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Thursday, January 02, 2014 - ore 17:40


Il sogno del prof. operaio
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Gli occhi si richiudono, finalmente. Scorrono immagini di neve che copre cartelli e campi scuri. La sensazione è di sereno distacco e discesa in luce blu cobalto. Qualcosa di simile ad un’anestesia totale. Poi mi trovo di fronte ai cancelli di una fabbrica in mezzo al niente, prevalenza di marrone e grigio. Entro. Sono lì perchè è l’unico posto dove posso trovare certi dati che - se esposti nel modo giusto - possono salvarmi da una certa brutta situazione in cui mi sono cacciato. (Forse prima della discesa-anestesia?). Non importa che questi dati siano da sempre accessibili a chiunque, che nessuno li stia nascondendo e che una loro esposizione non aggiunga nulla alla loro evidenza. Il fuoco al culo da cui sono guidato ed il fatto che siano stati raccolti direttamente alla fonte, li ammanterà di valore scientifico per non so che commissione o tribunale. In una frazione di secondo compaiono gli operai, sagome indaffarate blu e rosse. Tra questi una faccia nota: un mio professore, con la faccia più segnata e più rossa di come ricordavo. Ci riconosciamo con disagio a vicenda. Ora Lui sa che sto cercando dati inutili per soli motivi di forza maggiore. Ed io so che lui è costretto ad un’assurda doppia vita alla catena della fabbrica in mezzo al niente. Mi fa accomodare in uno spogliatoio che diventa studio elegante e assume di nuovo il suo tono accademico. Si mette a fare certe telefonate e dare certi ordini e nel contempo comincia a dipingermi concrete possibilità. Penserà lui a tutto. Risolverà lui quella mia bega di dati da raccogliere. A patto che io prenda il suo posto alla catena della fabbrica in mezzo al niente.

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