E so che puo’ sembrarti strano ma cerco le parole per spiegarti che effetto fa sapere che se la giornata non e’ stata bella posso contare sulla mia coccinella..
chi sente:
"now you are free. And we’ll see again. But not yet, not yet."
te:
"forgive my lips. They find joy... ..in the most unusual places."
vita:
"you know, I couldn’t have done nothing without you. Yo, Adrian, we did it. We did it."
la fantasia:
..they say when you meet the Love of your life time stops, and that’s true
l’occasione:
..credo che se esista un qualsiasi Dio, non sarebbe in nessuno di noi, né in te né in me, ma solo in questo piccolo spazio nel mezzo. Se c’è una qualsiasi magia in questo mondo, deve essere nel tentativo di capire qualcuno condividendo qualcosa. Lo so, è quasi impossibile riuscirci, ma, che importa in fondo? La risposta deve essere nel tentativo..
la forza interiore:
..mi rattrista non avere Kelly, ma sono grato che lei fosse con me su quell’isola..e adesso so cosa devo fare...devo continuare a respirare.. perchè domani il sole sorgerà, e chissà la marea cosa può portare..
the joy:
..I miss you, Jenny. If there’s anything you need, I won’t be far away.
STO ASCOLTANDO
ABBIGLIAMENTO del GIORNO
voglio un nuovo flik flak..
ho il mio nuovo flick flack..! in stile primaverile... con le ragazze in bikini in una spiaggia esotica..
ORA VORREI TANTO...
...
..dove la posso trovare...?
mi sa che faccio un salto in America..
"babbo nataleeee..??!"
...e la mia francesina, madame Cotillard!!
**************************
lui
STO STUDIANDO...
OGGI IL MIO UMORE E'...
always.. however.. nothing gonna stop me now..
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
PARANOIE
1) accontentarsi di sopravvivere 2) aspettare al semaforo..e quando diventa verde non riuscire a passare.. 3) portarsi il cell anke in gabinetto
MERAVIGLIE
1) stare con lei dopo aver fatto l'amore 2) Sentire che per qualcuno tu conti davvero 3) trovare soppressa e pan biscotto alla fine dell'allenamento
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Friday, January 24, 2014 - ore 04:48
Un posto nel mondo
(categoria: " Vita Quotidiana ")
"just press play, and let it go..
do You really feel what I feel?"
L’inverno qui a New York è più freddo del solito questo periodo dell’anno. Tutti sono rinchiusi nelle loro case a tentare di riscaldarsi perché alcune non sono completamente sicure e gli spifferi passano ovunque soprattutto per una persona che è abituata a vivere nelle zone più remote della città con una finestra grande come la sua stanza. Ha anche nevicato, parecchio questi ultimi giorni, e quando nevica e fa freddo l’unica soluzione a parte sperare di non inzupparsi le scarpe nelle pozzanghere tra le strade, è ripararsi; uno dei mille Starbucks a Midtown va benissimo al mio scopo. Questa è solo la mia prima tappa della giornata.
Ordino il caffè, lo metto sopra al tavolo. Ho imparato a bere questa tazzona piena di chiassa cosa senza nemmeno una bustina di zucchero, quanta fatica però…all’inizio, 5 anni fa non erano meno di 7 le bustine che usavo. Credo che con il tempo le persone si abituino a tutto, a vivere da sole, a farsi la spesa per i fatti loro (o ad ordinarsi a casa il cibo, beati loro), ad andar a cambiarsi i lacci delle scarpe.. la specie evolve quindi è normale che l’ambiente dove vive ne condiziona la vita. Io sono passato dal caffè con 7 bustine al caffè con 4 bustine di zucchero di canna, e passando per una buona dose di Sweet’n Low sono arrivato a berlo senza necessitare nulla. Ma proprio nulla. Adesso va bene cosi, anche se rimpiango i tempi in cui non facevo distinzione tra una bustina di colore rosa, una di colore marrone e una di colore bianco. Bei tempi.
Prendo il caffè ed esco. Quasi cado nel tentativo di salvare il caffè evitando una City bike che arriva alle mie spalle. Invece quando arrivo al lato opposto l’uomo che mi aveva appena incrociato scivola e finisce a terra; vedo che di lato una ragazza tira fuori il cellulare e in meno di 3 secondi immortala la scena; 3 minuti più tardi quella foto chissà in quale network sarà stata fatta circolare.. Oggi, a differenza di ieri, anche a me, che non ci ho mai creduto in queste cose, questa foto potrebbe arrivare dritta dritta al mio cellulare. Mi fa sorridere.
Continuo il mio percorso risalendo la Fifth, l’avevo già fatto migliaia di volte quel tracciato nel recente passato, ogni volta con stati d’animo diversi, fino ad oggi, in cui qualcosa di completamente diverso effettivamente c’era nella mia vita. Arrivo alla 53esima e giro, non c’è molta gente per la strada, e questo mi fa piacere, è bello anche godersela in questi momenti la città, io l’ho percorsa troppe volte facendo attenzione a non distrarmi per non finire addosso a qualche turista.
L’ingresso è come il solito, completamente avvolto dai grattacieli che circondano questo edificio, quasi non se ne riesce ad identificare l’entrata; ma come si fa in questi casi, basta notare dove il flusso maggiore di persone si ammucchia. Io so già dove dirigermi. Passo la zona ticket e mi ritrovo li, davanti a quella porta a vetri. Le persone alle mie spalle vanno e vengono, io mi fermo li ad osservare. Tutto è bianco, quei pochi alberi presenti hanno i rami completamente nudi, è molto più facile distinguere le proporzioni di quel piccolo spazio misto tra natura e cemento. In estate invece le foglie degli alberi parzialmente ostruiscono la visione. Ecco perché fa quasi più gola entrare, ogni volta che sei fuori e guardi verso l’interno viene da chiedersi "chissà cosa ci sarà di nuovo da vedere quest’anno, nascosto da quelle foglie". Nonostante il bianco sopra di esso, tutto è esattamente com’era l’ultima volta che ci avevo messo piede. Ricordo che quella volta trovare anche un piccolo spazio per sedersi era stata cosa ardita, adesso invece tutto sembrava cosi vuoto, cosi statico, immobile. Ci sono due spazi, due lati al suo interno, destro e sinistro, divisi da queste piccole pozze d’acqua e da qualche piccolo albero che spunta, qua e la. Vedo una fila di sedie sul lato destro, il mio lato preferito, ne vedo una più esposta delle altre, sembra stia aspettando un corpo a cui sostenere i tanti pensieri. Sarebbe stata la mia. Non ho mai capito perché’ in quella pochezza di spazio diventa quasi difficile muoversi velocemente e cambiare posizione al suo interno. Credo che anche oggi, anche se ci fosse un numero insignificante di persone al suo interno, fare pochi passi per spostarsi dall’altra parte sarebbe cosa non immediata.
Oggi e’ più facile osservare e trovare un po’ di serenità in questo luogo cosi frenetico, direi che l’unico altro luogo dove mi risulta possibile è quel grande parco che comincia qualche strada più in su… a pensarci bene questi due luoghi completamente diversi per grandezza e significato quasi si somigliano. Entrambi trasmettono una grande serenità. E io troppo spesso ne sono un accanito ricercatore.
Sono solo due situazioni, due momenti diversi. Com’è la vita. Ma vestirsi con una tuta la domenica mattina, mettersi un paio di auricolari nelle orecchie collegate con il tuo cellulare, sparare musica a tutto volume, uscire di casa, isolare i tuoi pensieri da tutto e da tutti, e cominciare a correre le tue miglia sull’anello della Reservoir, fermandoti ogni tanto su quel lato della distesa a fare qualche foto… alla fine non è lo stesso che indossare un maglione e un paio di jeans, mettere gli auricolare sulle orecchie collegate al cellulare, andare a fare una visita a quel giardino e sedersi su quella sedia che sembra porti il tuo nome, bevendo il caffè e ammirando la pace che solo quel luogo ci sa trasmettere? Io credo di si.
Se il giardino fosse aperto, mi siederei e accenderei il mio laptop, per scrivere.
Il desktop in genere è sempre stato ben pulito, ogni icona al suo posto; poi, dentro le cartelle magari si può trovare di tutto…ma il desktop è sempre stato impeccabile. In genere si. Da un mese nella mia pagina non riesco nemmeno ad individuare dove ho lasciato il cestino. Magari l’avro’ cancellato. Il desktop del nostro computer forse riflette un po’ come siamo fatti…o almeno il nostro stato d’animo. E il mio desktop adesso non ha un filo logico da seguire.
Negli ultimi mesi della mia vita non mi sono mai fermato ad ascoltare, ho solo e sempre rivolto le attenzioni su me stesso. Troppo preso dalle mie cose, lavorare per mettere al sicuro qualcosa, fare nuovi collegamenti che sarebbero serviti in un futuro ipotetico, come solo qui si possono fare, il desiderio di non staccare mai la spina difronte a niente. Arrivare a casa la sera e sapere di aver fatto “numeri” è stata la mia grande soddisfazione dalla fine dell’estate. Mi vantavo con me stesso che finalmente avevo fatto qualcosa di importante. E cosi, ho perso un po’ di vista il vero motivo per cui ero qui, che strano, io che ho sempre messo al centro del mio mondo una sola cosa. La città, questa città che tanto mi ha saputo dare in questi anni, alla fine mi ha tradito e io non ho saputo tenerle testa. Ma poi entrano in gioco tante altre cose.
Perche’ ad un tratto capita che quello che definisci un amore sulla carta di diversi anni, diventa con il senno di poi molto più breve, e questo perché la falsità l’ultimo tempo la fa da padrona, tanto che rileggendo le tue recenti memorie torna tutto, il motivo per cui la sera la sigaretta era la scusa per tornare a letto tardi, i messaggi neanche troppo celati che partivano dal suo cellulare verso un destinatario ignoto, le litigate con la sua amica per il ragazzo da contendersi. Ma tu sei portato a pensare sempre per il meglio, no? E’ la persona di cui ti fidi e che ami, in fondo.
Che strano e senza senso quanto è capitato a me, vorrei dire che ne ero preparato, in verità no, non si è mai, mai preparati quando capita. Nessuno. Soprattutto perché’ ci sono certezze nella vita che con il passare dei giorni sembrano diventare sempre più importanti e determinanti. Come quando l’ultima volta di te e lei insieme a letto, il mattino, la abbracci e la stringi forte forte, per farle capire che le tue braccia sono le piu’ sicure a questo mondo, che nessuno la potra’ abbracciare mai come fai te. Tutto inutile, se in quel momento la sua testa non e’ li con te. Del cuore forse ne e’ rimasto solo qualche brandello.
Oggi mi fa sorridere quanto innamorato e ingenuo sono stato allo stesso tempo. Ora accetto il dolore con consapevolezza.
Ma trovo la forza ancora di sorridere. Come sempre. Come avevo scritto tempo fa:
Esiste un’unica persona che si prenderà tutto te stesso perché è la più in gamba tra tutte e se lo merita.
Il resto della mia mente è diviso tra ricordi, sacrifici… e quanti, speranze di quello che verrà. E oggi le mie cicatrici sono più profonde che mai.
I miei pensieri tornano alla realtà odierna, il sole sta cominciando a calare qui sul giardino del MoMa. Poche persone sono rimaste dentro al museo, io penso che sia giunta l’ora di lasciare quel luogo cosi caro. Esco e mi dirigo sulla Fifth, per le strade invece la città sembra ripopolarsi gradualemente, nonostante il freddo gelido. Arrivo sulla Park.
Alzo lo sguardo e vedo l’edificio della Grand Central. Penso a quante volte ho fatto quella strada, quante maratone su e giù per la Park; se la mia vita, le nostre vite fossero rimaste a Padova, le maratone le avrei fatte con te, in centro, e adesso sarebbe tutto più scorrevole e già scritto. Una vita perfetta. Ma a noi non e’ bastato, abbiamo deciso di metterci in discussione anni fa, e avremo rifatto quella scelta tutte le volte. Una scelta di coraggio che alla fine ci ha riservato quest’ultima brutta sorpresa. Perche la vita non e fatta solo di cavalli bianchi o belle donne alla mia porta. Adesso possiamo dirlo entrambi, e’ stata la scelta giusta.
E oggi sono qui, in questa città, c’è una tazza a forma di pistola nella credenza del mio armadietto in cucina, uno spazzolino che era tuo, vicino a quello mio, c’è una scatola nella mia camera con dentro mille cose di cui tu ne usavi solamente 2 o 3, le tenevi li solamente per avere un piccolo spazio tuo nella piccola camera mia. E c’è un cassetto che ogni volta quando tu venivi era pronto con il tuo accappatoio, un phon e il tuo paio di infradito. Ogni mia azione era in funzione tua. Le piccole cose, ogni volta tu passavi quel poco tempo qui con me, mi rendevano una persona migliore.
Ma oggi tutto questo non c’è più. Solo ieri sono riuscito ad ammucchiare tutta la biancheria sporca. Ho tolto il copriletto e le federe. Non ero riuscito a metterle da parte da quando sono tornato. Avrei voluto lasciarle cosi, per sempre. Adesso finalmente sono pronte ad essere cambiate.
Nonostante l’unica certezza del mio futuro si sia sgretolata, come granelli di sabbia sottoposti al continuo movimento del mare, per quanto questa vita si sia presa una buona parte delle mie speranze e sicurezze… prima o poi arriverà il sole, e mentre la marea si ritrarrà, avrò costruito un rifugio per me e per Te, più sicuro, questa volta proteggendolo, per sempre.
Come avresti canticchiato te:"Perché domani non ci sei, domani non c’è noi, domani c’è solo domani". E infatti domani ci saranno altre canzoni da ricercare e da ascoltare e riascoltare, i vecchi gruppi che Ti piacciono usciranno con un nuovo album e allora io sarò qui come sempre, come un matto, a ricercare e scaricarli tutti, per Te.
Passo davanti a Bloomingdales, come anni fa mi trasmette le stesse sensazioni, vedendo le persone uscire ed entrare senza sosta e riversarsi nella Lex. La città è magica, come allora.
Entro sulla 59esima, scendo le scale, un po’ di conforto e un po’ di calore finalmente. Chi conosce bene la città, questa parte della città sa che la metropolitana è sempre affollata, non importa che ora sia, mattina, giorno e notte. Una ragazza sul ciglio della piattaforma sembra presa da diversi pensieri. E’ molto bella, mora, capelli lunghi e sciolti, avrà qualche anno meno di me. Mi avvicino, la vedo muoversi e infilare la mano nella tasca come a cercare qualcosa. E’ sicuramente tesa per qualche motivo. Lei gira lo sguardo fino a che incrocia il mio, pochi secondi mi lasciano fermo e immobile. Vedo che dalla borsa tira fuori energicamente un pacchetto di sigarette, quasi avesse il bisogno di fumare in quel preciso momento. Prendo un po’ di coraggio, mi avvicino ulteriormente. "Ciao, Stai tornando a casa?" "Ciao, si, è stata una giornata lunga e intensa.” “Immagino poi con questa neve” “Si, guarda, non vedo l’ora di sedermi, mangiare, guardare la mia email e poi finalmente a letto. Domani un’altra levataccia" "Dai che se sei fortunata stanotte si rimette a nevicare e domani te ne stai a casa". Fa un sorriso. "Me lo auguro proprio ma anche se dovessi stare a casa, ho talmente tante cose da fare, tante cose per la testa…forse preferirei andare a lavoro" "Credi che il lavoro ti possa aiutare?" "Beh forse, ma ho bisogno di tenere la mia mente occupata, sono in periodo cosi". "Non preoccuparti, basta solo che tieni duro un po’, poi vedrai che tutto andrà bene.." "Ti ringrazio, sei gentile, è bello sentire queste parole, anche se da uno sconosciuto".
Il treno arriva, sale prima lei, io la seguo, ci sono due spazi vicini, ci sediamo.
Le faccio un sorriso e continuo: "Non preoccuparti, ti ho vista un po’ giù, ogni tanto abbiamo solo bisogno di una parola…anche di uno sconosciuto." "Si e’ vero, non sai di quanto ne abbia bisogno! qui le persone sembrano sempre attente a farsi i fatti loro, non ci sono mai delle relazioni vere e profonde, anche le persone che chiamo amici, molti di loro sono semplici conoscenti niente più." "Tante volte vanno bene anche quelli, se sei consapevole di quello che sono, rimangono semplicemente dei conoscenti, ma anche da quelli qualcosa si può trarre, non credi?" "Si, si, loro pensano di sfruttare te in qualche maniera, invece è l’opposto. Basta tenere le giuste distanze." "Sembra tu sia un’esperta in queste cose.." "Vivo da sola da quando sono arrivata qui, all’inizio era tutto difficile, ma avevo un sostegno, una persona che ogni giorno anche se non era fisicamente presente, mi dava tanta energia. Per fortuna c’era lui altrimenti avrei mollato.. con il tempo ci siamo persi cosi ho dovuto fare tutto da sola..e ora sto bene, ho trovato il mio equilibrio". "E questa persona, la senti ancora?” "No, abbiamo preso due strade diverse, ma ogni tanto ci penso.." Le vedevo gli occhi un po’ lucidi al ricordo.
Il treno sta arrivando alla 77sima, lei continua: "Questa è la mia fermata, è stato un piacere fare due parole, magari ci ritroviamo prossimamente su questo treno." "Perché no, magari quando le giornate si fanno più lunghe e più calorose, ti invito a prendere un caffe da Starbucks. Come lo prendi il caffe?" "Che domande! Beh comunque, rigorosamente senza zucchero! Sono un caso strano, no?" "Beh ti sorprendero’ ma abbiamo una cosa in comune, a parte molte amicizie di facciata che ci portiamo dietro!" "Ahah, certo!"
Avevo gia capito che eravamo due persone uguali, per questo ne sentivo l’attrazione. Quando due persone sono uguali, sono destinate ad avvicinarsi sempre, prima o poi, l’attrazione è troppo grande, lo spazio che si crea nel dialogo, nei piccoli gesti diventa magico. E’ un istinto naturale, ne sarei sempre stato attratto in tutte le vite che avrei potuto vivere.
"Un’ultima cosa.. ho visto che avevi un pacchetto di sigarette prima con cui giochicchiavi tra le mani." "Si, certo, perché’ ne vuoi una?" E mentre si preparava a scendere da quel treno, sapendo che quella era forse l’ultima volta che l’avrei vista, le dico: "No, prendilo come il consiglio di uno sconosciuto che hai incontrato una sera d’inverno tornando a casa con la metropolitana.. butta via il pacchetto e smetti di fumare, le sigarette ti servono solo a sopportare la vita che stai facendo adesso. E allora trova la forza per cambiarla! Buona fortuna".
"Va bene! ci provero’!" e ricambiava lasciandomi un sorriso.
Le sliding doors del treno si chiudevano, la mia corsa continuava.
Aspettando di essere presi per mano e aspettando un bacio vero dalla persona che si prenderà tutto di noi stessi, che è lo scopo della nostra vita, spero che la citta’ in cui viviamo ci possa formare, cambiare ed evolvere, sempre in meglio: