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ORA VORREI TANTO...

"Scappare... Scappare in qualche posto che sia migliore di questo, lontano da tutto e da tutti...
Da quello che mi fa stare male...
Andare via e ricominciare tutto daccapo!!!"

Valeva allora e vale ancora oggi... Ogni giorno, ogni istante...
Vorrei essere dove non posso essere, in quel posto dopo splende il sole anche quando ci sono le nuvole, in quel posto dove so che sto bene...

Ora più che mai voglio ricominciare a sognare... Come sto piano piano ricominciando a fare!

"Oggi riconosco il suono, della voce di chi sono..."

STO STUDIANDO...

Pianificazione e politiche per la città, il territorio e l’ambiente

OGGI IL MIO UMORE E'...

Un giorno senza sorriso è un giorno perso!
Sorridiamo sempre, serchiamo di farlo ogni giorno!
Si fa quel che si può per essere sempre migliori, ogni giorno di più...
Ci poniamo degli obiettivi e cerchiamo di raggiungerli...

Pretendi sempre tanto da te stesso!!
Non smettere mai di inseguire i tuoi sogni!

ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







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Wednesday, October 02, 2013 - ore 20:28



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Eccoci qua. Nuovo post. Nuova casellina bianca da riempire.
Mi è mancato. In questi mesi tutto questo mi è mancato.
Ho voglia di scrivere. Tanta voglia.
Quello che mi manca è il tempo.
Questi mesi sono volati.
Sono successe tante cose, tutto così in fretta, decisamente troppo in fretta.
L’estate è finita. Senza rendermene conto il sole si è allontanato da noi, le giornate si sono accorciate, le temperature si sono abbassate.
Ieri portavo ancora vestitini leggeri e sandali, oggi non esco di casa senza la mia fedele sciarpa. Ho perfino avuto la prima febbre della stagione.
Ci sono così tante cose che mi passano per la testa, vorrei scriverne così tante...
Eppure i miei pensieri vanno troppo veloci, non riesco a prenderli con delle semplici parole scritte a mano o battute su una tastiera!
E’ stata un’estate memorabile. Un’estate di cambiamenti, di crescita.
Ho imparato tante cose nuove.
I miei colleghi un giorno hanno detto che quando impari qualcosa di nuovo, vivrai un anno in più. In questi quattro mesi mi sono allungata la vita di un bel po’, allora!
Ho imparato quanto sia difficile il lavoro che mi sono scelta.
Ho imparato che cominciare non è per niente facile.
Ho imparato che essere l’ultima arrivata ti mette davanti a sfide quotidiane che devi superare.
Ho imparato quanto chi ti sta sopra può essere in grado di approfittare di te e del tuo lavoro.
Ho imparato che bisogna ingoiare tanti rospi, molti di più di quelli che immaginavo.
Ho imparato che però anche tutto questo serve a crescere, a farsi le ossa. E serve anche a decidere cosa fare del tuo futuro.
Sì, perchè scegliere la specializzazione non è stato facile e naturale come credevo.
Ho scoperto un mondo nuovo. Dalla progettazione alla pianificazione territoriale.
E oltre a questo, ho scoperto che ce la posso fare. Punto e basta.
Tra tutte le persone che facevano domanda, con il terrore di non essere ammessa, con le corse per fare richiesta di ammissione in entrambe le facoltà, con il portfolio da preparare, il test di ammissione e tutto il resto... Alla fine la cosa che mi ha soddisfatto di più è scoprire di essere stata ammessa. Da entrambe le parti. Con la mia prima scelta.
Piccole soddisfazioni. Piccole rivincite verso chi ha fatto il furbo, si è laureato con i miei progetti, ma non è stato ammesso alla magistrale.
La vita è fatta di questo, no? Piccole sconfitte, fegati lividi... E poi, tempo al tempo... Soddisfazioni.
Piccoli passi. Piccole scelte. Verso la persona che voglio essere.
Non credevo fosse così difficile scegliere. Pensavo dii aver già scelto nel momento della presentazione della domanda.
Invece no. Un piccolo nodo di nostalgia l’ho avuto davanti al pc, davanti a quel progettino di ristrutturazione.
Dopo settimane di fognature, finalmente una casa.
La consapevolezza che non progetterò puù edifici. Ma pianificherò sviluppi urbani.
Forse paura.
Paura di affrontare due anni tosti, pesanti, di una materia sconosciuta. Partire svantaggiata rispetto agli altri che lo hanno già studiato per tre anni.
Paura di quel semestre in Spagna per ottenere il master.
Poi mi sono fermata. E ho deciso di smetterla di riflettere. E buttarmi.
Senza pensare.
"La vertigine non è paura di cadere, ma voglia di volare". E io ho sempre sofferto di vertigini.
E’ il momento di buttarmi.
Come ho deciso di buttarmi nella mia storia d’amore.
La nostra storia d’amore.
Vedo tutto da un’altra prospettiva. Se guardo un anno fa, ora è tutto diverso.
Ora è tutto finalmente reale, palpabile. Concreto.
Il presente, che si mescola con il futuro.
Questa estate ci ha visti viaggiare insieme, sopportarci, amarci, giorno dopo giorno. Provare cose nuove. Insieme.
Cancellare il passato. Costruire nuovi ricordi. Nuove prospettive.
Vivere insieme. Solo per qualche giorno. Ma è bastato a vedere tanto.
Come litighiamo di più se stiamo lontani che non vicini.
Svegliarsi la mattina insieme, prepararsi per il lavoro, fare colazione insieme. Routine.
Tornare a casa dopo il lavoro, esausta, mangiare insieme. Stare a casa, uscire, guardare la tv.
La vita di tutti i giorni proiettata su un’altra dimensione. La vita quotidiana moltiplicata per due.
Ce la possiamo fare, ora lo so.
Credevo che due caratteri così fossero troppo complicati vicini.
Invece, forse, sono complicati solo lontani!
E’ stata l’estate dell’amore.
Mi sono innamorata di nuovo. Ogni giorno e di continuo.
Non solo di lui.
Mi sono innamorata di lei.
Lei, che ha portato gioia in tutte le nostre vite.
Lei, che quando la vedi sorridere sparisce tutto.
Lei è Alba.
Due anni, mille sofferenze e dieci chili di gioia, risate e calore.
Alba ne ha passate tante, prima di essere rinchiusa in orfanotrofio.
I suoi genitori non l’amavano. I suoi genitori non si prendevano cura di lei. I suoi genitori l’hanno mandata in ospedale due volte.
In un anno di vita ne ha passate talmente tante, che noi, belli comodi seduti nelle nostre poltrone, non possiamo neanche immaginarle.
Eppure lei è qui. Che continua a lottare ogni giorno.
E’ bella, è furba, è intelligente, è sveglia.
Lei è una roccia.
Da sola ha superato tante difficoltà.
E noi grandi, saremmo mai stati capaci di superare tutto questo??
Come si può non amarla??
Quando ho una brutta giornata, anche se sono sempre di corsa, non mi importa, vado da lei, e torna il sole.
Lo so, sono solo la zia. Ma per lei, farei qualunque cosa! Per cancellare tutto il dolore che ha sofferto. Perchè se lo merita. Incondizionatamente. A prescindere da tutto!!
Lei, sua mamma e suo papà mi hanno insegnato tanto.
Ho toccato con mano la forza.
Quanta forza può avere una famiglia.
Quanto coraggio.
E alla fine di tutto, ma non per importanza, ci sono io.
Sono tornata a casa.
Dopo tre anni ce l’ho fatta.
Anche se per poco, e piena di nostalgia.
Quello che si prova non si può spiegare.
Non si può descrivere quello che senti quando torni nella casa dove sei nato, quando rivedi i tuoi nonni dopo tre anni, l’angoscia e il nodo alla gola che provi lasciando quella casa, con la consapevolezza che potrebbe essere l’ultima volta che li vedi, il respiro che ti manca davanti a quella tomba, davanti a tuo zio che non sei neanche riuscita ad abbracciare per l’ultima volta, il tuo più grande rimpianto, il sapore salato delle lacrime, e quello amaro di quelle trattenute. Non si può descrivere tutto questo.
Come non si può descrivere la sensazione di immenso e di libertà davanti a quel mare, di cui non vedi la fine. La voglia di restare lì, lontano da tutto e da tutto, farti portare via dal vento.
Il profumo di casa.
Le strade di quando eri bambino, che conoscevi come le tue tasche.
Ma ora sei grande.
Ed è ora di tornare alla realtà.
E a questo nuovo autunno che è già arrivato senza aspettarci!

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