Le cose sono di due maniere; alcune in potere nostro, altre no. Sono in potere nostro l’opinione, il movimento dell’animo, l’appetizione, l’aversione, in breve tutte quelle cose che sono nostri propri atti. Non sono in poter nostro il corpo, gli averi, la riputazione, i magistrati, e in breve quelle cose che non sono nostri atti.
Le cose poste in nostro potere sono di natura libere, non possono essere impedite né attraversate. Quelle altre sono deboli, schiave, sottoposte a ricevere impedimento, e per ultimo sono cose altrui.
Ricordati dunque che se tu reputerai per libere quelle cose che sono di natura schiave, e per proprie quelle che sono altrui, t’interverrà di trovare quando un ostacolo, quando un altro, essere afflitto, turbato, dolerti degli uomini e degli Dei. [Epitteto, Manuale, trad. di G. Leopardi]
La facoltà d’illuderci che la realtà d’oggi sia la sola vera, se da un canto ci sostiene, dall’altro ci precipita in un vuoto senza fine, perché la realtà d’oggi è destinata a scoprire l’illusione domani. E la vita non conclude. Non può concludere. Se domani conclude, è finita. [L. Pirandello, Uno, nessuno e centomila]
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Secondo
Epitteto (II sec. d.C.), la
proàiresis è la facoltà razionale, che differenzia l’uomo da tutte le altre creature viventi, mentre la
diàiresis è il giudizio di secondo grado, operato dalla razionalità umana, grazie al quale siamo capaci di distinguere, tra giudizi ordinari relativi a qualunque situazione, quanto è in nostro esclusivo potere e quanto invece non lo è...nell’accusare gli altri delle proprie disgrazie non si usa raziocinio...nell’accusare se stessi fa capolino la razionalità...non accusare né se stessi né gli altri degli avvenimenti denota che si è compiuta l’educazione alla
diàiresis. Non sono i
fatti a sconvolgere gli uomini, ma i loro
giudizi attorno ad essi.
Quando un
desiderio viene accantonato, quasi sempre col passare del tempo esso si tramuta in
disinganno... Parlando con mia madre di quello che vorrei e di quello che invece è, dei miei
sogni e del mio
disincanto, ho infine compreso la differenza fra "
accontentarsi" e "
venire a patti con la realtà"... Sono fermamente convinta che ognuno di noi, a suo modo, sia un elemento essenziale di quel groviglio caotico che è l’umanità, ma non mi riesce di non pensare a quanto a scritto
L. Pirandello: “
Quando tu riesci a non aver più un ideale, perché osservando la vita sembra un enorme pupazzata, senza nesso, senza spiegazione mai; quando tu non hai più un sentimento, perché sei riuscito a non stimare, a non curare più gli uomini e le cose, e ti manca perciò l’abitudine, che non trovi, e l’occupazione, che sdegni – quando tu, in una parola, vivrai senza la vita, penserai senza un pensiero, sentirai senza cuore – allora tu non saprai che fare: sarai un viandante senza casa, un uccello senza nido. Io sono così”... Io non diventerò mai così, perché non posso cambiare in maniera tanto radicale quella che sono, cioè il mio essere costantemente divorata da un’inquietudine vitale che mi porta sempre a prendere una posizione, in base alla mia personale e non derogabile ferrea etica: ma è tempo che il
razionale predomini sull’
emotivo...è tempo di fare
quello che è giusto per me e per gli altri...è tempo di darmi
altre priorità....è tempo di accantonare certe
aspirazioni per coltivarne altre... E’ tempo di
crescere. Non si smette mai di crescere.
Epitteto nell’
Enchiridion ha giustamente scritto: “
Non dire mai di una cosa o di una persona: "L’ho perduta"; di’ sempre: "L’ho restituita"...
Pur continuando, quindi, sempre
fortissimamente a volere, serenamente accetto che la
disillusione entri nella mia vita...e
guardo avanti...
Non cercare che gli avvenimenti accadano come vuoi, ma disponi gli avvenimenti come accadono: e sarai sereno. [Epitteto,
Manuale]
Nulla s’inventa, è vero, che non abbia una qualche radice, più o men profonda, nella realtà; e anche le cose più strane possono esser vere, anzi nessuna fantasia arriva a concepire certe follie, certe inverosimili avventure che si scatenano e scoppiano dal seno tumultuoso della vita; ma pure, come e quanto appare diversa dalle invenzioni che noi possiamo trarne la realtà viva e spirante! Di quante cose sostanziali, minutissime, inimmaginabili hai bisogno la nostra invenzione per ridiventare quella stessa realtà da cui fu tratta, di quante fila che la riallaccino nel complicatissimo intrico della vita, fila che noi abbiamo recise per farla diventare una cosa a sé! [L. Pirandello,
Il fu Mattia Pascal]