
shaula, 32 anni
spritzino di Willorba
CHE FACCIO? arranco
Sono sistemato
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HO VISTO
I miei angeli custodi

STO ASCOLTANDO
Il mio cane che abbaia, abbaia, abbaia, abbaia, abbaia...

.. senza dimenticare Grace Papaia.
ABBIGLIAMENTO del GIORNO
Come un’adolescente in crisi di identità.

so anche essere così sportychic o trendychic, come dice la mia consulente d’immagine...

e poi sciatta, soprattutto sciatta... E maldestra, e mi macchio sempre...

... oppure faccio porcherie come questa...

... o quest’altra...

Diciamo che non ho una mia identità. Ma ho una mia moda..
ORA VORREI TANTO...
STO STUDIANDO...
Un modo per limitare il mio pericoloso autolesionismo
OGGI IL MIO UMORE E'...
Arranco... ma con stile.
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
PARANOIE
1) Dimenticare
MERAVIGLIE
1) ... l'instabilità del caso ... sapere che vivere nn è una teoria matematica e in ogni attimo tutto può essere rivoluzionato anche da una semplice frase...
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Tuesday, April 02, 2013 - ore 09:08
I diari della bicicletta
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Le mie avventure in bicicletta meriterebbero un volume a parte, e non dico volume a caso. Ne avrei da raccontare, uh, sapeste.
In particolare ho da raccontare disagi infiniti, rotture di suole scarpe e sandali, ruote bucate, scivoloni, sbandate per le raffiche di vento, incidenti, pantaloni sporchi, cadute sulle foglie bagnate e ginocchia sbucciate a trent’anni suonati, clacson e campanelli che mi suonano, catene arrotolate e danni per un ammontare di più o meno un centinaio di euro su un mezzo che è stato valutato dal mio ex biciclettaro di fiducia (sì, fiducia... ecco perché ex) non più di venticinque.
Ma andiamo per ordine. Io amo andare in bicicletta, mi piace la sensazione di indipendenza che dà la bicicletta. Lavorando in centro, poi, la macchina diventa solo un peso. Inoltre tenete presente che faccio venti minuti di pedalata all’andata, e venti al ritorno, e il beneficio che ne traggono cosce e glutei è molto gradito. Spieghiamo però che amo la bicicletta da città, non mi parlate di sport e salite e fughe eccetera. Gironzolare in bici per le stradine del centro è una cosa favolosa. In particolare se non te ne frega niente di chi hai davanti e ti senti padrone del mondo, come me. Al di là del fatto che in questi giorni di pioggia ho praticamente smesso con l’unico barlume di attività fisica che mi concedevo, ma sono dettagli.
Poi succedono delle cose, e non ci puoi fare niente. Come quel periodo discretamente lungo che ho corso senza un freno, robe da capogiro. O come quel giorno che pedalavo allegra e spensierata come mio solito con le cuffie nelle orecchie e PATATRAN, mi si spacca tutto. È partito il cestino e con esso il ferro di cavallo che tiene i freni. Praticamente ero in balia di una bici da 25 euro. Prima di inveire contro la divinità zoomorfa ho preso le mie cose e legato il mio potente mezzo, sono andata a pranzo col capo (sì ho scroccato), ho atteso l’apertura del dottore delle bici più vicino e l’ho consegnato nelle sue mani. “Eh, con quella borsa pesante lì, è ovvio che si rompe” mi ha rimproverata con cipiglio l’anziano baffuto. In dieci minuti me l’ha sistemata. “Due euro” mi fa. Ma io avevo venti interi. Così mi ha detto “ripassi, non c’è fretta”, palesemente intendendo che sapeva in cuor suo che non sarei mai più tornata. Invece il giorno dopo sono arrivata con una moneta sonante da due, non ci credeva quasi e mi ha detto che non serviva, ma io ho insistito perché è una brava persona.
Questo mi ha fatto venire in mente che le mie disavventure potrebbero veramente riempire un libro. Quante ne abbiamo combinate io e te, vecchia mia. Io, più che altro, le ho combinate, e tu hai silenziosamente subito. Chi mi conosce lo sa, un oggetto non rimane integro nelle mie mani per più di qualche settimana. Figuriamoci un oggetto che uso tutti i giorni.
E che ho usucapito. Diciamola tutta. Era di mia madre e me ne sono impossessata con la mia consueta eleganza e leggerezza.
Siccome la cosa va per le lunghe, facciamo che questo è il
Capitolo uno. Vi regalerò presto il capitolo due.
Sì, la citazione che rimanda ai “Diari della motocicletta” è voluta, ma mi serviva solo per il titolo perché sono una che ai dettagli ci tiene.
Poi, il film non l’ho visto. E non ho letto niente a riguardo (insultatemi, ma mettetevi in coda).
Come supporto grafico vi sottopongo una foto di Pasqua, che è Pasqua ma sembra Pasquetta. Con gli amici, il vino, il cibo da picnic, togliersi le scarpe, fare i balli scemi, cantare a squarciagola, e cose così.

Pasqua is the new Pasquetta per chi fa il mio lavoro. Quella c’è, e il resto non c’è.
Non c’è mai.
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