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Monday, December 09, 2013 - ore 10:48



(categoria: " Vita Quotidiana ")


"A volte penso che la storia dell’uomo sia la storia del suo amore per la donna. Queste stesse memorie che oggi vado scrivendo sono il ricordo del mio amore per lei.
Nelle diecimila esistenze che ho vissute, nelle forme che ho prese, l’ho sempre amata e tuttora la amo. Il mio sonno se ne nutre, le fantasie che mi colgono da sveglio possono muovere chissà da dove, ma è sempre a lei che mi conducono. Non c’è modo di sfuggire alla sua figura immortale, alla luce che da lei si irradia.
... conosco la natura della donna: ne so le debolezze, le malignità, l’impudicizia, la bassezza, il suo avere i piedi per terra, senza mai levare gli occhi alle stelle, eppure rimane un fatto eterno, inconfutabile: i suoi piedi sono belli e belli sono gli occhi, le braccia e i seni sono celestiali, il fascino che emana da lei non teme ostacoli; e come il polo attira, piaccia o meno, l’ago della bussola, così la donna attira gli uomini a sè.
La donna ha fatto si che ridessi della morte, che non mi dolessi delle distanze, che trascurassi la fatica e il sonno. Per amore suo ho ucciso molti uomini, ho celebrato le nostre nozze bagnandole nel sangue caldo, ho cancellato ogni traccia del suo amore per un altro uomo. Ho affrontato la morte e il disonore, ho tradito i compagni, ho perduto il favore delle stelle per amore della donna o - visto che la desideravo tanto - per amore di me stesso. Mi sono nascosto nell’orzo, malato di desiderio, solo per vederla passare, per riempirmi gli occhi della sua meravigliosa figura e delle splendide chiome ondeggianti, nere come la notte, o castane o bionde, o colore dell’oro come tanti raggi di sole.
Per l’uomo, infatti, la donna è davvero una creatura meravigliosa, dolce al palato e fragrante alle narici, è il fuoco che incendia le vene, è il suono di mille trombe. All’orecchio dell’uomo, la sua voce supera qualsiasi musica, ed è lei che riesce a sconvolgergli l’animo che saprebbe altrimenti opporsi a piè fermo ai possenti Titani della Luce e del Buio.
Andando al di là della contemplazione delle stelle, immaginando cieli lontani, l’uomo ha dovuto riservarne una parte a lei chiamandola valchiria o urì, perchè non riusciva a figurarsi un paradiso senza di lei. In battaglia, la spada non leva un canto più dolce all’orecchio dell’uomo del suo riso nel chiarore lunare, o dei suoi singhiozzi di innamorata nel buio, o del suo sinuoso passo, quando incede al sole e l’uomo si nasconde nell’erba, stordito dal desiderio".

Jack London
Il vagabondo delle stelle

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