. Se no rimango la sognatrice illusa che sono sempre stata.
E io voglio solo salvarmi. Lo faccio per salvarmi. Per sapere che posso in qualche modo governare quello che succede. Almeno provarci.
Ps _ Sembra che i primi nodi stiano venendo al pettine (un modo di dire che non mi è mai piaciuto, ma non mi veniva in mente altro al momento). Non è ancora detta, bisogna sentire i piani alti adesso, ma credo che qualcuno abbia se non altro acceso la miccia. Poi, per la bomba, ne riparliamo più avanti – voglio solo passare indenne i prossimi tre giorni senza tensioni inutili e dannose.
Però qualcosa si muove. E io incrocio le dita.
E insomma. Inizia un altro week end - i miei cominciano la domenica mattina e finiscono la domenica sera.
Come sono corti, i week end.
E come sono lunghi, i week end.
(* ) I vestiti da bambina povera erano i miei preferiti. Erano quelli dei cugini più grandi, e mi stavano larghissimi, erano tutte sgualcite, pantaloni strappati, magliette scolorite, maglioni rovinati o pieni di pelucchi. E mi facevano sentire libera.
Mi piaceva vestirmi così. Forse è per questo che sono ancora irrimediabilmente sciatta.
COMMENTA (0 commenti presenti)
PERMALINK