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Monday, December 23, 2013 - ore 15:18 Il sogno delle capre stilizzate L’aula in cui siamo ha la forma bianca e stretta della cucina di casa mia. Un insegnante specializzato spiega pratico e magro come è riuscito a sintetizzare l’immagine di una capra in modo che anche il più problematico degli alunni riesca a copiarla: sembra Travaglio. Vicino a me Diego, caschetto biondo e autismo immobile. Il mio lavoro: aiutarlo a copiare capre tutte le mattine, mentre la sua mente e i suoi quaderni rimangono bianchi come l’aula-cucina. Poi stanno per assegnarmi un altro caso: Marco faccia tonda, capelli a spazzola tratti stravolti e verbalizzazione sostituita da spinte e sputi. Bestiale ma efficace, quando sorride sembra un po’ Sid Vicious. Rassegnato al nuovo compito faccio per alzarmi dal banco di Diego e avvicinarmi a Marco. E in quella Diego mi blocca il braccio, con una forza delicata che non ammette resistenza. Comincio a piangere silenziosamente e mi risiedo: commosso per la vita segreta rivelata da Diego, per il suo attaccamento a me. Rimango lì seduto e continuo a piangere: nè Marco in preda a gioiose convulsioni nè lo specialista di capre sembrano accorgersene. La mia professionalità è salva. Ma intanto il pianto di commozione si trasforma in pianto di disperazione. Diego è lì, quasi compiaciuto di essere di nuovo immobile ed io sono costretto a rimanere di fronte a quaderni bianchi e silenzio. COMMENTA (0 commenti presenti) PERMALINK |
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