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2) Cadere giù, giù, giù, giù..e non poterti più rialzare... essere chiusa in un cm cubo di spazio, urlare e non essere sentita...
3) essere preso in giro da una persona che per te era la cosa più importante al mondo...per la quale avresti fatto qualuncue cosa...e perdere la felicità....la voglia di amare x colpa di lei...e dover far finta di niente con tutti...nascondersi dietro una maschera x non far capire i sentimenti che provo ancora per lei...che diceva di essere la mia piccolina e che invece mi ha gettato cm se fossi una cartaccia....ma che mi ha anche fatto provare per la prima volta il sentimento più bello del mondo....L'AMORE!!!
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martedì 16 aprile 2013 - ore 15:20



(categoria: " Vita Quotidiana ")




Il 16 aprile 1995, a solamente 13 anni, Iqbal Masih venne assassinato

Iqbal Masih, (Muridke, 1983 – Lahore, 16 aprile 1995), è stato un bambino operaio, sindacalista e attivista pakistano, simbolo della lotta contro il lavoro infantile nell’industria pakistana del tappeto.

Iqbal Masih nacque nel 1983 in una famiglia molto povera. Quando aveva cinque anni, i suoi familiari si indebitarono per pagare le spese matrimoniali della primogenita, e fu venduto dal padre (per la cifra di 26 dollari) a un fabbricante di tappeti.

Da quel momento in poi fu costretto a lavorare ingiustamente come uno schiavo, incatenato a un telaio, per circa quattordici ore al giorno, con lo stipendio pari ad una sola rupia (corrispondente a pochi centesimi di euro).

Cercò parecchie volte di sfuggire al padrone, ma veniva trovato subito, e per punizione veniva rinchiuso in una cisterna sotterranea senza ricambio d’aria.

Un giorno del 1992 uscì di nascosto dalla fabbrica/prigione e partecipò, insieme ad altri bambini, ad una manifestazione del "Fronte di Liberazione dal Lavoro Schiavizzato", nella quale si celebrava la «Giornata della Libertà». In questa occasione Iqbal decise di raccontare spontaneamente la sua storia e la sofferenza degli altri bambini che lavoravano assieme a lui.

Dal 1993 cominciò quindi a tenere una serie di conferenze internazionali, sensibilizzando l’opinione pubblica sui diritti che nel suo paese erano negati ai bambini, e contribuendo al dibattito sulla schiavitù mondiale e sui diritti internazionali dell’infanzia.

Nel dicembre del 1994 ottenne un premio (sponsorizzato da un’azienda di calzature) di 15.000 dollari, con il quale decise di finanziare una scuola nel natìo Pakistan. In una conferenza a Stoccolma, affermò che "Nessun bambino dovrebbe impugnare mai uno strumento di lavoro. Gli unici strumenti di lavoro che un bambino dovrebbe tenere in mano sono penne e matite". Ricevette una borsa di studio, ma la rifiutò: aveva deciso di rimanere in Pakistan, per portare avanti la sua lotta.

Nel 1995, nella città di Lahore, partecipò ad una conferenza contro la schiavitù dei bambini. Grazie a lui, circa tremila piccoli schiavi poterono uscire dalla loro condizione: sotto la pressione internazionale, il governo pakistano iniziò infatti a chiudere decine di fabbriche di tappeti.

Il 16 aprile 1995, a solamente 13 anni, Iqbal Masih venne assassinato, mentre si stava recando in bicicletta in chiesa (l’edificio era situato nei pressi della casa di sua nonna dove poi sarebbe andato).

La polizia pakistana attribuì il gesto ad un contadino col quale Iqbal avrebbe avuto una fantomatica lite.

Alcuni testimoni affermarono di aver visto una macchina (dai finestrini oscurati) avvicinarsi al ragazzo in bici. Dall’auto sarebbero poi partiti dei colpi di arma da fuoco che ne avrebbero causato la morte.

Nel 2000 fu il primo a ricevere anche alla memoria il premio The world’s Children’s Prize premio per i diritti dei bambini.
Nel messaggio del 31 dicembre 1997, il presidente della Repubblica Italiana Oscar Luigi Scalfaro ricordò il grande sacrificio di Iqbal Masih.


Fonte: Wikipedia

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