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Sunday, September 22, 2013 - ore 23:41



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Rotgar aprì gli occhi socchiusi e si sorprese di avere una mano che si muoveva lentamente tra i capelli di lei. Diane era ancora in estasi e si faceva cullare come una piuma dall’appagamento con gli occhi fissi su un qualche mare dalle acque limpide. Quasi vergognandosi di quel suo gesto di affetto Rotgar si drizzò, la scaraventò giù dal letto e le ringhiò "Vattene". La prostituta raccolse i suoi vestiti con lo sguardo basso, in fretta e senza dire una parola. Rotgar rimase nel letto a guardarla con occhi inespressivi. La odiava. La odiava per quel suo modo che aveva di strappargli dell’affetto, della gentilezza, dei riguardi. Lei lo sapeva, ne era convinto, ma nn diceva mai niente.
Si alzò e raggiunse il tavolo vicino al caminetto. Si versò una coppa di vino e guardò fuori dalla finestra. Nevicava, tanto per cambiare. Bianco a perdita d’occhio sui campi fino alle cime di þodilja e ghiaccio oltre la costa per chissà quante miglia. Odiava anche la neve. Odiava il freddo, il ghiaccio e il bianco costante che riempiva tutto in quelle terre per troppi mesi all’anno. Lui, figlio di uno Jarl della regione più a Nord del Regno del Nord. Il suo casato aveva una storia gloriosa e in questa terra erano cresciuti molti uomini valenti e servitori fedeli del Re. Ma in questo momento nn gli importava. In questo momento avrebbe voluto solo del colore davanti agli occhi. Del verde, del blu, del marrone, anche del grigio volendo. Ma basta bianco. Basta.

Qualcuno bussò alla porta e interruppe i suoi pensieri. Rotgar rispose. Era Tarkin. "Che vuoi?". "Mio Signore, vostra madre e Herra Meðvitundsson vi attendono nel salone principale. E’ arrivato un messo da Nuuk". "Arrivo. Sparisci".
Cosa diavolo voleva quel leccaculo? Nn gli bastava avere usurpato il governo del Norrmark a suo padre?
E sua madre? Come mai era uscita dai suoi alloggi? Sicuramente era successo qualcosa. E sicuramente era poco piacevole. Finì il vino, indossò una vestaglia rossa e uscì dalla sua stanza.

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