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Tuesday, March 19, 2013 - ore 14:05
Librismi e altro
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Quello per i libri, in qualche misura, lo possiamo considerare una sorta di feticismo.
Me ne rendo conto quando vedo foto di librerie meravigliose in internet, o sfogliando dei cataloghi. Rimango a guardare foto di librerie, di libri in fila, vecchi e nuovi, ordinati chissà con quale criterio da un collezionista sciroccato quanto me, e spesso mi emozionano quando sono pareti sterminate, magari di legno, con la scaletta a pioli per arrivare a prendere quelli più in alto. Come nella Bella e la Bestia, che lei entra in quel salone immenso dove ci sono tutti i libri del mondo.
Ed è in quel preciso momento che mi sento uguale a quelli che comprano riviste di auto e moto (gente che fatico a degnare di umana comprensione). Di là non puoi guidare, qui non puoi leggere.
Non è una rivista di cucina, che impari, prendi spunto e poi metti in pratica. No. Ti guardi le “librerie più belle del mondo”, fanno anche le classifiche, questi squinternati.
Ed è un feticismo dei più appassionati e ossessivi, quello per i libri. Perché ti prendono e ti mangiano.

Sto leggendo un libro,
Storia di Neve. Mi dissero: ha un ché di te, la protagonista. Non erano le parole esatte, ma una cosa del genere. Così ho affrontato un libro di quelli che se non fosse per un consiglio spassionato non comprerei mai (c’avrà ottocento pagine).
Neve è una bambina magica, fatta di neve e ghiaccio, è buona e fa i miracoli alle persone buone. E muore a 29 anni perché non può innamorarsi o si scioglie – Mauro Corona si spoilera da solo, l’ha già scritto adesso che sono a pagina duecento.
Quindi credo che forse ho capito male io quando mi hanno detto quella cosa. Anche perché io i 29 li ho già passati da mò e la maledizione l’ho scongiurata.
E domenica facevano
Harry ti presento Sally. Il primo dvd che mi sono comprata, originale originalissimo. L’avevo comprato quando ero finita all’ospedale sotto flebo. Una storia molto triste. L’ho prestato e l’ho perso.
Due cose ho prestato, e due cose ho perso.
Questo e il Dialogo sui massimi sistemi di Galileo, libro meraviglioso che ogni tanto vorrei rileggere. Ma nella mia edizione, con le mie annotazioni, le mie sottolineature, i miei commenti a lato. L’avevo dato a Cristina, che me ne sentiva sempre parlare. E chissà dov’è Cristina oggi. E anche il libro. Forse in Madagascar. L’ultima volta che l’ho sentita voleva andare a coltivare birra in Madagascar. Cristina dico. Il libro invece l’avrà perso, conoscendola.
Per questo non presto più nulla a nessuno. Sono rimasta scottata e non ci casco più.
Ma non era questo il senso.
Harry ti presento Sally è un capolavoro. E volevo cogliere l’occasione per mettere la frase più bella che io abbia mai sentito. In un film, ovviamente. Perché queste cose le dicono solo nei film. Sono perfette, e la vita è imperfetta.
”Sono venuto stasera perché quando ti accorgi che vuoi passare il resto della tua vita con qualcuno vuoi che il resto della tua vita inizi il prima possibile”.Maledetto romanticismo da quattro soldi dei film americani. Li adoro.

Vedete, alla fine si parlava di libri anche qui. Non ho divagato poi così tanto, che poi mi rimproverano sempre che tendo a volare da una parola all’altra – sono saltelli mentali, collegamenti, flussi di coscienza.
Sono triste. Sono stanca. E mi sento sempre più sola.
E vorrei una cosa soltanto. E non arriva. E non arriverà mai, perché il bene te lo devi meritare. Se non arriva vuol dire che non te lo meriti.
Non me lo merito.
Inizio troppe frasi con E. Forse è anche per questo che il dio del giornalismo mi punisce. E non solo lui.
E.
Sono una sfigata, alla fine. Sono senza garanzie. Che cosa ho da offrire. Niente, non ho niente, non ho un futuro. Sono un vuoto a perdere.
Alla fine ha ragione lui, sempre lui. Ha demolito psicologicamente me e la mia macchina in cinque minuti. Pareva che non vedesse l’ora. Sembrava che se la fosse studiata.
Ho fatto finta di niente, mi sono difesa. Ma mi sono resa conto che ho perso anche stavolta.
Perché non ho smesso di restarci male. Credo sia naturale, in fin dei conti. Ho smesso di crucciarmi e di tirare a indovinare dove sbaglio, ho smesso di cercare di renderlo fiero di me, ho smesso di lamentarmi e parlarne. Ma non ho smesso di soffrire per quello che mi dice, per come mi fa sentire ogni volta (poche) che ci incrociamo. Dovrei cedere, fare un passo verso di lui, come dice lei
"starghe". Ma poi penso che negli ultimi 18 anni ne ho fatti tanti, di passi, e sono stanca di essere sempre io a farli. E siccome lui non lo farà, rimarremo così.
E a nessuno dei due dispiacerà.
Siamo arrivati al punto che non sentiamo nemmeno la mancanza l’uno dell’altra.
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