
shaula, 32 anni
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Il mio cane che abbaia, abbaia, abbaia, abbaia, abbaia...

.. senza dimenticare Grace Papaia.
ABBIGLIAMENTO del GIORNO
Come un’adolescente in crisi di identità.

so anche essere così sportychic o trendychic, come dice la mia consulente d’immagine...

e poi sciatta, soprattutto sciatta... E maldestra, e mi macchio sempre...

... oppure faccio porcherie come questa...

... o quest’altra...

Diciamo che non ho una mia identità. Ma ho una mia moda..
ORA VORREI TANTO...
STO STUDIANDO...
Un modo per limitare il mio pericoloso autolesionismo
OGGI IL MIO UMORE E'...
Arranco... ma con stile.
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
PARANOIE
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1) ... l'instabilità del caso ... sapere che vivere nn è una teoria matematica e in ogni attimo tutto può essere rivoluzionato anche da una semplice frase...
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Tuesday, April 30, 2013 - ore 14:55
Gambismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Donne, è arrivato l’arrotino. Anzi no.
Donne, è arrivata la primavera. E sapete cosa significa, vero?
Il grande dio della depilazione alle gambe non perdona. Non lascia scampo. Che siate single a caccia, innamorate dell’amore o già divanate alle nove di sera, poco cambia. Ci sono delle questioni fondamentali, basilari. L’essere umano è animale sociale e coesiste – esiste insieme ad altri - in una comunità vasta e variegata. Non possiamo sottrarci quindi alle regole del vivere civile, del buon gusto e del rispetto reciproco.
E sfatiamo un mito: non è vero che le bionde possono farne a meno e rimanere “nature” nelle quattro stagioni. È profondamente sbagliato perché la peluria bionda sbrilluccica, col sole. Le gambe devono essere lisce.
È come quelle che si decolorano i “baffetti”. Così invece di toglierli con la pinzetta come fa ogni donna allergica alla ceretta (eh, ognuno c’ha i suoi difetti) si trovano con una bella faccia da Hulk Hogan.

La depilazione con l’arrivo della primavera diventa un obbligo morale e sociale. Questa purtroppo è un’altra delle cose che gli uomini non capiranno mai, loro si fanno la barba ed è tutto a posto. E se resta incolta nessuno se ne lamenta (ha fatto la fortuna di tanti attori con il faccino troppo da ragazzini). Li odio quando ti chiamano alle undici e mezza di mattina: “Passo a prenderti fra dieci minuti e andiamo al mare?”. Vecchio mio, facciamo almeno venti. Che bisogna fare un lavoro certosino, per il mare.
È stata improvvisa, quest’anno, la primavera. È successo tre settimane fa. Il giovedì avevo il cappotto e il maglione di lana. Sabato ero con lo spolverino. Domenica la maglietta di cotone mi faceva mancare il respiro dal caldo. Il giovedì successivo andavo in giro in bici in t-shirt. Poi, così com’era arrivata, se n’è pure ita, il giorno dopo. Non è vero che non esistono più le mezze stagioni: questa stagione è mezza primavera e mezza inverno – più tendente inverno. Ma a maggio non ci si può agghindare come a febbraio, e soprattutto non si possono più mettere le calze con le gonne, questo è il presupposto della discussione. E’ stato destabilizzante, sì, ma non si torna indietro dalla primavera sul calendario. La volevo così tanto, dopotutto... Solo che adesso devo mettermi nell’ordine di idee che è arrivato il momento di essere precisa e attenta a ogni dettaglio. Soprattutto nella metà inferiore del corpo.
Non mentite, siamo tutte uguali. D’inverno, quando le calze 100 denari fanno il lavoro sporco e nascondono la superficie alberata, quando la poca luce esterna lenisce i difetti, quando l’oscurità permette di lasciarsi sfuggire un angolo di poplite, è tutto più facile. La depilazione non è mai parziale o a macchia di leopardo – si cerca sempre di fare del proprio meglio, benché sia accettata anche l’approssimazione. D’inverno.
La primavera invece non accetta errori. E per primavera intendo anche l’estate, ovviamente. Sono i lunghi mesi da aprile a settembre, in cui una donna deve studiare nelle sue settimane il tempo necessario per apportare i necessari cambiamenti al look dalla coscia in giù, e stimare il suddetto tempo per inserirlo consapevolmente nell’agenda.
Le calze tornano nell’armadio, nello scaffale in alto pronte per ottobre. Le gonne si accorciano. I pantaloni pure. Le scarpe diventano aperte, piccole. E la battaglia si combatte giorno dopo giorno.
La gamba dev’essere perfettamente depilata e idratata, non dimentichiamolo, per non diventare al tatto una superficie desertica poco gradevole e alla vista dai toni quasi spugnosi.
Adesso c’è pure il problema (poco problema, a me piacciono moltissimo) dei pantaloni alla caviglia, che fanno tanto "evviva la primavera" quando non puoi ancora mettere i vestitini a fiori, che però da sedute arrivano quasi all’attacco del polpaccio lasciando scoperta una discreta quantità di pelle. Che si fa, si lascia tutto al caso, all’inesperienza, alla proverbiale approssimazione? No, la gamba dev’essere comunque a posto. Per sentirci in pace con noi stesse dobbiamo dare alla primavera quello che la primavera chiede, anche sotto i jeans.
La volevamo noi, la bella stagione. Volevamo il sole, la luce fino a tardi, le magliette colorate, i sandali e le giacche di cotone.
Per ogni qua c’è sempre un là, per ogni su c’è sempre un giù, per ogni ben c’è sempre un mal. Lo cantava il Mago Merlino, tramutato in pesce mi pare, nel cartone La spada nella roccia (sì, l’ho visto almeno mille volte, Giovanni ne andava matto). “Più o men, vuoto pien, questo è il mondo fa girar” diceva.
E allora per ogni primavera c’è l’obolo della depilazione e del controllo giornaliero, che non si sa mai.
L’unica differenza in questo ambito tutto femminile è la modalità: casalinga o professionale. C’è chi va dalla sua estetista, e nel mentre si fa pure una partita a ciaccole dialogando di bigodini e mode del momento. E c’è chi si arrangia a casa, sotto la doccia, senza chiamare per nome chi ti strappa i peli con una colla che profuma di lavanda. Ma è sempre la solita storia. Siamo tutte uguali. Come sul cesso. La depilazione si fa nella stessa stanza, solo cinquanta centimetri più in là.

Mi mancavi, primavera arrivata con quasi un mese di ritardo. Sono felice che non ti sia dimenticata di noi (benché, te lo dico, dovresti essere un po’ più primavera e un po’ meno inverno).
Anche se adesso dovrò trovare molto più tempo per me stessa.
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